31 marzo 2020
Aggiornato 05:00
La riforma del mercato del lavoro

Jobs act, il Governo non tratta

Il consiglio dei ministri in programma alla vigilia di Natale dovrebbe varare i primi due decreti: uno sugli ammortizzatori sociali, con l'estensione del sussidio di disoccupazione anche ai collaboratori, e un altro sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. CGIL, UIL e CISL: «Lotte crescenti».

ROMA - Sui decreti attuativi del Jobs act il Governo ascolta, prende appunti, dialoga attraverso ogni canale disponibile. Ma non tratta e decide da solo. Il consiglio dei ministri in programma alla vigilia di Natale dovrebbe varare i primi due decreti: uno sugli ammortizzatori sociali, con l'estensione del sussidio di disoccupazione anche ai collaboratori, e un altro sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.
Nell'incontro a Palazzo Chigi il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha illustrato alle parti sociali le linee guida dei provvedimenti che andranno all'esame del Cdm. A sindacati e imprese non sono però stati consegnati testi. Il giudizio di Cgil, Uil e Ugl, le organizzazioni che hanno scioperato il 12 dicembre, resta negativo, in particolare sull'atteggiamento di chiusura dell'esecutivo. Le tre confederazioni hanno annunciato «lotte crescenti» per contrastare le scelte di Palazzo Chigi e impedire una «strage di posti di lavoro».

La tensione, dunque, non si allenta - Il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo, ha sollecitato la Cisl di Annamaria Furlan a "iniziative unitarie" per ribaltare lo schema governativo. La Cisl, pur condividendo l'idea di un contratto a tutele crescenti come forma più «competitiva e diffusa», come ha dichiarato il suo segretario confederale Gigi Petteni, ha chiesto a Poletti indennizzi adeguati per i licenziamenti per i quali non è più previsto il reintegro. Molto duro il giudizio del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso: «Ci è stato illustrato quello che potremmo definire un contratto a monetizzazioni crescenti. La vedo complicata avere un 2015 migliore del 2014. Il rischio è di fare significativi guai». Barbagallo ha anche sottolineato che con il Jobs act «gli imprenditori possono licenziare come e quando vogliono».
Per i licenziamenti disciplinari il reintegro è circoscritto all'eventualità che il «fatto materiale» non sussista. Sugli indennizzi il quadro non è invece ancora chiaro. L'intenzione è di mantenere 2,5 mensilità minime per le piccole imprese, mentre nelle aziende con più di 15 dipendenti l'indennizzo dovrebbe essere tra i 3 e i 6 mesi nel caso di un licenziamento entro il primo anno. Si tratterebbe di una norma per disincentivare il licenziamento nel primo anno di contratto.

Poletti: Tempi brevi per la delega - «Il Governo prenderà le sue decisioni nel rispetto della delega approvata dal Parlamento - ha affermato Poletti - i tempi previsti dalla delega sono brevi: sei mesi al massimo, entro i quali i decreti devono essere completati. C'è la volontà di unificare Aspi e mini Aspi, ampliando la platea dei beneficiari, ma evitando criteri opportunistici per non danneggiare nessuno; e di estendere l'Aspi anche ai collaboratori».

Confindustria: Aspetti positivi - Dalle imprese sono arrivati segnali molto più distensivi nei confronti del Governo. Confindustria ritiene che lo schema del Jobs act «abbia aspetti positivi». Il vicepresidente con delega alle relazioni industriali, Stefano Dolcetta, lo ha giudicato un «passo avanti», anche se «bisogna aspettare di vedere i testi, soprattutto per quanto riguarda la questione dei costi delle sanzioni». Il leader dell'Ugl, Paolo Capone, ha inoltre lamentato la mancata consegna di un testo, che «sarebbe stato utile non per esercitare un ruolo di veto, ma per la costruzione di soluzioni che vengano anche dal mondo del lavoro».

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