28 marzo 2020
Aggiornato 19:30
Il ministro dell'Economia nel giorno della presentazione del Piano Juncker

Padoan: «Il libero mercato ha fallito, torni lo Stato»

Il piano per gli investimenti presentato oggi dal presidente della Commissione europea, secondo il ministro dell'Economia, potrà aiutare la crescita in Europa, ma richiederà del tempo per dare i suoi effetti. E sottolinea: «Gli investimenti privati non bastano; serve una forte azione pubblica»

STRASBURGO - Il piano per gli investimenti presentato oggi al Parlamento europeo dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, «potrà svolgere un ruolo decisivo per dare impulso alla crescita in Europa», ma «richiederà un po' di tempo per il collaudo; nel frattempo, si possono già indicare i progetti che saranno selezionati» per essere finanziati dal nuovo Fondo europeo, «in modo da indirizzare le risorse verso questi progetti», in particolare nei settori delle «infrastrutture, istruzione, ricerca e sviluppo, energia». Lo ha detto il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, intervenendo al dibattito in plenaria stamattina a Strasburgo, in qualità di presidente dei turno del Consiglio Ecofin.

SERVE AZIONE PUBBLICA OLTRE A INVESTIMENTI PRIVATI - Padoan ha anche puntualizzato che, se «è importante attivare risorse pubbliche per mobilitare l'effetto leva sugli investimenti privati di rischio», così come prevede il Piano Juncker, «non dimentichiamo che le risorse pubbliche hanno anche un effetto diretto» sull'economia, «in particolare in momento come questo di domanda aggregata debole». In queste condizioni, ha aggiunto, «l'orizzonte delle imprese si restringe», c'è una situazione di «fallimento del mercato», e quindi «il bisogno di azione pubblica insieme agli investimenti privati».

IN EUROPA SCARSA FIDUCIA NELLA POLITICA - Il ministro ha sottolineato anche il collegamento che c'è fra il Piano Juncker e «la prospettiva, che sta emergendo, di una unione del mercato dei capitali» nell'Ue. Nell'esprimere, comunque, il suo pieno sostegno al piano della Commissione, Padoan ha osservato che «la revisione verso il basso delle prospettive di crescita dell'Ue è dovuta anche alla scarsa fiducia nella politica da parte dei cittadini europei. Sono convinto - ha concluso - che l'iniziativa Juncker rappresenti una svolta nella politica economica e quindi nella capacità dell'Europa di tornare a produrre crescita e lavoro».

PIANO JUNCKER - Le parole di Padoan giungono, appunto, dopo che la Commissione europea ha ufficializzato un piano di investimenti da 315 miliardi di euro per rilanciare la crescita dell'Europa e ridare lavoro ad un maggior numero di persone. Il piano si articola in tre filoni principali. Primo, la creazione di un nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis), garantito con fondi pubblici, per mobilitare non meno dei sovracitati 315 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi nel corso dei prossimi tre anni (2015-2017). Secondo, la creazione di una riserva di progetti credibile accompagnata da un programma di assistenza per incanalare gli investimenti dove sono maggiormente necessari. Terzo punto, secondo quanto recita un comunicato dell'Ue, una ambiziosa tabella di marcia per rendere l'Europa più attraente per gli investimenti ed eliminare le strettoie regolamentari. In base alle stime della Commissione europea, considerate nel loro insieme, le misure proposte potrebbero aggiungere tra 330 e 410 miliardi di euro al Pil Ue nei tre anni considerati e creare fino a 1,3 milioni di nuovi posti di lavoro. «Investendo di più l'Europa potrà accrescere la sua prosperità e creare maggiori posti di lavoro: è semplice», ha commentato il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. «Il piano di investimenti che presentiamo oggi, in stretta collaborazione con la Banca europea per gli investimenti, rappresenta un modo nuovo e ambizioso di stimolare gli investimenti senza creare nuovo debito».

JUNCKER: E' ORA DI INVESTIRE NEL FUTURO - Secondo Juncker «è ora di investire nel futuro, in settori strategici chiave per l'Europa, quali l'energia, i trasporti, la banda larga, l'istruzione, la ricerca e l'innovazione. Conto sulla partecipazione e sull'impegno del Parlamento europeo e degli Stati membri in modo che il nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici possa essere istituito e diventare operativo al più presto. L'Europa ha bisogno di un nuovo slancio e oggi le forniamo gli strumenti». Gli ha fatto eco Jyrki Katainen, vicepresidente per Occupazione, crescita e investimenti: «l'Europa ha bisogno di investimenti freschi e a questo scopo dobbiamo mobilitare risorse private aggiuntive. Il nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici fungerà da moltiplicatore. Ogni euro pubblico mobilitato nel fondo genererà circa 15 euro di investimenti che altrimenti non sarebbero stati effettuati. Il fondo inizierà con una notevole potenza di fuoco e sarà in grado di estendere ulteriormente le sue attività con il crescere delle parti interessate che vi aderiranno. La Commissione invita gli Stati membri e le banche di promozione nazionali ad aderire per moltiplicare l'impatto del fondo». Per parte sua il presidente della Banca europea per gli investimenti Werner Hoyer ha avvertito che l'Europa fronteggia una crisi di fiducia. «La sfida consiste quindi nel ricollegare gli investimenti privati a progetti attraenti. Per realizzare questo obiettivo dobbiamo rischiare di più in modo da incoraggiare i promotori di progetti a lanciare i propri investimenti. Il nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici fornirà una capacità di rischio mirata per catalizzare investimenti economicamente sostenibili, sulla base della competenza e esperienza della Bei nel selezionare e gestire i progetti. A questo si aggiungeranno altre iniziative come la rimozione di ostacoli normativi e la creazione di un servizio di consulenza sugli investimenti per stimolare l'elaborazione e la preparazione di progetti in tutta Europa».

INVESTIMENTI DA 315 MILIARDI - Secondo la Commissione il piano di consentirà di sbloccare investimenti pubblici e privati nell'economia reale per almeno 315 miliardi di euro sul 2015-2017. Questo in un momento in cui le risorse pubbliche sono scarse, mentre presso gli istituti finanziari e nei conti bancari dei privati e delle imprese esiste della liquidità finanziaria pronta per essere utilizzata: bisogna «spezzare il circolo vizioso tra mancanza di fiducia e carenza di investimenti». Il piano, si legge, di investimenti prevede una mobilitazione intelligente di fonti di finanziamento pubbliche e private in cui ogni euro di denaro pubblico viene utilizzato per generare investimenti privati aggiuntivi, senza creare nuovo debito. Il nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis) verrà istituito in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti (Bei). Si avvarrà di una garanzia di 16 miliardi di euro provenienti dal bilancio dell'Ue in combinazione con 5 miliardi di euro impegnati dalla Bei. «Secondo stime prudenti effettuate sulla base dall'esperienza storica, l'effetto moltiplicatore del fondo sarà di 1:15. In altri termini - dice l'Ue - ogni euro pubblico mobilitato mediante il fondo genererà 15 euro di investimenti privati che altrimenti non sarebbero stati effettuati». Il fondo concentrerà gli investimenti nelle infrastrutture, in particolare nella banda larga e nelle reti energetiche, nonché nelle infrastrutture dei trasporti negli agglomerati industriali; nell'istruzione, nella ricerca e nell'innovazione, nelle energie rinnovabili, nelle Pmi e nelle imprese a media capitalizzazione. Dato che verrà costituito in seno alla struttura esistente del gruppo Bei, il fondo potrà essere istituito rapidamente nella primavera 2015. Gli Stati membri stanno già fornendo alla task force congiunta Commissione-BEI istituita nel settembre 2014 elenchi di progetti selezionati sulla base di tre criteri fondamentali: valore aggiunto europeo; redditività e valore economici, dando priorità ai progetti a elevato rendimento socioeconomico; progetti che possano essere avviati al più tardi entro i prossimi tre anni, ossia entro un orizzonte temporale ragionevole per la spesa in conto capitale nel periodo 2015-2017.

VIA GLI OSTACOLI AGLI INVESTIMENTI - C'è poi la «tabella di marcia» per eliminare gli ostacoli all'investimento. Nel mirino le regolamentazioni settoriali che ostacolano gli investimenti. Per migliorare il contesto imprenditoriale e le condizioni di finanziamento, il piano si incentrerà sulle misure nel settore finanziario, ad esempio, la creazione di un'unione dei mercati dei capitali per accrescere l'offerta di capitali per le PMI e per i progetti a lungo termine. La priorità sarà data all'eliminazione dei significativi ostacoli normativi e di altra natura tuttora presenti in tutti i principali settori delle infrastrutture, dall'energia alle telecomunicazioni, ai trasporti e al digitale, nonché degli ostacoli nei mercati dei servizi e dei prodotti. A dicembre, nel suo programma di lavoro per il 2015 La Commissione proporrà un elenco prioritario di iniziative specificamente legate al piano di investimenti. Ora il Parlamento europeo e il Consiglio europeo di dicembre sono invitati ad approvare il piano di investimenti per l'Europa che comprende un impegno alla rapida adozione delle pertinenti misure legislative. Gli Stati membri concluderanno a breve la programmazione dei fondi strutturali e di investimento europei al fine di massimizzarne la leva finanziaria, mentre il Fondo europeo per gli investimenti verrà potenziato grazie a un primo contributo aggiuntivo da parte della Bei. In parallelo, la Commissione e la Bei avvieranno gli accordi formali per il nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici. La task force congiunta Commissione-Bei dovrebbe fornire un primo elenco di possibili progetti di investimento nel corso del mese di dicembre, onde avviare la creazione di una riserva europea trasparente di progetti. L'assistenza tecnica sarà rafforzata, di concerto con la Bei e i principali attori nazionali e regionali al fine di realizzare un "polo di consulenza sugli investimenti" che funga da sportello unico per i promotori di progetti, gli investitori e le autorità pubbliche di gestione. Tutte le misure pertinenti devono essere adottate in modo tale che il nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici possa essere istituito entro la metà del 2015. Entro la metà del 2016 la Commissione europea e i capi di Stato e di governo faranno il punto sui progressi compiuti e, se necessario, valuteranno ulteriori opzioni.

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