29 novembre 2020
Aggiornato 02:00
Buona o cattiva?

Lo spettro della deflazione si aggira per l'Europa

Il pericolo della deflazione si fa sempre più reale. Rispetto a settembre 2013, i prezzi dei beni diminuiscono dello 0,6% (lo stesso valore di agosto), mentre l'inflazione acquisita per il 2014 scende dallo 0,4% di agosto allo 0,2% di settembre.

ROMA - Il pericolo della deflazione si fa sempre più reale. Rispetto a settembre 2013, i prezzi dei beni diminuiscono dello 0,6% (lo stesso valore di agosto), mentre l'inflazione acquisita per il 2014 scende dallo 0,4% di agosto allo 0,2% di settembre.

FATTORI STAGIONALI E STRUTTURALI - L'Istat ci spiega che il calo mensile dell'indice dei prezzi è dovuto anche a fattori stagionali (come una spesa più bassa, nel paniere di beni considerato, per attività ricreative, culturali e per la cura della persona) e congiunturali, come il calo dei prezzi degli Energetici non regolamentati. Tuttavia, al di là del breve periodo, a preoccupare più seriamente gli economisti è la paura che si possa trattare di un andamento di lungo periodo. L'indice annuale dei prezzi infatti è sceso dello 0,1% nei confronti dello stesso periodo dell'anno scorso. E già quindici grandi città italiane possono dirsi in deflazione.

QUINDICI CITTÀ ITALIANE IN DEFLAZIONE - Inizialmente erano dieci. Oggi sono salite a quindici le città italiane che registrano prezzi in calo su base annua: Potenza, Reggio Emilia e Padova (-0,1%), Roma, Perugia, Bologna e Genova (-0,2%), Bari, Firenze, Trieste e Milano (-0,3%), Livorno (-0,5%), Torino (-0,6%), Verona (-0,7%), Venezia (-0,8%). In questa situazione, un aiuto significativo contro il pericolo della deflazione giunge inaspettato dal maltempo che ha colpito il Belpaese: a causa delle alluvioni dei giorni scorsi e di un'estate che a stento può definirsi tale, molta della produzione ortofrutticola nazionale è stata duramente danneggiata, e i prezzi della frutta e degli ortaggi sono destinati a crescere prima di finire sulle nostre tavole. Ciò contrasterà, seppur nel breve periodo, la tendenza deflazionistica in corso. 

PERCHÈ FA PAURA LA DEFLAZIONE - Sembra che gli economisti, a volte, pretendano la botte piena e la moglie ubriaca. Quando l'inflazione spaventa i consumatori, che si lamentano dei prezzi troppo alti, auspicano un rallentamento dell'aumento dei prezzi; ora, invece, sperano di vederli salire rapidamente. Ma cosa c'é dietro la paura della deflazione? Ciò che apparentemente potrebbe sembrare un fattore positivo per la maggior parte della popolazione che acquista beni di consumo, in realtà è un pericolo concreto per il sistema economico nel suo complesso. Prezzi crescenti indicano che l'economia reale è viva: c'é gente che compra e investe, che ha aspettative positive sul suo futuro politico, economico e sociale. Prezzi descrescenti sono causati invece da un crollo o rallentamento della domanda, dalla stagnazione dell'economia. I consumi si fermano, le imprese non investono, producono meno e non assumono, determinando la crescita della disoccupazione e un circolo vizioso che si autoalimenta. E dalla deflazione alla recessione il passo è breve. La paura è che s'inneschi una spirale negativa come quella che ha messo in ginocchio il Giappone per due decenni, a partire dagli anni 90. Ecco perché il fantasma della deflazione si aggira come uno spettro spaventoso nei lidi della nostra già fragile e zoppicante Europa, e perché in questo frangente sarebbe più opportuno rabbrividire davanti a un crollo dei prezzi piuttosto che emettere giubili di gioia.