13 novembre 2019
Aggiornato 04:00
Crisi ucraina

Praga: E noi investiamo nel nucleare

Pe rendersi indipendente dalle forniture energetiche provenienti dalla Russia, il presidente ceco Milos Zeman auspica l'ampliamento dei due reattori nucleari di Temelin e dei quattro di Dukovany, in Moravia occidentale. Occhi puntati sul progetto da aprte di investitori sud-coreani e cinesi.

PRAGA - La crisi ucraina ridesta in Repubblica ceca l'interesse per il nucleare come fonte di energia, e potrebbe favorire a breve il rilancio dei progetti di ampliamento delle centrali di Temelin e di Dukovany. "Se da un lato è vero che le forniture di combustibile nucleare oggi ce le fornisce una società russa, la Tvel del gruppo Rosatom, è anche vero che è possibile garantirsi approvvigionamenti della durata di tre anni», ha detto il ministro dell'Industria e del Commercio Jan Mladek, socialdemocratico della Cssd, sottolineando come Praga, nel caso di blocco russo, avrebbe tutto il tempo per cambiare fornitore. Per Mladek, questa è una strada davvero praticabile per ridurre la dipendenza energetica del paese da Mosca.

UN APPALTO DA 11 MLD DI EURO - Tutti i reattori di produzione nucleare della Repubblica, i due di Temelin, in Boemia meridionale, e i quattro di Dukovany in Moravia occidentale, in realtà utilizzano oggi combustibile di provenienza russa. Sino al 2011 a rifornire Temelin era stata la compagnia nipponico statunitense Westinghouse, poi la scelta della compagnia energetica ceca, proprietaria della centrale, di diventare cliente della Tvel. Solo lo scorso aprile la Cez - compagnia controllata dallo stato e proprietaria delle due centrali nucleari, - ha cancellato la gara per l'assegnazione dei lavori di raddoppio dell'impianto di Temelin. A contendersi il mega appalto - di valore stimato pari a 300 miliardi di corone, circa 11 miliardi di euro - erano rimaste la nipponico americana Westinghouse e il consorzio a guida russa Mir.1200.

PRAGA: INDIPENDENZA ENERGETICA CERCASI - La ragione ufficiale della cancellazione della gara per Temelin è stata la indisponibilità, da parte del governo ceco, di impegnarsi a garantire un prezzo d'acquisto dell'energia prodotta in futuro. Non è però mancato chi ha ricollegato la decisione alla necessità di evitare il rischio che l'appalto finisse in mano alla cordata russa, a maggior ragione dopo lo scoppio della crisi ucraina e all'annessione della Crimea da parte di Mosca. In questi ultimi mesi sono ricorrenti a Praga le voci della possibile convocazione di una nuova gara, ma ancora non è stato compiuto alcun passo concreto. Appena la settimana scorsa il presidente ceco Milos Zeman, convinto sostenitore del nucleare come fonte energetica, trovandosi in visita di stato a Parigi, ha espresso l'auspicio che venga presto organizzata una nuova gara per il raddoppio per Temelin e che vi partecipi anche la francese Areva. Si è parlato persino dell'interesse, per eventuali progetti di sviluppo del nucleare in Repubblica ceca, da parte di investitori sud-coreani e persino cinesi.