23 maggio 2019
Aggiornato 03:30

Milan: anche Gattuso è riuscito a farci cambiare idea

Il pareggio conquistato domenica sera a Roma ha lasciato in eredità in casa Milan una serie di interrogativi sull’allenatore.

L'allenatore del Milan Gennaro Gattuso
L'allenatore del Milan Gennaro Gattuso ( ANSA )

MILANO - Iniziamo con una premessa: arrivati a questo punto della stagione, trovare il Milan ben piazzato al quarto posto con l’Inter davanti di appena quattro punti può essere comunque considerato un risultato lusinghiero. Forse però in via Aldo Rossi è arrivato il momento di iniziare a fare un ragionamento più ad ampio respiro. Una serie di valutazioni con un unico comune denominatore: la guida tecnica della squadra. Io sono uno di quelli che ha sempre difeso Rino Gattuso anche nei momenti più bui, come la fine dell’anno 2018, condizionata dagli squallidi pareggi contro Bologna e Frosinone e dalla sconfitta interna contro la Fiorentina. Non ho mai smesso di riconoscere all’allenatore calabrese grandi meriti nella capacità di tenere unito un gruppo flagellato da infortuni, rivoluzioni societarie, mercato condizionato dal fairplay finanziario, mal di pancia di presunti fuoriclasse etc. etc. Se oggi il Milan è un blocco monolitico plasmato con pazienza e competenza è tutto merito dello staff tecnico . E i risultati, vedi ad esempio la fase difensiva messa in mostra nelle prime 5 partite del 2019 è lì a certificarlo.

Spareggio - La partita contro la Roma però, che sulla carta era stata definita uno snodo fondamentale della stagione, potrebbe rivelarsi una cartina di tornasole preziosa per valutare l’effettiva adeguatezza di Gattuso anche in prospettiva futura. Tralascio la questione, pure delicata, della lettura del match a gara in corso e la conseguente gestione dei cambi. Anche contro la Roma Gattuso non è sembrato molto sul pezzo, lasciando fino al 90’ in campo un Calhanoglu impresentabile, ritardando la doppia sostituzione di Castillejo e Laxalt fino al minuto 86 e soprattutto lasciando ammuffire in panchina una preziosa freccia all’arco rossonero, Andrea Conti.

Passo indietro - Ma non è questo su cui adesso voglio soffermarmi. Contro i giallorossi è stato evidente il passo indietro del Milan rispetto alle precedenti prestazioni. Per non parlare dell’insoddisfazione mista a rabbia dell’intera tifoseria rossonera per l'ennesima opportunità sprecata di staccare le inseguitrici e tentare addirittura l'aggancio al terzo posto dell'Inter. Eppure, nelle dichiarazioni post-partita, l’allenatore rossonero si è detto soddisfatto di quanto messo in mostra dei suoi ragazzi: «Sono molto contento di quanto visto all’Olimpico perchè il Milan ha giocato la partita che avevamo preparato e che doveva giocare».
Primo campanello d’allarme per il popolo milanista. Ma come, una squadra reduce da 7 gol incassati in settimana e vulnerabile oltre misura dal punto di vista psicologico, che quindi doveva essere aggredita per farla ripiombare nel buco nera delle sue insicurezze, è stata affrontata in maniera così timida per una precisa scelta tecnica?

Rispetto esagerato - Una scelta insensata, a maggior ragione dopo che il Milan è passato in vantaggio con Piatek a metà del primo tempo. Invece ancora una volta, anzichè dare il colpo di grazia ad una squadra che stava lì lì per capitolare definitivamente, gli si è lasciata la possibilità di rimontare ed impensierire in maniera serissima Donnarumma. Anzi, è solo grazie a Gigione che il Milan è uscito imbattuto dall’Olimpico, altrimenti oggi Gattuso avrebbe da spiegarci meglio il senso di una partita preparata in questo modo.
Ma non è finita, perchè un’altra frase dell’allenatore rossonero, confezionata in risposta al perchè il Milan non ha provato ad essere più incisivo in fase offensiva per chiudere definitivamente il match, mi ha letteralmente turbato: «La Roma è una squadra importante e bisogna rispettarla».

L’uomo giusto - Eh no, caro mister. Il rispetto è una cosa, la sudditanza e l’arrendevolezza un’altra. Una squadra prestigiosa e dalle grandi ambizioni, una partita come quella di ieri sera contro la Roma deve aggredirla e vincerla con fiero cipiglio, non aspettarla accontentandosi di un pareggiotto inutile. Ed ecco quindi la domanda che sarebbe il caso di iniziare a porsi: nell’ottica di un’augurabile qualificazione alla prossima Champions League della prossima stagione, siamo sicuri che un allenatore come Gattuso, timoroso e ossequioso nei confronti degli avversari ai limiti del tollerabile, possa fare al caso del Milan? Dopo averlo difeso a spada tratta per tante settimane, adesso inizio ad avere qualche dubbio anch’io.