24 ottobre 2019
Aggiornato 01:00

Ringhismo e Bakayoko: tutta la verità sulla svolta del Milan

La squadra rossonera sembra aver cambiato pelle rispetto alle prime giornate in cui prendeva sempre gol. Ora la porta di Gigio è una fortezza inespugnabile e il merito è della nuova chiave tattica di Gattuso.

La festa dei rossoneri dopo la vittoria contro il Napoli
La festa dei rossoneri dopo la vittoria contro il Napoli ANSA

MILANO - Cholismo cosa? Adesso il neologismo che dovrebbe prendere piede nel calcio italiano è un altro: il Ringhismo. A certificare una svolta del Milan di Gattuso nata da un’intuizione che sembra aver trovato sponda all’interno dello spogliatoio di Milanello e naturalmente anche ai piani alti di via Aldo Rossi. La squadra rossonera pare diventata impenetrabile, ecco la chiave di tutto. Dopo un inizio di campionato shock durante il quale Donnarumma non riusciva mai a tenere chiusa la porta di casa, adesso segnare un gol a Gigione, dopo aver superato la linea Maginot formata in prima battuta da Kessiè e soprattutto Bakayoko, in seconda battuta da Romagnoli e Musacchio o Zapata, è diventata una sorta di mission impossible. E il rendimento del Milan nelle ultime settimane è sorprendentemente cambiato. Le due trasferte genovesi di inizio anno, la prima contro la Samp in Coppa Italia, la seconda in casa Genoa in campionato, chiuse entrambe con due rotondi successi per 0-2, sono arrivate in fotocopia e fotografano quella che sembra la nuova linea guida imposta a Milanello: massima attenzione dietro nel far sfogare gli avversari, poi aumento del numero di giri nella ripresa e doppia stilettata nei minuti finali del match quando la riserva di energia del nemico è agli sgoccioli.

Il pistolero - Una strategia che ha funzionato anche nella doppia sfida contro il Napoli, anche qui prima in campionato e poi in Coppa Italia. Con due piccole differenze: nel match di campionato il Milan non è riuscito a trovare la via della rete, mentre nel bis di Tim Cup ci ha pensato il pistolero Piatek ad annichilire le armate partenopee condotte a San Siro dal grande ex Ancelotti con ben altre ambizioni.
Dato il giusto merito al centravanti polacco che, servito prima da Laxalt e poi da Paquetà, si è preso gioco del gigante avversario Koulibaly ridimensionandone il valore in eurovisione, vale la pena fare una riflessione sulla crescita imperiosa di tutta la squadra per quanto riguarda la fase difensiva.

Fase difensiva - Perchè è vero che Gigio Donnarumma sembra essere tornato l’imbattibile fenomeno che fino a 18 mesi aveva fatto stropicciare gli occhi a tutto il mondo del calcio; ed è vero anche che, grazie ad un Romagnoli sontuoso e sempre più leader, sia Musacchio che Zapata, e con loro anche Rodriguez, Calabria e Abate, hanno migliorato in maniera innegabile il loro rendimento. Ma è sotto gli occhi di tutti che questo Milan ha iniziato ad essere impenetrabile appena ha capito cosa vuol dire difendere di squadra e non di reparto. E il merito di tutto questo non può non essere riconosciuto a Gennaro Gattuso, condottiero energico di un gruppo sempre più affiatato e desideroso di imporsi. E a proposito, sarebbe opportuno che tutti quei tifosi rossoneri che negli ultimi mesi hanno dato al tecnico calabrese dell’inadeguato, pescivendolo, asino, incapace, campagnolo, buzzurro e potremmo aggiungere altre decine di epiteti vergognosi come questi, avessero il buon gusto di chiedere scusa. Scusa a Gattuso, ma anche agli altri tifosi del Milan, quelli lungimiranti che hanno sempre difeso il lavoro dell’allenatore anche nei momenti più complicati.

La crescita di Bakayoko - E a proposito di meriti del mister, sarebbe anche il caso di sottolineare quanto il lavoro imposto dallo staff tecnico di Gattuso a Milanello possa aver influito sulla crescita esponenziale di Bakayoko. Intere sedute a spiegare minuziosamente al francese tutti i meccanismi di un ruolo che l’ex Chelsea non conosceva. La voglia di apprendere di Tiémoué, la sua dedizione, il suo impegno e la ferma volontà di imporsi ha fatto il resto. Oggi Bakayoko, ad un girone esatto di distanza dall’esordio al San Paolo dopo il quale era stato bollato da tutto l’universo pallonaro come un flop clamoroso, è diventato una colonna insostituibile del Milan. Da diverse settimane è sempre tra i migliori in campo (tanto che ormai la pratica «riscatto» dal Chelsea a giugno sembra diventata solo una formalità, malgrado le cifre del suo cartellino) ed è lui il principale e più autorevole testimonial del Ringhismo. Nuovi allenatori crescono.