26 marzo 2019
Aggiornato 07:30

Allarme Milan: si torna a parlare di rivoluzione tattica

Sui media si torna a parlare insistentemente e in maniera perniciosa dell’opportunità (presunta) di una rivoluzione tattica. Esattamente come già successo 12 mesi fa, con i risultati sotto gli occhi di tutti

L'allenatore del Milan Gennaro Gattuso
L'allenatore del Milan Gennaro Gattuso ANSA

MILANO - A Milano sono ricomparsi i fenomeni delle metamorfosi tattiche. Non abbiamo ancora finito di leccarci le ferite dopo il sanguinoso cambio di modulo messo in atto da Vincenzo Montella la scorsa stagione, rivoluzione voluta sostanzialmente dall’opinione pubblica e dagli addetti ai lavori («perchè con l’arrivo di Bonucci non si può fare altrimenti»), ed eccoci di nuovo alle prese con dissertazioni cervellotiche su moduli e schemi. Teorie tanto ardite quanto insensate, ipotizzate da sedicenti allenatori nel pallone, costretti da un destino crudele ad una vita grama dietro un computer, oppure con un microfono in mano anzichè con il fischietto in bocca sui prati verdi di Milanello.

Soluzione ineluttabile
Così adesso - secondo diversi organi di informazione - al povero Rino Gattuso non resterebbe che una nuova trasmigrazione alla difesa a 3, che già l’anno scorso ha portato più danni della grandine, con il rischio concreto di rovinare quanto di buono fatto fin qui da quando è arrivato sulla panchina del Milan.
Secondo alcuni colleghi ma anche ex calciatori ed attuali opinionisti, infatti, l’arrivo di Laxalt dal Genoa e quello di Caldara dall’Atalanta via Juve, dovrebbe accelerare un processo che sembra qualcosa di ineluttabile. Come fare a non giocare a 3 dietro - la teoria propinata come fosse il Vangelo - ora che è prossimo il rientro di Andrea Conti e con Kessiè in squadra, entrambi provenienti da quella fucina di talenti che è l’Atalanta di Gasperini, notoriamente laboratorio ideale per la difesa a 3?

Controindicazioni
Nessuno però che si ponga il problema che giocare con un 3-5-2 (o con un 3-4-3, a scelta) comporterebbe la rischiosa conseguenza di dover utilizzare come titolare fisso uno a scelta tra Musacchio e Zapata, lasciando tra l’altro solo un centrale in panchina e quindi augurandosi che a Caldara e Romagnoli non venga mai un raffreddore o magari comminata una squalifica. Tra l’altro rinunciando a priori ad un centrocampista di fantasia e piedi buoni come Jack Bonaventura. Prendiamo ad esempio una delle varie ipotesi di formazione lette in questi giorni sulla stampa: Donnarumma in porta, naturalmente; Musacchio (o Zapata) sul centro destra, Caldara al centro e Romagnoli sul centro sinistra; Conti e Laxalt sulle rispettive fasce, Kessie in mediana accanto a uno a scelta tra Biglia e Bakayoko; tridente d’attacco praticamente consueto con Suso-Higuain-Çalhanoglu.

Chi serve il Pipita?
Di fatto questa sconsiderata rivoluzione tattica comporterebbe la decisione di inserire nell’undici titolare un difensore centrale in più, rinunciando ad un centrocampista di qualità. E meno male che in fase di analisi e buoni propositi per la nuova stagione tutti hanno sottolineato come il primo obiettivo di mister Gattuso dovrà essere quello di aumentare il numero dei rifornimenti per il nuovo bomber Higuain. Se la soluzione è quella di togliere Bonaventura ed inserire Musacchio, allora probabilmente siamo noi a non aver capito nulla del gioco del calcio.