11 agosto 2020
Aggiornato 23:30
Calcio | Nazionale

Ecco chi è il possibile nuovo proprietario del Milan

Dal cerchio magico formato da Berlusconi, Putin, Singer (patron di Elliott) potrebbe venir fuori il nome del futuro proprietario del Milan: Alisher Usmanov, imprenditore uzbeko e boss del colosso russo Gazprom.

La sede di Casa Milan
La sede di Casa Milan ANSA

MILANO - «Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo». Canticchiando l'incipit di questa celebre canzone di Gino Paoli è legittimo iniziare a ragionare su quello che potrebbe essere il futuro, nemmeno tanto lontano, dell’ex club più titolato al mondo. I quattro amici che sembrano seriamente intenzionati a cambiare il Milan sono l’ex proprietario dello squadrone rossonero Silvio Berlusconi, il presidente russo Vladimir Putin, da poco rieletto per il suo quarto mandato, Paul Singer, ovvero il patron del fondo americano Elliot che potrebbe entrare presto definitivamente in possesso del Milan vista l’inadeguatezza finanziaria di Yonghong Li, e per finire Alisher Usmanov, imprenditore uzbeko e patron del colosso russo Gazprom.

Amore per il calcio
Classe 1953 e considerevole patrimonio stimato in oltre 15 miliardi di dollari nel 2017, Usmanov è da molti considerato il più accreditato tra i possibili futuri proprietari dell’Ac Milan, naturalmente con la benedizione dei tre amici di cui sopra, Berlusconi, Putin e Singer. In che modo il cerchio possa chiudersi attorno ai quattro è presto detto. Già in passato il patron di Gazprom aveva fatto qualche timida avance a Berlusconi, quando l’ex Premier era ancora al timone di comando di via Aldo Rossi, approfittando della comune amicizia di Putin. Era martedì 25 maggio 2010 quando la Gazzetta dello Sport titolava con un roboante «Milan a tutto gas», annunciando la decisione di Berlusconi di cedere il 25-30% del pacchetto azionario del club  al colosso Gazprom per una cifra tra i 150 e i 180 milioni di euro, il tutto naturalmente grazie all’intermediazione di Putin. Allora non se ne fece più nulla ma i protagonisti di quella storia potrebbero tornare in auge adesso.

Ancora l’Arsenal di mezzo
Grande appassionato di calcio, negli anni Usmanov ha voluto ufficializzare il suo amore per la sfera di cuoio sigillando il nome della propria azienda sulle magliette di Zenit San Pietroburgo e Schalke 04 ma sopratutto sulla Uefa Champions League, di cui la Gazprom è main sponsor. Non contento, ha anche rilevato il 30% del pacchetto azionario dell’Arsenal, frenato nella scalata alla maggioranza solo dall’intransigenza di Stanley Kroenke, proprietario dell’Arsenal dal 2008 che ha rifiutato un’offerta di 1,3 miliardi di euro per il 67% dei Gunners, messa sul piatto da Usmanov e rispedita cordialmente al mittente.
Ora gli scenari sembrano totalmente cambiati: tra Inghilterra e Russia, dopo il tentato omicidio col gas nervino dell’ex spia russa Sergei Skripal, operata secondo il governo britannico direttamente dagli uomini di Putin, siamo ad un passo dalla guerra fredda. Uno stato delle cose che sembra suggerire ai tanti uomini d’affari russi operanti nella perfida terra d’Albione di uscire di scena visto l’ambiente tutt’altro che accogliente nel quale sono costretti a vivere.

L’amicizia con Elliott
Ed eccoci arrivare all’ultimo anello della catena, Paul Singer, patron di Elliott nonchè grandissimo tifoso dell’Arsenal e altro grande amico di Alisher Usmanov. È ormai acclarato che il fondo d’investimento americano pare destinato ad entrare in possesso a stretto giro di posta del club rossonero, a maggior ragione se l’ultimo aumento di capitale richiesto dall’assemblea degli azionisti del Milan dovesse costringere il presidente Yonghong Li a ricorrere ad un ennesimo prestito di circa 35 milioni messo a disposizione con eccellente tempismo da Elliott.
In caso di mancata restituzione entro ottobre 2018 dei 303 milioni già prestati ad aprile scorso all’inadempiente broker cinese, a cui aggiungere almeno una settantina di milioni di interessi, più gli altri 35 di cui si parlava prima, per un totale di oltre 400 milioni, toccherà proprio ad Elliott stabilire il futuro del Milan.

Affare per tutti
È noto che l’hedge fund americano sia tutt’altro che interessato a gestire direttamente il Milan. L’obiettivo principale per una macchina da guerra come Elliott è fare profitto, tanto profitto. Per questo entro i prossimi sei mesi - ma non sono esclusi colpi di scena anche prima - Elliott potrebbe mettere in vendita il club, rilevato per meno di 350 milioni, al miglior offerente. Se pensiamo che Yonghong Li meno di un anno fa versò nelle casse della Fininvest la bellezza di 740 milioni per rilevare il Milan, è facile immaginare che a fronte di un’ipotetica offerta di 500 milioni di euro andrebbero a guadagnarci tutti: naturalmente Elliott, ma anche il potenziale acquirente.

Il cerchio si chiude
Nelle scorse settimane settimane avevamo parlato anche di Saeed Al-Falasi, membro di una famiglia nobile degli Emirati Arabi e proprietario del gruppo International Triangle, attivo in diversi settori, dal commercio internazionale all’edilizia e brokeraggio. Ma l’uomo d’affari con uffici a Dubai ad oggi non sembra in pole position. Il favorito nella corsa al Milan appare Alisher Usmanov, l’amico di Putin che è amico di Berlusconi che è amico di Singer. Il cerchio si chiude.