9 dicembre 2019
Aggiornato 13:30

Cessione Milan: ennesima bomba sul club rossonero

Dopo l’indiscrezione presa a circolare ieri sul fallimento di Jie Ande, considerata erroneamente la società cassaforte di Yonghong Li, ecco la notizia sull’apertura di un fascicolo sulla cessione del Milan.

Han Li, Yonghong Li e Marco Fassone
Han Li, Yonghong Li e Marco Fassone ANSA

MILANO - Maledetta sosta per le nazionali. Ormai è un classico, tanto che quando si annuncia un’interruzione del campionato, dalle parti di via Aldo Rossi iniziano subito ad indossare corazza ed elmetto e a prepararsi per affrontare l’onda d’urto dei bombardamenti sul Milan e soprattutto sulla sua proprietà. La giornata di ieri è stata caratterizzata dall’ennesima inchiesta del Corriere della Sera, anche questa firmata da Milena Gabanelli e Mario Gerevini, sul fallimento di Jie Ande, considerata erroneamente dal quotidiano milanese la società cassaforte e quella con maggiore liquidità tra le varie indicate nel curriculum ufficiale di Yonghong Li. Come invece è stato appurato, si tratta di un asset praticamente dismesso dal neo proprietario cinese, quindi nulla di preoccupante per la solidità dell’Ac Milan, ma tanto è bastato per alzare l’ennesimo polverone sulla società rossonera.

Nessun indagato
Come se fosse una naturale conseguenza, da ieri è stato aperto anche un fascicolo in Procura sulla vendita del Milan dalla Fininvest al broker Yonghong Li. Un’inchiesta caratterizzata dal «modello 45», in cui i pm inseriscono fatti che non sono ritenuti reato e che, di conseguenza, non prevedono persone indagate, a differenza degli altri due modelli, il 21 - che contempla ipotesi di reato e persone già indagate - e il 44, in cui ci sono sì le ipotesi, ma non se ne conoscono i responsabili. Comunque si tratta di un’inchiesta, quindi una rogna e soprattutto un grave danno d'immagine, nata dopo le tre segnalazioni di operazione sospette fatte da Banca d’Italia sui fondi che da un paradiso off shore sono stati mandati in Italia dall’imprenditore cinese Yonghong Li per le operazioni di acquisto delle quote del Milan.

L’ala protettrice
Una novità che però non dovrebbe avere ripercussioni dirette sul Milan, ormai sempre più nitidamente al riparo sotto l’ala protettrice di Elliott. È ormai noto che il club di via Aldo Rossi e il suo presidente Yonghong Li sono debitori nei confronti dell’hedge fund americano della corposa cifra di 303 milioni, senza considerare i massicci interessi grazie ai quali si arrivano a sfiorare i 370 milioni. Un'esposizione debitoria che aumenterà entro il prossimo mese visto che Elliott ha già fatto sapere di poter mettere sul piatto un ulteriore prestito di 35 milioni al proprietario cinese del club, chiamato ad un nuovo aumento di capitale per chiudere la stagione (si parla di 10 milioni da versare già entro domani). Se a tutto ciò aggiungiamo che il fondo di Paul Singer ha offerto il proprio supporto a Marco Fassone in occasione dell’incontro che il Milan dovrà sostenere ad aprile con l’Uefa per il delicato esame sul fairplay finanziario e le conseguenti sanzioni derivanti dal settlement agreement tutte da stabilire, ecco stagliarsi in maniera sempre più nitida quello che potrebbe essere a breve il futuro rossonero.

Le mani sul club
Elliott ha di fatto già messo le mani sul club di via Aldo Rossi, facendo da garante per tutte le inadempienze finanziarie del suo nuovo e precario proprietario, e questo potrebbe voler dire solo una cosa: non avendo intenzione di gestire direttamente il Milan, ma avendo a cuore il futuro di una società più gloriose del calcio mondiale, a breve il fondo americano darà vita ad un’asta, seguendo più o meno i desiderata dello stesso Yonghong Li che da tempo è alla ricerca di un socio in grado di supportarlo nella gestione del club. 
Una cosa appare chiara: il futuro societario del Milan è tutto ancora da scrivere ma con la tutela di Elliott a fare da garante non potrà che essere roseo.