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Uefa, mazzata al Milan

Da Nyon è ancora attesa la sentenza ufficiale, ma fonti molto vicine alle parti indicano come definitiva la decisione presa dal Financial Body dell’Uefa a proposito della richiesta del Milan di aderire al voluntary agreement: bocciata. Decisivi tutti i dubbi sull’assetto societario del club e sul suo misterioso proprietario Yonghong Li.

Il trio di governo del Milan: Han Li, Yonghong Li e Marco Fassone
Il trio di governo del Milan: Han Li, Yonghong Li e Marco Fassone (ANSA)

MILANO - La notizia era nell’aria e, per quanto manchi ancora l’ufficialità, ormai non sembrano più esserci dubbi in proposito: il Financial Body dell’Uefa è pronto a rigettare la richiesta del Milan di aderire al piano di voluntary agreement per quanto riguarda il fair play finanziario. Come si dice in questi casi, piove sul bagnato. Già le questioni di campo del club di via Aldo Rossi sono a dir poco complesse, con l’esonero dell’allenatore Montella, la promozione di Gattuso sulla panchina della prima squadra e una situazione di classifica a dir poco compromessa a nemmeno metà stagione, adesso l’ennesima mazzata extracalcistica, frutto evidentemente della diffidenza generale nei confronti del neo proprietario del Milan, il misterioso imprenditore cinese Yonghong Li.

Rifinanziamento
La situazione sul fronte societario, infatti, è più ingarbugliata che mai. Non ci sono ancora notizie rassicuranti sul fronte del rifinanziamento del debito con l’hedge fund americano Elliott. È vero che l’advisor BGB Weston è ancora al lavoro con il fondo Highbridge Capital Management,  fondo internazionale controllato dalla banca d'affari americana JP Morgan e che ha base a New York e sedi a Londra e Hong Kong, per rifinanziare il debito contratto con Eliott al momento dell'acquisto della compravendita con Fininvest, ma al momento la strada appare ancora lunga. L’obiettivo è ottenere dal nuovo creditore un nuovo finanziamento da 400 milioni complessivi da saldare entro 5 anni, ovvero il 2023, che andrebbe a coprire sia il debito sottoscritto dal club (123 milioni), sia quello in campo alla Rossoneri Sport di Li Yonghong (180 milioni).

Mistero Yonghong Li
È probabile che se questa operazione fosse stata conclusa in tempo utile, l’Uefa avrebbe avuto meno dubbi sul Milan, così invece diventa difficile. Anche perchè le nubi sul patron rossonero non accennano a diradarsi e l’inchiesta del New York Times sulla discutibile consistenza patrimoniale di Yonghong Li ha di certo accentuato le perplessità.
Ecco quindi il no del Financial Body a Marco Fassone e al suo dossier di 150 pagine presentato qualche mese fa, che evidentemente non ha convinto i vertici di Nyon.

Cosa succede adesso
A questo punto l’appuntamento tra Milan e Uefa è previsto in primavera, quando - sempre che i rossoneri riusciranno a qualificarsi per una delle competizioni europee - saranno decise pene e sanzioni per il club di via Aldo Rossi. Il pericolo più grande è l’esclusione, ma si tratta oggettivamente di un’ipotesi ai confini della realtà. Molto più probabile - per quanto nemmeno questa scontata - l’adesione al settlement agreement, con un accordo di patteggiamento che Milan e Uefa modelleranno secondo i propri accordi e con l'obiettivo principale del pareggio di bilancio. Tra le condizioni abitualmente imposte ai club già coinvolti ci sono limiti alla rosa iscrivibile alle competizioni europee, obbligo di rispettare equilibri sul calciomercato tra spese e ricavi, limitazioni all'utilizzo di formule di pagamento pluriennali, tetto al monte stipendi della squadra.