11 dicembre 2019
Aggiornato 14:00

Ecclestone confessa: «Abbiamo sempre aiutato la Ferrari»

L'ex patron del Mondiale fa, con tono candido, una rivelazione clamorosa: «Sì, la Rossa ha sempre ricevuto una mano dalla Federazione e da me con i regolamenti»

L'ex patron della F1 Bernie Ecclestone con l'ex presidente Ferrari Luca di Montezemolo
L'ex patron della F1 Bernie Ecclestone con l'ex presidente Ferrari Luca di Montezemolo Ferrari

ROMA – La confessione è clamorosa. Eppure lui la scandisce così, candidamente, con naturalezza, come se niente fosse. «Aiutare la Ferrari è sempre stata la cosa più intelligente da fare. Ed è sempre stato fatto attraverso i regolamenti tecnici». Insomma, anche ora che ha 87 anni e che è formalmente disoccupato, avendo concluso il suo regno quarantennale sulla Formula 1, Bernie Ecclestone trova il modo di far parlare di sé. E lo fa lanciando un'accusa pesantissima per tutti i tifosi del Cavallino rampante, e allo stesso tempo che i detrattori avevano sempre sospettato, senza riuscire ad averne la certezza: «Vede, i team sono importanti per la Formula 1, ma la Ferrari lo è di più. Per questo, negli anni sono state fatte molte cose che hanno aiutato la casa di Maranello a vincere».

Soccorso rosso
Perché l'ex patron del Mondiale a quattro ruote abbia deciso di vuotare il sacco proprio ora sui presunti aiutini dei vertici della Federazione alla Rossa, resta un mistero. Chi vuole credere alla sua versione penserà che, ora che non ha più ruoli attivi all'interno del circus, può permettersi di parlare liberamente, senza più curarsi delle pastoie politiche. Chi rimane scettico si convincerà che voglia vendicarsi contro i nuovi proprietari del carrozzone, gli americani della Liberty Media che lo hanno scippato del suo giocattolino in cambio di 9,5 miliardi di dollari. Quel che è certo è che Mr E interviene a gamba tesa: «L'ex presidente della Fia Max Mosley, in particolare, ha spesso aiutato il Cavallino – dichiara in un'intervista al quotidiano La Repubblica – E anche io. Noi tutti volevamo che la Ferrari vincesse perchè una stagione vinta dalla Ferrari ha più valore di una stagione vinta da un'altra scuderia. Ma guardi che anche gli altri top team hanno sempre avuto interesse a sfidare una Ferrari competitiva. Un conto è vincere, con tutto il rispetto, contro la Sauber, un altro è farlo contro un'auto rossa col cavallino sul musetto».

E quest'anno?
E l'accusa di Ecclestone non riguarda solo il passato, ma si spinge anche alla stagione in corso. Il ritorno alla competitività della Ferrari, infatti, avrebbe fatto comodo a tutto, tanto ai vertici del campionato quanto perfino alle squadre rivali. Per questo avrebbero avuto un occhio di riguardo: «Di sicuro, a un certo punto, una mano col motore l'hanno avuta. Dico che forse Mercedes ha lasciato che un po' di tecnologia si travasasse a Maranello e io dico che se lo ha fatto è stata una buona mossa perché un Mondiale vinto contro la Sauber o la Red Bull è un conto, uno vinto lottando contro una Ferrari competitiva è un'altra. La cosa importante è che Red Bull non avesse i motori più potenti (e la Ferrari l'anno scorso si è rifiutata di fornirglieli, ndr) e che la Ferrari fosse abbastanza competitiva da essere una rivale credibile. Da battere».

Bernie Ecclestone con Sebastian Vettel
Bernie Ecclestone con Sebastian Vettel (Red Bull)

Gli sbagli dei tecnici...
Alla fine, però, la Rossa di Maranello ha perso comunque: «Ha pagato a caro prezzo un paio di errori degli ingegneri. È che questi motori sono così complicati che per capirli devi essere nato con loro, stare con loro giorno e notte... E Marchionne in Ferrari, di certo non può farlo. Lui è una persona eccezionale, ma ha anche molto altro di cui occuparsi. Ha un carisma incredibile, persino troppo da sostenere per un singolo team principal. Forse, lui e la Ferrari avrebbero bisogno di una linea di tre o quattro persone che, se qualcosa non va, trovino il coraggio di dirgli 'presidente, noi avremmo pensato che...'».

...e quelli dei presidenti
Anche la Mercedes, dal canto suo, è stata però avvantaggiata nel momento in cui la Formula 1 decise l'ingresso nell'era dei propulsori ibridi: «Sì, va detto che loro erano in vantaggio su questi motori quando gli altri non sapevano ancora nemmeno che ci sarebbero stati. Il momento chiave è stato il passaggio di Ross Brawn alla Mercedes. Lui era stato nel gruppo di lavoro della Fia che avrebbe deciso quali motori montare sulle monoposto nel 2014. Sapeva esattamente cosa stava per succedere e quando è andato in Mercedes ha portato con sé il know-how accumulato in Ferrari e in Fia. E così è cominciato il dominio tedesco. Io mi opposi, ma alla fine le squadre si convinsero e il motore passò. Il mistero resta il via libera della Ferrari all'ibrido. A Maranello erano bravi a produrre motori potentissimi e all'improvviso accettarono di avere a che fare con questi giocattolini costosi e sofisticati. Il punto è che Montezemolo non capiva niente di motori, ma si fidò dei suoi ingegneri, che lo convinsero che era meglio così. Povero Luca, dovette decidere su quel che qualcun altro avrebbe dovuto sapere bene e invece non sapeva... fu la decisione sbagliata». Un errore da parte dell'ex presidente della Ferrari che oggi il suo successore Marchionne rischia di ripetere: «Adesso devono scegliere i motori dal 2020 in avanti e Sergio si trova nella stessa identica posizione di Luca». Diavolo di un Bernie...