12 dicembre 2019
Aggiornato 05:00

Verstappen senza freni: «Giudice mongoloide». E spuntano minacce di morte

Non si ferma lo strascico polemico per la penalità ad Austin: si scoprono nuovi insulti, ancora più pesanti, del giovane della Red Bull, che non sembra intenzionato a scusarsi

Max Verstappen nel box della Red Bull
Max Verstappen nel box della Red Bull Red Bull

CITTÀ DEL MESSICO – Più passano i giorni, e più il caso Verstappen sembra prendere una brutta piega. Il baby fenomeno della Red Bull è stato penalizzato, perdendo il podio, pochi minuti dopo la conclusione del Gran Premio degli Stati Uniti, per il taglio di una curva che ha reso irregolare il suo sorpasso all'ultimo giro su Kimi Raikkonen. Ma è stata la sua reazione alla sentenza dei giudici sportivi a farlo finire nel mirino: il 20enne olandese se l'è presa infatti con i commissari in modo furibondo, definendo in particolare l'australiano Garry Connelly (pur senza mai nominarlo direttamente) non solo come un «idiota», come hanno riportato i giornalisti inglesi, ma addirittura come un «mongoloide», sostengono i colleghi olandesi. Un brutto scivolone verbale sul quale Max ha tentato una timida retromarcia: «Ho parlato nella rabbia del momento e ovviamente non volevo offendere nessuno», ha spiegato lunedì a Ziggo Sport Totaal. Retromarcia sì, ma non tanto da rimangiarsi gli insulti: «Non sono più arrabbiato ora – ha aggiunto al quotidiano De Telegraaf – Ho fatto una gara super e adesso questa è la sensazione dominante. Ma ho chiamato il commissario un idiota e resto di quell'idea». Un atteggiamento molto diverso da quello tenuto l'anno passato da Sebastian Vettel dopo il suo plateale «vaffa...» al direttore di gara in un messaggio radio trasmesso in diretta: allora il ferrarista chiese pubblicamente scusa e per questo se la cavò con una semplice tirata d'orecchie da parte della Federazione. Verstappen, invece, sembra proprio che a scusarsi non ci pensi neppure lontanamente, e la Fia lo ha dunque messo sotto indagine per valutare se le sue parole abbiano gettato discredito sulla Formula 1. «È stato ingiusto, e io e la Red Bull non abbiamo nemmeno potuto sporgere appello – rincara anzi la dose – Questo è ridicolo e deve cambiare. E come pilota è mio compito indicare i grossi errori della F1, come questo».

Moviola in pista
Ma se il diretto interessato si è limitato agli insulti, alcuni dei suoi tifosi sono andati addirittura oltre, come denuncia Mika Salo, ex pilota della Ferrari anch'egli, come Connelly, presente nella direzione gara che ha preso la decisione di penalizzare Verstappen. «Ho ricevuto diverse minacce di morte, in particolare dall'Olanda – ha rivelato il finlandese al De Telegraaf – Questo non andrebbe mai tollerato». Insomma, una vicenda nel suo complesso brutta, grave e non priva di strascichi, che potrebbero addirittura convincere il circus iridato a modificare il suo sistema di arbitraggio. Magari prendendo spunto dalla Var, la moviola in campo che quest'anno ha fatto il suo debutto (non privo di polemiche) nel campionato di calcio italiano: «Quando calerà il polverone, dovremo studiare questa questione insieme alla Fia e alle squadre – ha preannunciato Ross Brawn, responsabile sportivo della F1 – La tecnologia sta migliorando costantemente e può aiutare a far rispettare le regole in tutti gli sport, come accade in Bundesliga o nella Serie A in Italia. In Formula 1 abbiamo tutti gli strumenti per applicare un'eccellente tecnologia video. Dobbiamo solo trovare il modo di tradurla in un giudizio preciso e coerente».

Mika Salo, il commissario minacciato di morte, ai tempi in cui correva per la Ferrari
Mika Salo, il commissario minacciato di morte, ai tempi in cui correva per la Ferrari (Ferrari)