Milan: caro Montella, il tempo è scaduto
Malgrado le tre sconfitte consecutive e i segnali fin troppo evidenti che arrivano dal campo, Vincenzo Montella sembra impermeabile al concetto di cambiamento. Eppure il suo Milan sembra ancora molto lontano dall’aver trovato una propria identità e sono già 4 i mesi di lavoro tutti insieme.

MILANO - Dopo otto giornate di campionato per il Milan il ruolino di marcia dice 4 vittorie e 4 sconfitte, appena 12 punti su 24, con un distacco già enorme di 12 punti dalla capoclassifica Napoli, 10 dall’Inter seconda e ben 7 dalla zona Champions occupata da Lazio e Juventus. Il saldo gol fatti/subiti è di -1, con 12 gol fatti e 13 subiti.
Negativo anche il rapporto con le prime otto giornate della scorsa stagione: -4, la differenza tra i 16 dello scorso anno e i 12 attuali.
Preoccupante l’andamento lento dei rossoneri contro avversari di livello: contro Lazio, Sampdoria, Roma ed Inter 0 punti fatti, 11 gol subiti e 3 fatti. Se non è allarme rosso questo poco ci manca.
Basta alibi
Inutile aggrapparsi a scuse di comodo, questo Milan è ancora un garbuglio di uomini e idee senza capo nè coda e le responsabilità di questo drammatico inizio stagione non possono che essere imputate al responsabile tecnico della squadra, mister Vincenzo Montella. Hai voglia a ribadire che una squadra totalmente ricostruita ha bisogno di tempo, ormai sono già quasi quattro mesi che l’allenatore rossonero lavora con la squadra e arrivati a questo punto i frutti del lavoro a Milanello dovrebbero già essere visibili.
Dopo 15 settimane di lavoro di dovrebbe lavorare sul perfezionamento dei dettagli, non sul sistema di gioco da adottare.
Mosca cieca
Invece nulla, Montella gioca a mosca cieca, brancola nel buio di una mediocrità tattica senza eguali e a quel punto può anche capitare di imbroccare la mossa giusta come quella di schierare le due punte, più due mezze punte offensive come Suso e Bonaventura, ma è evidente che tutto quello che si è visto nel derby sia frutto di improvvisazione dettata dalla disperata situazione del Milan, non certo da un lavoro puntuale e capillare svolto in allenamento.
Come Inzaghi
Ed ecco allora emergere le colpe del tecnico, orgogliosamente convinto di aver visto i suoi ragazzi giocare un gran derby («Primo tempo alla pari ed equilibrato, ripresa nettamente superiori noi»), ma ormai sempre più solo nelle sconcertanti analisi dei suoi dopo-gara.
In alcuni frangenti è sembrato quasi di rivivere gli sconcertanti post-partita di Pippo Inzaghi, capace di ribadire contro tutto e contro tutti che il suo Milan giocava bene mentre invece continuava a prendere scoppole e rimediare brutte figure a destra e a sinistra.
È ora di cambiare
Oggi c’è da chiedersi se Vincenzo Montella possa realmente rappresentare il meglio per la guida tecnica del Milan. E i dubbi sinceramente emergono prepotenti. Un allenatore all’altezza della situazione è quello che disegna il vestito tattico più idoneo alle qualità dei proprio giocatori. Tutto il contrario di quello che invece sembra fare Montella in queste settimane, ostinato nel riproporre un 3-5-2 che invece è sgradito a tutti i calciatori rossoneri e soprattutto non è funzionale alle loro caratteristiche.
Inutile pensare ad un cambiamento in corso di guida tecnica, la logica lo sconsiglia viste le alternative a disposizione e questo Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli l’hanno capito alla perfezione. Ma sarebbe il caso che l’ex aeroplanino cogliesse al volo le indicazioni che il campo regala ogni volta che il Milan scende in campo: niente più difesa a 3 e ritorno alle origini con il 4-3-3 con varianti che a Milanello è ben più familiare. Basta poco, che ce vo’?
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