24 gennaio 2021
Aggiornato 00:30
Finalmente è tornato un pilota italiano in Formula 1

Che debutto per il nostro Giovinazzi: si complimentano Ferrari e Mercedes

Buttato nella mischia all'improvviso, il talentino pugliese ha convinto al suo esordio in un Gran Premio: alla fine è arrivato dodicesimo, a due passi dalla zona punti: «Ma potevo fare meglio, me la sono presa troppo comoda»

Antonio Giovinazzi osserva (e sogna) la Ferrari di Sebastian Vettel
Antonio Giovinazzi osserva (e sogna) la Ferrari di Sebastian Vettel

MELBOURNE – Si è guadagnato i complimenti del suo presidente Sergio Marchionne: «Congratulazioni ad Antonio per il suo debutto in Formula 1». E perfino del team manager rivale, Toto Wolff: «Bello vederlo andare così bene dopo essere entrato in lizza all'improvviso: chapeau». Proprio il boss della Mercedes, che al suo posto piazzò in Sauber il suo pupillo Pascal Wehrlein. Eppure Antonio Giovinazzi ha convinto anche lui, insieme a tutto il paddock della Formula 1. Il suo debutto in un Gran Premio, che lo ha reso il primo pilota italiano nel Mondiale dal 2011, è stato infatti perfetto: buttato nella mischia a sorpresa al sabato mattina, quando il titolare aveva già disputato le prime tre ore di prove libere accorgendosi poi di non riuscire a reggere fisicamente tutta la durata della gara, non ha fatto notare la sua mancanza di esperienza. Anzi, in qualifica gli è sfuggita per una frazione di secondo la promozione in Q2 e l'aggancio al suo compagno di squadra Marcus Ericsson. E in corsa, è arrivato al traguardo in dodicesima posizione. «Ieri sono arrivato a due decimi dalla Q2, oggi a due posizioni dalla zona punti – sorride il 23enne di Martina Franca – Essere il migliore dei debuttanti, senza essermi potuto preparare in anticipo... direi che è stato un ottimo weekend».

Troppo conservativo
Ma Bon Giovi non sarebbe un quasi-campione (l'anno scorso ha sfiorato il titolo di GP2, la serie B della F1) se non avesse un'attitudine da perfezionista. E anche questa volta pensa a cosa avrebbe potuto fare meglio: «Me la sono presa comoda, per capire le gomme e la macchina – spiega il talentino pugliese, terza guida della Ferrari – Questo era l'obiettivo per me. La macchina di GP2 a cui ero abituato degrada le gomme in modo piuttosto diverso, un po' peggiore della F1: con le supersoft riuscivo a fare al massimo sette od otto giri prima di rientrare ai box. Per questo me la sono presa più comoda all'inizio, perché non volevo essere costretto a fare un'altra sosta». La prossima volta andrà meglio, Antonio riuscirà di sicuro ad amministrare meglio le sue strategie. Perché una prossima volta ci sarà, questo è certo. Magari non al prossimo Gran Premio, quando potrebbe recuperare la forma fisica Wehrlein, ma un giorno toccherà anche a lui essere promosso pilota di Formula 1 a tempo pieno. Che se lo meriti, lo ha dimostrato oggi. Proprio a tutti.