25 novembre 2020
Aggiornato 23:00
Calciomercato-Milan

Giampaolo e un Milan italiano, è questo che vogliono i cinesi?

Nessuna novità di rilievo dalla riunione fiume tra Galatioto, arrivato appositamente in Italia, e i vertici Fininvest, malgrado qualcuno continui a fare professione di ottimismo. La sensazione che trapela dalle indiscrezioni di mercato è che Galliani stia lavorando seguendo gli input di Berlusconi, altro che cinesi.

MILANO - La tanto attesa 3 giorni di Sal Galatioto a Milano volge al termine e, malgrado qualcuno provi ancora a sbandierare fiducia nel buon esito della trattativa che dovrebbe portare entro la fine di giugno alla cessione dell’Ac Milan ad una cordata di imprenditori cinesi, le sensazioni sono tutt’altro che positive.

È addirittura inquietante che al termine di una riunione fiume durata circa 72 ore tra l’advisor italo americano, il suo fido braccio destro Gancikoff e i vertici Fininvest rappresentati dall’Ad Cannitelli, il direttore generale Pellegrino e il direttore Business Development Franzosi, nessuno - tra i mille cronisti sguinzagliati a caccia di notizie - sia riuscito a riportare lo straccio di un’indiscrezione, di un’indicazione, di un dettaglio seppur poco importante.

Da troppo a troppo poco

Ora, va bene che in certi casi la discrezione è tutto, ma questo silenzio è davvero troppo assordante. E per i poveri tifosi del Milan, passati dalla sfacciata inconsistenza di Bee Taechaubol, entrato nella storia per la sua sovraesposizione mediatica e i suoi selfie davanti al Duomo, al più totale mistero su questa benedetta trattativa, la misura ormai è colma.

Anche perché sull’altro fronte caldo, quello del mercato, gli spifferi che arrivano sono tutt’altro che in sintonia con l’inizio di un nuovo ciclo del Milan cinese.

Il duello per la panchina

Partiamo dalla panchina. Ormai la lotta è ristretta a due nomi, Brocchi e Giampaolo. È fin troppo evidente che i due tecnici rappresentino il volere di due entità ben distinte in casa Milan: Berlusconi spinge per l’allenatore cresciuto nella Primavera rossonera, Galliani invece sponsorizza l’ex Empoli. E i cinesi? Caliamo un velo pietoso: a qualcuno sembra credibile che Brocchi e Giampaolo siano in cima alla lista dei desideri dei nuovi imprenditori asiatici? Perché se le premesse sono queste, i tifosi milanisti faranno bene ad abituarsi ad un altro periodo di angoscia e sofferenza a base di umiliazioni e mortificazioni in serie anche sotto la bandiera di Pechino.

Squadra giovane e italiana

Situazione analoga riguardo alla campagna acquisti. Il mercato rossonero, di fatto paralizzato dal fermo societario, è comunque continuamente animato da voci e indiscrezioni che raccontano di un Galliani impegnato a tessere relazioni per portare a Milanello gente come Giaccherini, Pavoletti, Lapadula, Vasquez etc. etc. 

Senza nulla togliere alla professionalità dei suddetti calciatori, tutti onesti professionisti del pallone ben lontani dall’essere considerati campioni, ma quanto è credibile che dietro tutto questo brigare dell’ad di Casa Milan ci siano i cinesi? La sensazione sempre più radicata è che Galliani stia facendo mercato seguendo le indicazioni di Silvio Berlusconi, all’inseguimento di una squadra giovane, italiana e soprattutto poco costosa e che i cinesi siano fermi alla finestra in attesa dei chiari di luna presidenziali. 

Intanto il 7 luglio si avvicina e il Milan continua a non esistere.