31 marzo 2020
Aggiornato 04:30
Calcio - Serie A

Milan, lo sgarbo di Berlusconi a Brocchi

Quello che sembrava un atto di stima da parte del presidente del Milan nei confronti di Cristian Brocchi oggi assume la valenza di un tiro mancino: difficile infatti ipotizzare una conferma del tecnico anche l’anno prossimo e quindi, dopo Seedorf e Inzaghi, sarà il terzo giovane allenatore bruciato dall’ambizione berlusconiana.

MILANO - Il fatto che sia bastata una sola sconfitta per rianimare il fantasma - per la verità mai completamente anestetizzato - di Sinisa Mihajlovic, la dice tutta sull’equilibrio precario che caratterizza l’attuale posizione di Cristian Brocchi sulla panchina del Milan.
E non parliamo solo della rivolta/invocazione popolare rossonera che ha investito tutti i social network con la richiesta a gran voce di far tornare il serbo a Milanello (un’esplosione di rabbia incontenibile che ha avuto come obiettivo primario Silvio Berlusconi, bersaglio di centinaia di messaggi di accuse e insulti da parte dei tifosi inferociti sulla sua pagina Facebook). Ma di un vero e proprio consulto tra lo stesso presidente rossonero ed Adriano Galliani nel corso di una movimentata telefonata intercorsa tra i due al termine della sanguinosa sconfitta del Milan sul campo del Verona.

Mai rinnegare sé stesso
Siamo seri, non è nemmeno lontanamente ipotizzabile che dopo essere andato contro tutto e contro tutti decidendo di licenziare l’allenatore serbo a sei giornate dalla fine e con una finale di Coppa Italia da disputare, Silvio Berlusconi decida di rinnegare sé stesso, richiamando al Milan l’ex tecnico blucerchiato. Dando ragione in un colpo solo prima di tutto a Galliani (l’ad aveva caldamente sconsigliato il presidente di fare un colpo di testa del genere) e poi a tutto il resto del mondo del calcio che aveva catalogato l’operazione Brocchi come una delle più grosse ed inspiegabili follie calcistiche degli ultimi trent’anni.

La lenta eutanasia rossonera
Al di là di quello che potrebbe accadere da qui alla fine della stagione - facile prevedere una lenta e dolorosa eutanasia rossonera, una deprimente marcia di avvicinamento alla finale di Coppa Italia contro la Juve, con il possibile addio di Brocchi all’indomani del 21 maggio - vale la pena fare una semplice considerazione sulla scelta di Silvio Berlusconi.
Perché parliamoci chiaro, estirpare letteralmente l’ex mediano rossonero dal suo dorato mondo della squadra Primavera per consegnarlo nelle fauci della prima squadra e di un’opinione pubblica inferocita non è sembrato proprio un gesto di riguardo nei confronti del povero Brocchi.

Le lusinghe del presidente
Il quale, lusingato ed affascinato dalla promozione insperata e soprattutto dalla prospettiva di diventare il nuovo Sacchi, ha accettato con entusiasmo il salto di categoria, senza considerare le conseguenze. E soprattutto senza dare il giusto risalto alle condizioni disastrose - fisiche ma soprattutto mentali - di una squadra dissestata da troppi anni di fallimenti in serie. Così, come certe donne, definite «crocerossine», sono pronte a buttarsi a capofitto nelle storie d’amore più complicate più che altro per mettere alla prova il loro talento taumaturgico, anche Cristian Brocchi ha accettato la sfida, sottovalutando il problema oppure sopravvalutando il potere della sua bacchetta magica.
Che - tra l’altro - dopo appena tre partite sembra aver già perso completamente ogni virtù terapeutica, con i devastanti risultati sotto gli occhi di tutti.

Lo sgarbo di Berlusconi
Oggi, alla luce della mortificante piega presa dagli eventi in Casa Milan, la decisione di promuovere Brocchi sulla panchina del Milan, lusingarlo e blandirlo con il salto di qualità da tecnico della Primavera ad allenatore della prima squadra, appare più uno sgarbo, uno scherzetto sgradevole rifilato da Berlusconi al suo pupillo, piuttosto che un gesto di stima e di affetto. Pare oggettivamente impensabile che Brocchi possa essere confermato anche per la prossima stagione e così, per sei sfigatissime giornate di campionato, il prode, coraggioso e temerario presidente del Milan si è tolto lo sfizio di bruciare un altro tecnico dalle grandi potenzialità. Il terzo, dopo Seedorf e Inzaghi. Complimenti vivissimi.

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