25 novembre 2020
Aggiornato 20:30
Calcio - Serie A

Milan: da Berlusconi a Brocchi i conti non tornano

Il passo del gambero dei rossoneri continua a esasperare i tifosi. Anche l’ennesimo cambio di panchina a Milanello sembra aver esaurito i suoi benefici effetti e, grazie anche a scelte tattiche non proprio all’avanguardia, il Milan si ritrova a fare i conti con una crisi irreversibile.

MILANO - All’indomani della sconcertante e deprimente prova dei rossoneri si parla tanto di bocciatura delle 3 B (Bacca, Balotelli e Boateng), ma c’è chi ha aggiunto tra le note negative di Milan-Carpi anche la quarta B (Bonaventura) e, volendo allargare il campo, c’è la quinta B (quella del nuovo allenatore Brocchi) e perfino la sesta B (quella di Bertolacci, ieri assente ma in assoluto la maggiore delusione della stagione milanista).

Sei B a rappresentare una debacle sono tante, ma tutte riportano alla madre di tutte le B, l’unica veramente responsabile dell’ennesimo fallimento del Milan: la maiuscola e presidenziale B di Silvio Berlusconi.

Le responsabilità di Berlusconi

Logico risalire al numero uno rossonero, innanzitutto perché è a lui che bisogna ricondurre tutte le scellerate decisioni delle ultime mortificanti cinque stagioni, ma soprattutto perché è solo di Berlusconi - contro tutto e contro tutti - la paternità della scelta di sostituire Mihajlovic con Brocchi a sei giornate dalla fine del campionato e con una finale di Coppa Italia ancora da disputare.

Il coraggio di allenare il Milan

La sconfortante esibizione del Milan al cospetto di un modestissimo Carpi ha confermato - qualora ce ne fosse bisogno - che i limiti della qualità del gioco rossonero non possono essere imputati solo al tecnico di turno. Un’analisi che giustifica e parzialmente assolve tutti i precedenti allenatori milanisti (Allegri, Seedorf, Inzaghi e naturalmente Mihajlovic) che negli ultimi cinque anni hanno avuto il coraggio di sedersi sulla panchina di Milanello per tentare di risollevare questo povero diavolo. 

Nessuno gioca con il 4-3-1-2

Tornando alla strettissima attualità, l’umiliante pareggio senza gioco e senza qualità ottenuto contro il Carpi ha sintetizzato la totale infondatezza delle strampalate idee di calcio di Berlusconi. È a lui che si deve il «suggerimento» offerto a mister Brocchi di cambiare modulo per l’ennesima volta e presentare il Milan con un 4-3-1-2. 

Al di là dell’evidente mancanza nella rosa rossonera di un calciatore con le caratteristiche tecnico-tattiche per poter svolgere con efficacia il lavoro di mezzapunta, assistman e uomo faro del gioco milanista (Boateng ieri è stato letteralmente imbarazzante), a lasciare perplessi è un’altra considerazione: se il 4-3-1-2 è ormai desueto ci sarà un motivo, o no?

In Europa pochissime eccezioni

In Europa, tranne pochissime eccezioni (Deportivo La Coruna, Empoli, Roda e Utrecht), nessuno utilizza il modulo amato da Silvio Berlusconi. Un amore decisamente anacronistico visto che il calcio di oggi lascia sempre meno spazio alla creatività e al talento di un uomo solo dietro le punte. Ormai ogni allenatore che si rispetti tiene le linee di difesa e centrocampo a strettissima distanza l’una dall’altra e quando lì in mezzo capita per sbaglio un trequartista avversario viene inesorabilmente schiacciato.

Zero gioco sulle fasce

La partita con il Carpi ha ulteriormente evidenziato le difficoltà rossonere nel costruire manovre offensive. Con un modulo senza più esterni, lo stucchevole possesso palla gestito dai vari Montolivo, Poli e Bonaventura (76,9 %, record del campionato italiano) si è rivelato fine a sé stesso, un giro palla inutile e noioso terminato invariabilmente in un imbuto centrale. Proprio lì, in mezzo all’area di rigore del Carpi, dove mister Castori aveva eretto un muro invalicabile contro cui ha finito per cozzare ogni tentativo di azione d’attacco del Milan.

E difatti in quelle rarissime circostante in cui Abate sulla destra e Antonelli sulla sinistra sono riusciti a creare superiorità e liberarsi per andare sul fondo, sono nati i principali pericoli per la difesa emiliana.

Nessuno lo dica a Berlusconi

Guai però a far notare a Berlusconi che le sue idee di calcio sono datate, obsolete e soprattutto controproducenti per il Milan. Chi tocca i fili muore a Milanello e Brocchi, dopo le esperienze toccate ad Allegri, Seedorf e lo stesso Mihajlovic, sembra aver capito la lezione: meglio compiacere il presidente, anche a rischio di figuracce a ripetizione, piuttosto che andare incontro a licenziamento certo. 

Tutto giusto e comprensibile, ma ai tifosi del Milan chi ci pensa?