17 giugno 2019
Aggiornato 16:30

Milan: tutti in ritiro, tranne i veri colpevoli

Tutta la rosa del Milan è in ritiro punitivo a Milanello, ma chi è che dovrebbe essere messo in castigo continua a lavorare beatamente ad Arcore e in via Aldo Rossi, dove si decidono le sorti dell’ex club più titolato al mondo. Berlusconi, padre e figlia, e Galliani sono i principali responsabili della crisi rossonera e nessuno sembra essersene accorto.

MILANO - La chiave di lettura per cercare di dare un senso all’inquietante momento negativo vissuto dal Milan è offerta da Gennaro Gattuso, uno che di questioni rossonere se ne intende per aver vissuto dal di dentro una delle epopee più leggendarie della recente storia milanista. «Non so cosa stia suc­ce­den­do – le parole dell’attuale tecnico del Pisa –, ma il Milan ha bi­so­gno di ri­tro­va­re la sua iden­tità. Io un ri­ti­ro pu­ni­ti­vo non l’ho mai fatto in 15 anni e forse non l’avrem­mo mai ac­cet­ta­to. C’era una stra­da per­cor­ri­bi­le sem­pre, era­va­mo co­strui­ti per vin­ce­re e anche quan­do non lo era­va­mo c’erano men­ta­lità e ri­spet­to dei ruoli e della sto­ria».

I grandi ex evocano l’atmosfera

Ha ragione Gattuso, al Milan si è persa l’identità di un club che fino a qualche anno fa dettava legge in Italia e in Europa. Come Brocchi qualche settimana fa, e prima ancora Inzaghi, Ambrosini, Costacurta, Boban, tutti i grandi ex rossoneri continuano a non riuscire a spiegarsi perché i protagonisti di adesso non riescano più ad inalare quell’atmosfera magica che si respirava un tempo, quella che consentiva all’armata rossonera di sentirsi invincibile prima ancora di scendere in campo.

La regola dell’improvvisazione

La ragione è semplice: quell’atmosfera non esiste più, è evaporata, svanita, dissolta, esattamente come la voglia del presidente Berlusconi di investire ancora nel Milan e come la capacità di Galliani di mettere a segno dei colpi «da condor» sul mercato. I nuovi calciatori che arrivano oggi in rossonero non si inebriano - come succedeva un tempo - con il profumo ubriacante dei successi, dei trionfi, dello strapotere economico, tecnico e mentale. Chi sbarca oggi a Milanello annusa immediatamente i miasmi mefitici del fallimento, del disarmo, dell’abbandono, dell’improvvisazione e dell’assoluta incapacità di programmare. Ne viene permeato fino al midollo e gli effetti nefasti si vedono in campo, quando spesso e volentieri undici ragazzotti in maglia rossonera vagano per il campo senza sapere bene cosa fare e perché.

Tre allenatori a libro paga

Inutile girarci attorno, mai nessun allenatore al mondo potrà sconfiggere da solo questa funesta aria di depressione. Questo è un lavoro che dovrebbe toccare alla società a cui spetterebbe il compito di ristabilire l’ordine delle cose, ricostruire mattone dopo mattone un Milan vincente e fare sentire ai tesserati tutto il potere e la forza del club. 

Oggi, ad esempio, i dirigenti dell’Ac Milan dovrebbero interrogarsi sul perché il club abbia tutt’ora tre allenatori a libro paga; sul perché si manda la squadra in ritiro come se fosse colpevole di essere solo al sesto posto. Ma davvero Berlusconi e Galliani pensavano che questa potesse essere una squadra da scudetto o quanto meno da zona Champions League?

Scegliere un progetto e difenderlo

L’unica soluzione percorribile per venire fuori da queste infingarde sabbie mobili è scegliere un progetto tecnico (che sia targato Di Francesco, Donadoni o perfino Brocchi) e perseguirlo con serietà ed abnegazione. Ma soprattutto occorre mettere il presidente Berlusconi in condizioni di non nuocere con le sue continue esternazioni sempre sopra le righe e drammaticamente fuori luogo. 

Miha come Allegri, Seedorf e Inzaghi

Quello che sta accadendo quest’anno a Mihajlovic è un imbarazzante deja vu di ciò che è già toccato ad Allegri (nelle ultime due stagioni), a Seedorf e a Inzaghi. In condizioni normali, una società di calcio avrebbe il dovere di difendere a spada tratta il proprio tecnico da ogni tipo di attacco esterno, almeno fino al momento di un inevitabile licenziamento. Al Milan invece no, a fare i maggiori danni all’immagine dell’allenatore è proprio il fuoco amico (senza fare nomi, Silvio Berlusconi). Non passa domenica senza la frecciatina del presidente rossonero e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

In ritiro tutta la dirigenza

Se la squadra del Milan dichiara di essere compatta al fianco di Mihajlovic ma poi in campo non riesce a rispettarne le direttive è solo ed esclusivamente colpa dell’opera di delegittimazione costante messa in atto da Berlusconi nei confronti del tecnico serbo. Ecco perché oggi in ritiro a Milanello, prima ancora della rosa rossonera al completo, dovrebbe esserci tutta la dirigenza, dal presidente onorario ai due amministratori delegati. Tutti colpevoli di aver trascinato l’ex club più titolato al mondo in uno sprofondo rossonero da cui sarà difficile risollevarsi.