28 maggio 2020
Aggiornato 21:00
Calcio - Serie A

Crisi Milan, Galliani: «Ci chiediamo come mai»

L’amministratore delegato del Milan non si spiega le ragioni del crosso rossonero. Eppure le spiegazioni sono sotto gli occhi di tutti ed emergono in maniera imbarazzante indagando sulla gestione incomprensibile delle ultime campagne acquisti messe in piedi da Berlusconi e Galliani.

MILANO - «Ora solo la finale di Coppa Italia potrebbe cambiare la storia di questa stagione. Abbiamo due partite con la Juventus, prima in campionato e poi in Coppa. La verità è che si tratta di un momento difficile per noi, stavamo marciando ad un ritmo molto buono poi sono arrivati 2 punti in 4 partite e ci stiamo chiedendo come mai». A porsi la domanda da un milione di dollari è l’amministratore delegato per la parte sportiva del Milan, Adriano Galliani, cioè colui che dovrebbe essere il vero deus ex machina del club rossonero, il creatore di sogni e il materializzatore di incubi per il popolo milanista. 

Ecco i colpevoli

E se lui è il primo a non riuscire a darsi una spiegazione, allora la questione per il Milan si fa seria. Il problema è che Galliani non ammetterà mai - e probabilmente non potrebbe nemmeno farlo - che le colpe di un tale sfacelo sono tutte da condividere tra Silvio Berlusconi, la figlia Barbara e proprio lui stesso, il fido geometra di Monza, artefice di tutti i colpacci del recente mercato rossonero.

La domenica di El Shaarawy e Suso

Prendiamo ad esempio la giornata calcistica di ieri: mentre El Shaarawy segnava il gol del vantaggio giallorosso nel derby di Roma, lo spagnolo Suso trascinava il Genoa alla vittoria con una strepitosa tripletta e perfino il portiere del Napoli Gabriel parava un rigore a Udine, il Milan costruito da Galliani arrancava a Bergamo incassando l’ottava sconfitta in campionato e il secondo punto nelle ultime quattro sconcertanti partite. Cosa c’entra tutto questo? Semplice: i tre protagonisti di giornata sono tutti di proprietà del Milan, a conferma che qualcosa nelle scelte dirigenziali probabilmente non ha funzionato.

33 cessioni, solo 4 plusvalenze

Al di là del fatto che - come ricorda il collega Biasin - dal 2013 ad oggi Galliani ha speso 145 milioni per portare a Milanello 41 giocatori tra acquisti e prestiti per circa, a fronte di 33 cessioni e solo 4 plusvalenze, elementi che già dovrebbero bastare a condannare senza appello l’operato dell’ad, restano le perplessità sulla gestione di certe operazioni di concerto con la guida tecnica.

Quante scelte incomprensibili

Ad esempio, come è possibile decidere di iniziare la stagione con il 4-3-1-2 se in rosa manca un trequartista di ruolo funzionale ad un certo tipo di modulo? E ancora, deciso il passaggio al 4-4-2, come si fa a far partire in una stessa sessione di mercato - quella recente di gennaio - ben tre esterni (El Shaarawy alla Roma, Cerci e Suso al Genoa), lasciando al povero Mihajlovic solo Bonaventura e Honda ad agire sulle fasce, costringendolo poi ad utilizzare De Sciglio all’ala destra per mancanza di alternative? 

Sono solo alcuni dei quesiti che verrebbe voglia di rivolgere a Galliani. Chissà che trovata una risposta a queste domande, l’ad non riesca finalmente a capire i tanti perché di questo ennesimo fallimento a tinte rossonere.

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