17 ottobre 2019
Aggiornato 07:00

Milan, è rottura tra squadra e società

Appare al momento insanabile la frattura che si è creata tra Silvio Berlusconi e l’intera sua truppa, compatta nel difendere Sinisa Mihajlovic dagli attacchi vibranti del presidente rossonero. Abbiati, Montolivo, Romagnoli, tutti schierati a favore del tecnico. Ed ora la scelta del presidente è sempre più dura.

MILANO - Le parole pronunciate da Alessio Romagnoli a margine dell’evento Levissima organizzato al Portello, per quanto dispensate con le consuete abbondanti dosi di garbo ed educazione che tutti riconosciamo al difensore di Anzio, hanno avuto il potere di destabilizzare come una scossa di terremoto il già precario equilibrio in casa Milan.
E a questo punto la spaccatura tra società e squadra appare evidente e chissà se ancora sanabile.

Tutta la squadra è con Sinisa
Le continue esternazioni di Silvio Berlusconi, innervate da un profondo malcontento nei confronti di Sinisa Mihajlovic, se da una parte hanno comprensibilmente esacerbato il tecnico serbo sempre più convinto ad abbandonare la nave a fine stagione, dall’altra hanno avuto il pregio ineguagliabile di compattare la squadra attorno al suo allenatore.
Già nei giorni scorsi avevamo segnalato con malcelato stupore la dichiarazione a effetto di un uomo solitamente parco di parole come Christian Abbiati che, sollecitato sull’argomento, aveva messo in guardia la società: «Mandare via Mihajlovic sarebbe un errore imperdonabile».

Spaccatura squadra-società insanabile
Al vecchio capitano, già protagonista del lontanissimo scudetto 1998-99 targato Zaccheroni (un altro che ha vinto a Milanello malgrado l’ostracismo indisponente del presidente Berlusconi), si sono accodati tutti gli altri calciatori rossoneri, da Abate a Montolivo, in un’ideale processione laica mirata a rafforzare la posizione di Mihajlovic ed impedirne il licenziamento.
Probabilmente una tale levata di scudi è arrivata tardi. Troppo esasperate le divergenze tra presidente e allenatore per pensare ad un prosieguo di vita insieme, sotto lo stesso tetto, a lottare per i medesimi obiettivi. Malgrado le parole di circostanza pronunciate in settimana dal tecnico rossonero, il suo destino pare già scritto ed è lontano da Milano. 

Insensato ripartire da 0 ogni anno
A questo punto si tratta di capire quale potrebbe essere il futuro dell’ex club più titolato al mondo. È indubbio che la scelta di un nuovo allenatore a giugno vorrebbe dire ennesima rifondazione, per il quarto anno consecutivo, e non è certo questo il modo per provare a ricostruire dalle fondamenta una squadra che ha scritto pagine di storia del calcio italiano e internazionale. Se ogni anno, dopo aver costruito il primo piano si butta giù tutto e si riparte daccapo, è evidente che non ci sarà mai la crescita auspicata dai tifosi, sempre più immalinconiti da questa situazione incresciosa.

Tutto nelle mani di Berlusconi
E allora la speranza che alberga in tutti i cuori rossoneri è una sola: che Silvio Berlusconi, una volta scelto il nuovo allenatore (che sia Di Francesco, Donadoni, Montella, Brocchi, Lippi, o chissà chi altro), difenda la sua decisione con coraggio e determinazione fino alla fine. In un percorso di rinascita, complicato e impegnativo come quello intrapreso dal Milan, è normale dover affrontare dei momenti difficili, ma fermarsi al primo ostacolo e ripartire ogni volta dal via è una soluzione «tafazziana» non più tollerabile.