19 agosto 2019
Aggiornato 19:00

Milan, così non va: crisi d’identità e interpreti inadeguati

La compagine rossonera spreca una grande occasione per riavvicinarsi alla zona Champions della classifica e non approfitta di un prezioso duplice vantaggio sul campo dell’Empoli.

MILANO - La sintesi più asciutta, ma nello stesso tempo esemplare, dello strano momento storico vissuto dall’Ac Milan è firmata da Luca Antonelli, terzino rossonero cresciuto nel vivaio del Vismara e quindi ben consapevole di quale aura di grandezza si porti dietro l’ex club più titolato al mondo. Ebbene, il mancino milanista, abitualmente di poche parole, ha offerto agli osservatori un’istantanea da analizzare con cura a Milanello: «Una grande squadra come il Milan a non può farsi rimontare due volte».
Che poi la suddetta duplice rimonta sia andata in scena al Castellani di Empoli, sul terreno di una provinciale ancorché molto ben organizzata, è un dettaglio che non fa che rendere perfino più inquietante lo scenario.

Milan troppo «provinciale»
Come qualcuno ha saggiamente fatto notare, il Milan di Mihajlovic sta vivendo un percorso di «provincializzazione» tecnica, fermamente in antitesi con la storia internazionale e il blasone del club. Giocare con il 38% del possesso palla sul terreno dei toscani non può che rappresentare un insulto per chi come il presidente Berlusconi ha fatto del bel «giuoco» la mission aziendale della sua creatura. Ed infatti la crisi d’identità che si vive al Milan da qualche anno a questa parte è tutta lì: da una parte c’è una squadra che, visti i valori tecnici messi a disposizione dalla dirigenza all’allenatore di turno, non ha più gli strumenti per dettare legge né in Italia e tantomeno in Europa (dove peraltro non si affaccia più da qualche anno); dall’altra c’è una società che non accetta il ridimensionamento - malgrado ne sia responsabile - e continua a proclamare successi, trionfi, traguardi, salvo cozzare sempre contro l’amara realtà. 

Solo il 38% di possesso palla a Empoli
Oggi il Milan costruito a fatica da Mister Mihajlovic è un concentrato di calcio sparagnino: baricentro basso, linee stret­te, terzini schiacciati a copertura della propria area di rigore e ripartenze, non sempre spavalde e coraggiose come sarebbe necessario. Ed infatti Empoli-Milan racconta di una squadra rossonera letteralmente soverchiata dai ragazzi di Giampaolo sotto il punto di vista del gioco e purtroppo nemmeno così cinica da riuscire a difendere un doppio vantaggio nato da casualità, fortuna e dalla famelica voracità sotto porta del bomber Bacca.

Saponara novello Attila
Chiariamo una cosa, vista la qualità della rosa e il momento difficile della squadra, non si può nemmeno fare troppo i difficili di fronte al catenaccio e contropiede imposto da Mihajlovic, ma perché un tale sistema di gioco possa funzionare occorre che diversi aspetti del gioco - al momento ancora deficitari - vengano messi a punti. Perché va bene giocare di rimessa, consegnare agli avversari il pallino del gioco e puntare tutto sul concetto di azione-reazione, ma perché una tale scelta tattica possa produrre risultati accettabili è necessario che la fase difensiva sia gestita con cura estrema e attenzione maniacale (l’esatto contrario di quanto accaduto a Empoli dove nel primo tempo Saponara ha messo a ferro e fuoco la retroguardia rossonera e nella ripresa il gol del secondo pareggio è arrivato da una dormita colossale di tutto il reparto difensivo) e soprattutto che le ripartenze siano rapide, efficaci, ficcanti e non un concentrato di leziosità, ultimi passaggi fuori misura, movimenti insensati e indolenza (ogni riferimento a Mario Balotelli è puramente voluto).

Obiettivo Europa…League
Oggi Sinisa Mihajlovic ha probabilmente trovato l’unica strada che potrebbe consentire al Milan un approdo in Europa - anche se dalla porta di servizio dell’Europa League - nella prossima stagione. Ma per far funzionare questo sistema di gioco, così inconsueto per la gloriosa storia rossonera, occorre un’applicazione feroce che al momento si vede solo a tratti. E quella che sta per cominciare, con la semifinale di andata di Coppa Italia contro l’Alessandria e il derby, potrebbe essere la settimana decisiva per il futuro del Milan e del tecnico serbo. In bocca al lupo.