23 gennaio 2021
Aggiornato 14:30
Calcio | Milan

Scacco al re: Galliani è con le spalle al muro

Il malumore di una tifoseria compatta contro l’amministratore delegato, reo di gestire in maniera del tutto sbagliata il mercato del Milan, si sta diffondendo a macchia d’olio

MILANO - Se affidaste a qualcuno il compito di spendere al meglio i vostri soldi e vi ritrovaste alla fine con il portafogli vuoto e un pugno di mosche in mano come vi sentireste? Non crediamo di essere tanto distanti dalla realtà descrivendo in questo modo lo stato d’animo di Silvio Berlusconi, sempre più esterrefatto di fronte alle prestazioni scombinate e mortificanti di quella che ancora con tanto amore, dopo quasi 30 anni, continua a definire «la mia creatura». Parliamo naturalmente del Milan, alle prese con uno dei momenti più difficili della sua storia ultracentenaria.
La cosa più incresciosa e francamente intollerabile di tutta questa faccenda è che continuiamo a ripetere la stessa solfa da anni senza che si veda all’orizzonte il benché minimo segnale di cambiamento. Nulla di nulla, ognuno resta al proprio posto - soprattutto l’immarcescibile Galliani - e il Milan continua, anno dopo anno, a vivere «uno dei momenti più difficili della sua storia ultracentenaria», in un crescendo rossiniano insopportabile.

Tutti contro Galliani

L’insofferenza generale nei confronti dell’Ad però monta. Prima era solo una sparuta minoranza della tifoseria a contestare, poi la curva sud di San Siro, quindi l’intero popolo rossonero, mai così compatto come in questa crociata contro Adriano Galliani, colpevole di tanti, troppi misfatti che negli ultimi anni ne hanno compromesso definitivamente l’immagine.
Ad affastellarsi nel curriculum del geometra di Monza, come in una lercia fedina penale, una serie di macchie indelebili. Innanzitutto la totale intolleranza ad ogni forma di ingerenza nel suo lavoro: chi tocca i fili muore, c’è scritto accanto ai pali dell’alta tenzione. Più o meno quello che si legge sulla porta dell’ufficio di Galliani a Casa Milan.
Per informazioni, chiedere a Clarence Seedorf, delegittimato e quindi cacciato dopo aver provato ad alzare la voce con l’Adrianone rossonero.

Il tentativo di Barbara Berlusconi

E poi una serie di errori a raffica giustificati da un’unica mission: concludere affari con amici, amici degli amici e amici degli amici degli amici. Dimostrare che ci siano interessi personali alla base di una sfilza di trattative a dir poco incomprensibili è fuori dalla nostra competenza e sinceramente ci interessa anche poco. Ciò che emerge dalle ultime campagne acquisti rossonere è che questa metodologia di lavoro da parte di Adriano Galliani è frutto di una totale e assoluta incapacità di gestire il delicato compito di uomo mercato in maniera diversa.
Quanto sono lontani i tempi in cui una giovane e rampante Barbara Berlusconi provava a mettere all’angolo il vecchio Galliani con una serie di input, purtroppo mai presi seriamente in considerazione: un nuovo direttore sportivo giovane e intraprendente, osservatori preparati sparsi in giro per il mondo, capillare lavoro di scouting, programmazione etc. etc.

Mercato costoso e inconcludente

L’ultima campagna acquisti è stata la summa di tutta la conclamata incapacità di Galliani. Prima le dolorose sconfitte, con figuracce annesse, rimediate nelle trattative Jackson Martinez e Kondogbia; poi il tentativo maldestro di riguadagnare credibilità scialacquando 20 milioni di euro per Bertolacci, riscattato una settimana prima dalla Roma per 7,5; poi l’affare Bacca, scippato al Siviglia per la modica cifra di 30 milioni di euro (grazie ad una clausola rescissoria, altrimenti chissà fino a dove sarebbe arrivato Galliani); e via via tutti gli altri colpi di un mercato inconcludente alla fine del quale Sinisa Mihajlovic si è ritrovato tra le mani una rosa piena di buchi, nemmeno fosse una forma di groviera.
E patron Silvio con quasi 90 milioni di meno nelle tasche.

Salvini con Berlusconi: «Galliani non ne azzecca più una»

Ma ora qualcosa potrebbe davvero cambiare. A confermarlo le frecce velenose scagliate da Matteo Salvini nei confronti del sempre più solo amministratore delegato. Dopo aver assistito sconcertato alla sconfitta del Milan contro il Napoli accanto al presidente Berlusconi, il segretario della Lega Nord, grande tifoso rossonero, si è lasciato andare ad una confessione che potrebbe aprire scenari inquietanti per il geometra:«A Berlusconi sono stati presentati giocatori per quello che non sono», e ancora «Era la prima volta che vedevamo la partita insieme. È stato silenzioso perché con le mazzate che abbiamo preso non c'era da imprecare, c'era da deprimersi. Via Mihajlovic? No, assolutamente no. Lì è Galliani che non ne azzecca più una».

Anche ad Arcore qualcuno sembra averlo finalmente capito.