21 ottobre 2021
Aggiornato 14:30
A un mese dall'incidente nei test di Barcellona lo spagnolo rientra in pista

L'esperto: «Alonso? Tornerà al 100%, è un osso duro»

Questo weekend il campione asturiano risalirà sulla sua McLaren. Tutto il circus si chiede: sarà pronto a correre o il misterioso schianto avrà conseguenze psicologiche? Ecco l'opinione del mental coach Cesare Veneziani al DiariodelWeb.it

SEPANG – Il Gran Premio di Malesia sarà (anche) il Gran Premio dei ritorni. Quello della Manor-Marussia, presentatasi ai box nella gara inaugurale di Melbourne ma senza riuscire nemmeno a percorrere un metro: «Stavolta porteremo al debutto la vettura», promette il boss John Booth. Quello di Valtteri Bottas, bloccato in Australia da un'ernia al disco: «Ho fatto in modo di essere in forma e pronto a portare a casa il risultato», racconta. Ma soprattutto quello, attesissimo, di Fernando Alonso, fermo in panchina ormai da oltre un mese. Delle circostanze del suo misterioso incidente, nel frattempo, è emerso qualche ulteriore dettaglio. Lunedì il team ha rivelato per la prima volta che il pilota asturiano «ricorda il volante molto duro» negli istanti prima del botto: secondo il quotidiano spagnolo Marca si tratta della prima «spiegazione credibile», suffragata anche da una serie di foto che fanno pensare proprio ad un blocco dello sterzo. Più di questo, ancora non si sa. Nemmeno all'interno del team: «So che è difficile da credere, ma non capiamo ancora i motivi – ha insistito il boss Eric Boullier – Vi giuro che non stiamo nascondendo nulla».

ALONSO: «SARÀ UN WEEKEND DIFFICILE» – Qualunque cosa sia accaduta in quel maledetto 22 febbraio a Barcellona, però, la domanda più pressante per i sostenitori di Alonso riguarda comunque il futuro. In che condizioni, mentali e fisiche, il due volte iridato si ripresenterà in pista? Il diretto interessato ha ammesso di aspettarsi «un weekend difficile. Il caldo in Malesia è sempre molto duro per noi piloti, ma ho lavorato sodo sulla mia forma fisica e mi sento pronto». Lo è davvero, si chiede il circus? Oppure un episodio di questa portata avrà conseguenze a lungo termine sulla sua psicologia? Abbiamo chiesto il parere di un esperto, Cesare Veneziani, sport e mental coach. «Sono molti i piloti che hanno avuto incidenti terribili nella storia della Formula 1 – ricorda l'allenatore – Qualcuno, purtroppo, ci ha rimesso la vita, ma quasi tutti hanno continuato la loro carriera: da Lauda a Massa, passando per Barrichello e molti altri. Il pilota professionista ce l’ha nel sangue questa spinta ad andare, a non mollare mai, a continuare finchè si può. Anche se le ultime generazioni appaiono asettiche e spassionate, penso che molti di loro, intimamente, abbiano una voglia incredibile di arrivare davanti. Punto».

L’ESPERTO: «PREVARRÀ LA FAME DI VITTORIA»«Immagino siano Ecclestone e chi per lui a volerli così freddi – prosegue Veneziani – Credo sia per questioni di sponsor. Ad ogni modo, quando un ragazzo inizia a correre in kart non ha la vaga idea di cosa siano un contratto milionario, un jet privato e un titolo mondiale, e seppure dovesse averla non è roba che si porta nel casco. La stessa voglia di vincere che li forma come uomini, che li spinge a dare il massimo, a rischiare e a sognare, cambia forma e diventa carattere. Questa energia è dura a morire: pensate a Valentino Rossi, a Totti e Federer, a Kobe Bryant e allo stesso Schumi. Eterni. Ma anche loro sono uomini». Dunque, nell'intimo della psiche di Alonso, cosa prevarrà domenica quando si schiererà sulla griglia di partenza del circuito di Sepang: la volontà di rivincita o i suoi limiti umani? «Alonso è dell’81, non è più un ragazzo ed è un pilota pluridecorato e chissà, se avesse vinto di più con la Ferrari avrebbe già smesso – risponde lo sport coach – Ovviamente non ho la controprova e sono assolutamente convinto che il pilota spagnolo sia uno di quelli che la voglia di vincere ce l’ha nel sangue. Insomma, da un lato ci sono benessere, famiglia e affetti, prudenza anagrafica e quel buon senso di cui un uomo come Alonso sembra disporre. Dall’altro c’è l’energia irrazionale che punge tutti i piloti della terra sul dorso del piede, quella che fa schiacciare forte sull’acceleratore senza pensare troppo alle conseguenze. Chi corre lo sa bene. Difficile quindi fare una previsione su come andrà Alonso, ma se dovessi azzardare un pronostico direi che darà tutto, facendo il massimo per portare la nuova McLaren sul podio, sperando che la macchina sia all’altezza del pilota e che il nostro eroe sappia tenere in equilibrio i fili della testa, del fisico e del gas. Se la dovrà vedere contro le Mercedes, già in grande spolvero, e una Ferrari che con Vettel sembra voler ripartire di slancio. Ossi duri, come lui».