1 dicembre 2020
Aggiornato 03:30
Invasione di campo

Sliding doors al Milan. Abbiati, Agazzi, Amelia, Gabriel, Perin, chi entra e chi esce?

Inizia a delinearsi la struttura portante del Milan per la prossima stagione. Si parte naturalmente dalle fondamenta, cioè dai portieri: Abbiati rinnova per un altro anno, Agazzi arriva e Gabriel resta. Ma può davvero bastare così?

Abbiamo registrato non più tardi di qualche giorno fa, prima dal patron Silvio Berlusconi, poi dalla figlia Barbara in occasione dell’inaugurazione di Casa Milan, il fermo proposito di riportare il Milan ai trionfi che ne hanno caratterizzato il recente passato.

Poi però, come ci insegnano fin da bambini, alle chiacchiere dovrebbero seguire i fatti, ed immediatamente la faccenda inizia ad ingarbugliarsi.

Lasciando infatti da parte tutte le questioni e gli interrogativi legati al nuovo allenatore che avrà l’onere di recuperare “i resti“ del Milan e provare a farne una squadra, tralasciando anche le difficoltà economiche che stanno costringendo Galliani a rinunciare al riscatto di Rami e Taarabt, due delle note più liete della stagione, sperando in uno sconticino sul prezzo d’acquisto da parte di Valencia e Queen’s Park Rangers, a via Aldo Rossi hanno subito preso in mano la questione portiere.

La prima mossa è stata quella di proporre un rinnovo, naturalmente accettato, di un altro anno di contratto a Christian Abbiati, reduce da una stagione tutt’altro che indimenticabile dal punto di vista tecnico e soprattutto caratterizzata da una serie infinita di acciacchi, malesseri, infortuni piccoli e grandi. Niente di sconvolgente visto che stiamo parlando di un calciatore di 37 anni, con una quasi ventennale esperienza sui campi di gioco. È più che normale che Abbiati si porti dietro tutto il corredo di fastidi fisici legati all’età e all’usura.

Poi c’è Michael Agazzi, portiere preso a parametro zero (ma va?) dalla previdente dirigenza rossonera, affrettatasi a mettere le mani su un ragazzo di quasi 30 anni, quasi fosse una specie di Courtois. Nulla contro l’estremo difensore ex Cagliari e Chievo, per carità, ma sulla carta non si tratta certo del prospetto ideale su cui costruire il futuro del Milan. Un discreto secondo portiere, forse.

Ok, ma dietro chi?

Perché, con Amelia ormai in partenza, destinazione Firenze o Cagliari, e Coppola a fare da quarto per allenarsi in numero pari, resterebbe al Milan solo Gabriel. Il portiere brasiliano sembra dell’idea di rinunciare ancora una volta ad andare a fare esperienza altrove, convinto di potersi giocare le sue carte in rossonero. Complimenti all’autostima del ragazzo, ma da quel poco che abbiamo visto ogni qual volta Massimiliano Allegri ha avuto l’ardire di schierarlo da titolare, l’impressione è che il portiere classe ’92 possa considerarsi ancora quantomeno acerbo.

La speranza dei tifosi rossoneri è che la questione-portieri non venga ritenuta chiusa qui. Da qualche mese c’è un nome che ritorna spesso e volentieri nei discorsi di calciomercato legati al Milan, quello di Mattia Perin, estremo difensore del Genoa, entrato – dopo una stagione straordinaria - a pieno titolo nel giro della Nazionale (per Prandelli sarà il terzo, dopo Buffon e Sirigu, ai mondiali in Brasile). Resta da capire se l’accostamento Perin-Milan continua a trovare proseliti vista l’amicizia secolare che lega il presidente dei rossoblu Preziosi a Galliani oppure realmente qualcosa bolle in pentola.

L’unica cosa certa è che il ragazzo di Latina, anche lui un classe ’92, ha di recente dichiarato di voler restare al Genoa almeno ancora un’altra stagione. Potrebbe essere la classica affermazione buonista di fine campionato ed è quello che si augurano i tifosi milanisti.

In caso contrario, una domanda sorge spontanea: è con il mirabolante trittico di portieri composto da Abbiati, Agazzi e Gabriel, che la famiglia Berlusconi pensa di poter tornare ad essere protagonista in Italia e in Europa?