15 agosto 2022
Aggiornato 18:00
Crisi di Governo

Mattarella scioglie le Camere, si vota il 25 Settembre

Quattro minuti, tanto è durato il discorso che Sergio Mattarella ha fatto nel pomeriggio al Quirinale per annunciare di aver sciolto le Camere e che si andrà al voto «entro settanta giorni», cioè il 25 settembre

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella  e il Presidente del Consiglio Mario Draghi in occasione della firma dei decreti
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente del Consiglio Mario Draghi in occasione della firma dei decreti Foto: Quirinale

ROMA - Quattro minuti, tanto è durato il discorso che Sergio Mattarella ha fatto ieri pomeriggio al Quirinale per annunciare di aver sciolto le Camere e che si andrà al voto «entro settanta giorni», cioè il 25 settembre. Un discorso «rigoroso» come è nel suo stile, dice chi lo conosce bene, in cui l'accento è stato posto sulla richiesta alle forze politiche di contribuire in modo «costruttivo» tutte quante ad adottare quelle «scelte indispensabili» contro la crisi economica e sociale che vanno prese subito anche con un governo in carica solo per gli «affari correnti».

Il capo dello Stato ha ribadito quello che ha pensato e detto a tutti gli interlocutori durante questa travagliata legislatura che ha visto nascere tre governi con tre maggioranze diverse: «Lo scioglimento anticipato del Parlamento è sempre l'ultima scelta da compiere, particolarmente se, come in questo periodo, davanti alle Camere vi sono molti importanti adempimenti da portare a compimento nell'interesse del nostro Paese».

«La situazione politica che si è determinata ha condotto a questa decisione», ha spiegato Mattarella, che ha ringraziato il presidente del Consiglio Mario Draghi e i ministri per «l'impegno profuso in questi diciotto mesi». Nessuna considerazione sulle responsabilità e sulla dinamica consumata tra e dentro i partiti, non è questo il suo ruolo, ora inizia la campagna elettorale e il compito del presidente della Repubblica è farsi da parte in attesa che si esprima la volontà popolare nelle urne. Solo un passaggio del breve discorso pronunciato nel Salone degli Specchi è dedicato ai fatti di ieri in Parlamento ed è puramente descrittivo: «La discussione, il voto e le modalità con cui questo voto è stato espresso ieri al Senato hanno reso evidente il venir meno del sostegno parlamentare al Governo e l'assenza di prospettive per dar vita a una nuova maggioranza. Questa condizione ha reso inevitabile lo scioglimento anticipato delle Camere».

Uno scioglimento che, nel paese ma anche fuori dall'Italia, ha suscitato preoccupazioni e dubbi sul vuoto di potere che si verrà a creare in questi due cruciali mesi, perciò Mattarella ha spiegato che anche a Camere sciolte il governo «dispone comunque di strumenti per intervenire sulle esigenze presenti e su quelle che si presenteranno tra la decisione di oggi e l'insediamento del nuovo Governo che sarà determinato dal voto degli elettori».

Ecco quindi cosa occorre, non perdere di vista ora che i partiti saranno concentrati e si sfideranno in una campagna elettorale estiva del tutto inedita: «Ho il dovere di sottolineare - ha detto Mattarella - che il periodo che attraversiamo non consente pause negli interventi indispensabili per fare fronte alle difficoltà economiche e alle loro ricadute sociali, soprattutto per quanto riguarda i nostri concittadini in condizioni più deboli. Indispensabili per contenere gli effetti della guerra della Russia contro l'Ucraina sul piano della sicurezza dell'Europa e del nostro Paese. Indispensabili per la sempre più necessaria collaborazione a livello europeo e internazionale».

Senza dimenticare le scadenze dell'attuazione del Pnrr a cui sono legati «necessari e consistenti fondi europei di sostegno» e il contrasto alla pandemia che, come mostrano i dati dei contagi e dei malati, non è ancora finita. Quindi questo è l'appello che il Presidente della Repubblica ha rivolto alle forze politiche che finora avevano fatto parte della stessa maggioranza ma che da domani, e in verità già da ieri hanno cominciato a sfidarsi: «Mi auguro che, pur nell'intensa, e a volte acuta, dialettica della campagna elettorale, vi sia, da parte di tutti, un contributo costruttivo, riguardo agli aspetti che ho indicato; nell'interesse superiore dell'Italia».

Come ha spiegato il costituzionalista Stefano Ceccanti, infatti, gli affari correnti non impediscono al governo e al Parlamento di legiferare ma soltanto di non poter usare la questione di fiducia, spesso unica via per superare le divergenze tra i partiti, come ha dimostrato anche il casus belli del dl aiuti. Quindi il problema è «politico», ossia se Pd, M5s, Lega e Fi saranno in grado di garantire il loro voto e non osteggiare con l'ostruzionismo parlamentare i provvedimenti in attesa di essere approvati, come il ddl Concorrenza, il dl Semplificazioni e il dl Infrastrutture. E soprattutto il nuovo ddl crisi, che doveva essere licenziato dal Consiglio dei ministri in questi giorni, con gli aiuti per famiglie e imprese su bollette e inflazione.

(con fonte Askanews)