15 agosto 2022
Aggiornato 18:00
Conte aumenta il pressing

Giuseppe Conte non spegne la graticola del Governo

Dopo una settimana convulsa, con i grillini decisi a far sentire le loro richieste raccolte in un documento consegnato mercoledì scorso a Draghi, ora il leader Giuseppe Conte ripete quelle che sono le sue intenzioni e del Movimento

Giuseppe Conte esce da Palazzo Chigi dopo l'incontro con il Presidente del Consiglio, Mario Draghi
Giuseppe Conte esce da Palazzo Chigi dopo l'incontro con il Presidente del Consiglio, Mario Draghi Foto: Agenzia Fotogramma

Giuseppe Conte non spegne la graticola del governo. Anzi, butta altro carbone sul fuoco. Prima attraverso i social e poi intervenendo a Bisceglie al Digithon 2022, aumenta il pressing sul premier Mario Draghi a cui chiede un cambio di passo «immediato». Il voto in Senato della prossima settimana su cui, pubblicamente, continua a non sbilanciarsi, è un passaggio chiave. Ma presumibilmente, salvo sorprese, dovrebbe tentare di mantenere la deadline che lui stesso si è dato: le risposte sui 9 punti del documento consegnato a Draghi nel faccia a faccia a Palazzo Chigi di due giorni fa dovranno arrivare entro il mese.

Evidentemente c'è però la necessità di far veicolare il messaggio che, in caso di rottura, le motivazioni sarebbero «responsabili» nei confronti del «Paese». Il presidente dei Cinque Stelle spiega che nel documento consegnato a Draghi ci sono «paletti inderogabili» tra cui un «piano straordinario» per famiglie, imprese e autonomi, un «taglio robusto del cuneo fiscale», il varo di un «salario minimo». Dunque, è il ragionamento, il «vero discrimine» passa per la «concreta determinazione» di affrontare le «urgenze», altrimenti «la responsabilità di aspettare che la situazione peggiori non la possiamo condividere» e il Movimento si tirerebbe fuori. L'avvocato lo ripete come un mantra, che il M5s è responsabile «verso il Paese» e se si deciderà per la rottura, non sarà per il Ponte sullo stretto di Messina (puntualizza ironizzando senza citare direttamente una delle battaglie del leader della Lega Matteo Salvini) ma per ragioni «serie».

Tra i pentastellati, dove le spinte centrifughe sono sempre più forti, c'è chi torna a far notare che seppure il premier abbia precisato che in caso di uscita del M5s l'esperienza del governo volgerebbe al tramonto, i numeri per proseguire Draghi li avrebbe eccome. Ma le crisi rischiano sempre di scivolare nel buio.

Da Insieme per il futuro arriva infatti un «appello - firmato dal ministro Luigi Di Maio e dai capigruppo Primo Di Nicola e Iolanda Stasio - alle forze politiche presenti in Parlamento» per pianificare «un percorso che porti il governo alla fine della legislatura» perché «una crisi di governo adesso avrebbe effetti devastanti per il futuro dell'Italia». E il segretario del Pd, Enrico Letta, di prima mattina con un tweet aveva voluto chiarire per «evitare fraintendimenti» che il governo Draghi è «per noi l'ultimo della legislatura».

Sul salario minimo il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, sta provando a trovare la quadra da tempo. Oggi il ministro dell'Economia Daniele Franco ha sottolineato che la riduzione del cuneo fiscale è «prioritaria» e che troverà spazio nella legge di bilancio. E chi, tra le forze politiche (che Conte «sfida» a fornire anch'esse una valutazione sui nove punti M5s) potrebbe dirsi contrario ad un piano straordinario per famiglie, imprese e autonomi.

Resta il nodo della fiducia sul decreto Aiuti in Senato, la prossima settimana, e dunque prima della deadline, dove i regolamenti non consentono di giostrarsi tra voto favorevole sulla fiducia e contrario al provvedimento (come si può fare alla Camera dei deputati) perché il voto è unico. Peserà allora qualche segnale che potrà arrivare da Palazzo Chigi per evitare un incidente più grave delle defezioni che a Montecitorio si sono già registrate ieri tra i banchi dei grillini, oltreché della Lega.

(con fonte Askanews)