27 ottobre 2020
Aggiornato 21:30
Riforme

Il Partito Democratico rilancia la battaglia per il superamento del «bicameralismo perfetto»

A presentare l'iniziativa quasi l'intero vertice dem, guidato dal segretario Nicola Zingaretti, secondo il quale «l'ampio sostegno al Sì non aveva il sapore dell'antipolitica ma della voglia di cambiare»

Il Segretario del PD, Nicola Zingaretti
Il Segretario del PD, Nicola Zingaretti ANSA

Il Partito Democratico rilancia la battaglia per il superamento del bicameralismo paritario con la presentazione di una proposta di legge costituzionale che punta, come recita la bozza del testo diffusa giovedì mattina, alla «razionalizzazione del parlamentarismo attraverso la valorizzazione del Parlamento in seduta Comune per la definizione dell'indirizzo politico nazionale, l'introduzione della sfiducia costruttiva e di nuovi elementi di differenziazione di Camera e Senato».

A presentare l'iniziativa quasi l'intero vertice dem, guidato dal segretario Nicola Zingaretti, secondo il quale «l'ampio sostegno al Sì (nel referendum costituzionale, ndr) non aveva il sapore dell'antipolitica ma della voglia di cambiare». Per i democratici il taglio dei parlamentari è un «punto di partenza», come è confermato, sottolinea il capogruppo alla Camera Graziano Delrio, dai calendari parlamentari che testimoniano l'avanzamento dei «correttivi» alla riforma.

Tra le innovazioni introdotte dal testo e riassunte dal senatore Dario Parrini, l'affidamento al Parlamento in seduta comune di «competenze cruciali, dalla legge di bilancio alla ratifica dei trattati internazionali, dall'autorizzazione all'aumento dell'indebitamento alla votazione della fiducia iniziale al Governo e della eventuale sfiducia costruttiva; un elemento volto a rafforzare la stabilità del Governo».

La proposta prevede l'integrazione del Senato con l'elezione di un senatore per ogni consiglio regionale e provincia autonoma, e conferisce nuovi poteri anche al presidente della Repubblica, che potrà revocare i ministri, sempre su proposta del presidente del Consiglio come accade per la loro nomina. Per Stefano Ceccanti nella visione del Pd «il Parlamento è uno e trino. Uno perché valorizziamo la sua composizione in seduta comune per importanti compiti istituzionali, trino perché ciascuna delle due Camere si specializza» e perché «la Camera ha l'ultima parola sulle leggi ordinarie, rompendo il meccanismo della navetta».

Ottimista Dario Franceschini, capodelegazione democratico nel Governo: «Abbiamo registrato delle parziali aperture delle opposizioni, far funzionare il Paese serve a tutti». Ma c'è un obiettivo anche politico, sintetizzato dal vicesegretario Andrea Orlando: quello di «superare una discussione tutta legata alla retorica anti-casta, di uscire da un dibattito falso rispetto ai veri problemi». Per centrarlo, dal Nazareno pensano di lanciare una campagna di massa, come si diceva un tempo. «È necessario - ha osservato - che questo passaggio sia accompagnato da una iniziativa popolare; coinvolgeremo a tutti i livelli il partito, con una mobilitazione delle articolazioni di base, una raccolta di firme».

«Questa iniziativa, questo contributo che mettiamo a disposizione della discussione parlamentare - spiega Zingaretti - credo che incontri un terreno favorevole in questo momento, di maggiore collaborazione e vocazione unitaria nella maggioranza». Secondo il leader del Pd «non c'è per fortuna una chiusura pregiudiziale dei leader della destra ad aprire un confronto su modelli diversi». La riforma non serve «per rimettere in discussione le basi costituzionali ma per avere un sistema più efficiente», garantisce Zingaretti che apre al confronto anche «con i costituzionalisti e il mondo della cultura».

Dopo le elezioni regionali Zingaretti crede nella ritrovata centralità del suo partito. Nel Movimento 5 stelle vede «una evoluzione positiva». Sull'ipotesi di riforma, dice, «non ho visto muri, contrapposizioni, dinieghi». Zingaretti lancia anche segnali agli alleati sulla legge elettorale. «Credo che la soglia del 5 per cento sia una soglia non discutibile», avverte, lasciando invece una porta aperta sulla questione delle preferenze, lanciando una proposta che però è «posizione personale. Forse - dice - il sistema che unisce la necessità di unire eletti ed elettori dentro un sistema proporzionale è il sistema - che abbiamo cancellato, ahimè - delle province e del Senato».

(con fonte Askanews)