12 aprile 2021
Aggiornato 08:30
Partito Democratico

La legge elettorale è in una palude, ma il congresso del PD sembra già iniziato

C'è anche la legge elettorale ad infiammare il dibattito interno al Pd, nonostante il tema - con la nascita del nuovo Governo - non sia affatto all'ordine del giorno in Parlamento

Nicola Zingaretti, Segretario del Partito Democratico
Nicola Zingaretti, Segretario del Partito Democratico ANSA

C'è anche la legge elettorale ad infiammare il dibattito interno al Pd, nonostante il tema - con la nascita del nuovo governo - non sia affatto all'ordine del giorno in Parlamento. La discussione in casa democratica scoppia dopo un articolo apparso sulla Stampa in cui si parla di una «svolta maggioritaria» di Nicola Zingaretti, riprendendo parole pronunciate ieri dal segretario democratico alla direzione del Pd del Lazio. Una svolta che Matteo Orfini contesta, ingaggiando un botta e risposta con il Nazareno a colpi di note ufficiali e contro-repliche. Ma basta guardare le reazioni di Lega e M5s per capire che si tratta soprattutto un dibattito interno al Pd, ormai in pieno clima pre-congressuale.

Zingaretti, spiega un parlamentare democratico, parlando alla direzione del Pd laziale ha sostanzialmente effettuato una «presa d'atto», la constatazione che con il nuovo quadro politico che si è determinato intorno al governo Draghi è ormai molto difficile pensare di riuscire ad approvare quella legge elettorale proporzionale con sbarramento sulla quale si era investito nei mesi scorsi. Non è un caso che il testo base che giace in commissione - votato da Pd-Leu-M5s e sul quale si era astenuta Iv - sia di fatto in un cassetto. Spiega ancora il parlamentare Pd: «Prima si pensava che piano piano Fi si sarebbe convinta a votare la legge proporzionale, staccandosi da Lega e Fdi. Si scommetteva su una 'maggioranza Ursula' che avrebbe permesso ai berlusconiani di emanciparsi. Ma ora, con la Lega a sostegno di Draghi, Fi non si smarcherà...».

In questo quadro, sarebbe il ragionamento spiegato dal parlamentare Pd, si deve agire su due fronti: innanzitutto, rilanciare l'alleanza con M5s, perché altrimenti con la legge elettorale attuale di fatto non ci sarebbe competizione in tutti i collegi uninominali. Secondo, se effettivamente non ci saranno le condizioni per una legge proporzionale si dovrebbe ragionare perlomeno su un meccanismo più equilibrato, perché con il taglio dei parlamentari e un terzo dei collegi uninominali si potrebbe determinare di fatto un super-premio di maggioranza a favore del vincitore. Meglio, allora, regolamentare tutto prevedendo un premio che dia il 55% dei seggi al vincitore, un modo per garantire la governabilità ma anche per evitare che in determinate circostanze la minoranza possa essere eccessivamente sottorappresentata e la maggioranza diventi, al contrario, onnipotente e possa decidere tutto da sola, anche le riforme della Costituzione.

Un discorso, però, «prematuro», ammette anche il parlamentare Pd. E per rendersene conto è sufficiente ascoltare la reazione di Matteo Salvini, da sempre pro-maggioritario: «La legge non è una priorità per noi. Io e tutta la Lega siamo impegnati sul piano vaccinale, rimborsi e aiuti per famiglie e imprese». E il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Giuseppe Brescia, M5s, non pare affatto entusiasta dell'idea di rinunciare al proporzionale: il testo base è quello approvato per il proporzionale, ha spiegato ai suoi, adesso sarebbe bene concentrarsi sul voto dei diciottenni al Senato e il voto elettronico.

Al contrario, appunto, il dibattito ferve nel Pd. Orfini attacca: «Leggiamo sui giornali che ci sarebbe un accordo Zingaretti-Salvini per quel maggioritario a cui il segretario alludeva ieri. Riassumendo: abbiamo tagliato i parlamentari per subalternità al M5s e ora facciamo il maggioritario per compiacere la destra. Ovviamente avendo negli organismi deciso di fare esattamente l'opposto. Mi chiedo se arriverà mai un momento in cui il gruppo dirigente del Pd proverà a fare una cosa semplice: non quello che vogliono Di Maio e Salvini, ma quello che vuole il Pd».

Parole che provocano la reazione del partito: «Creare polemiche infondate, partendo da articoli di giornale, fa parte del degrado politico nel quale è precipitato il confronto interno del Pd contro il suo gruppo dirigente. La proposta del Pd è nota - prosegue il Nazareno - discussa dopo tre riunioni della direzione nazionale e votata all'unanimità. Questa proposta, portata in tutte le sedi parlamentari di maggioranza e di confronto con l'opposizione, è e rimane la posizione del Pd». Ulteriore replica di Orfini: «Il degrado è decidere una cosa negli organismi e fare l'opposto». La legge elettorale, per ora, è in una palude. Ma il congresso del Pd sembra già iniziato.

(con fonte Askanews)