24 luglio 2021
Aggiornato 19:30
Centrosinistra

Zingaretti si dimette da Segretario del PD: «Mi vergogno di un partito che parla solo di poltrone»

L'annuncio su Facebook: «Da 20 giorni nel partito che guido si parla solo di poltrone e primarie mentre in Italia riesplode il Covid: me ne vergogno»

L'ex Segretario del PD, Nicola Zingaretti
L'ex Segretario del PD, Nicola Zingaretti ANSA

Nicola Zingaretti spariglia, di fronte alla guerriglia ormai quotidiana delle minoranze il segretario Pd sceglie la mossa a sorpresa delle dimissioni, lo fa usando toni duri nei confronti del suo stesso partito. Uno scarto che - assicurano in molti - il leader non aveva anticipato praticamente a nessuno, se non alla sua cerchia strettissima, nemmeno il vice-segretario Andrea Orlando - riferiscono - sarebbe stato a conoscenza della decisione annunciata via Facebook a metà pomeriggio. Massima, a questo punto, l'incertezza sul prosieguo. Subito è partito il coro di dichiarazioni di solidarietà e di appelli a restare e sono in molti a scommettere su questo esito all'assemblea del 13-14 marzo. Ma i parlamentari più vicini a Zingaretti garantiscono che il segretario «non sta giocando» e che «le dimissioni resteranno sul tavolo» in ogni caso.

Il leader Pd parla di «stillicidio» e va giù duro: «Mi vergogno che nel Pd da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie». E ancora: «Ho chiesto franchezza, collaborazione e solidiarietà pe fare subito un congresso politico sull'Italia. non è bastato». Ma «la guerriglia quotidiana ucciderebbe il Pd» e allora «visto che il bersaglio sono io, per amore dell'Italia e del partito non mi resta che fare l'ennesimo atto per sbloccare la situazione». Dimissioni dunque, e «ora tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità».

Il primo a chiedere di restare è Matteo Ricci, il coordinatore dei sindaci Pd, ma poi è praticamente un coro unanime, anche se Base riformista aspetta la fine della giornata per unirsi all'appello a restare. A chiedere di rimanere sono un po' tutti: Andrea Orlando, Roberto Gualtieri, Luigi Zanda, il capodelegazione Pd al parlamento Ue Brando Benifei, Cesare Damiano, Dario Franceschini, Gianni Cuperlo. Quindi, nel tardo pomeriggio, anche Graziano Delrio e poi Lorenzo Guerini e Andrea Marcucci. Solo Matteo Orfini rimane in silenzio.

I giochi si faranno all'assemblea e, appunto, la convinzione diffusa è che Zingaretti abbia voluto giocare una mossa per mettere all'angolo la minoranza e costringerla a confermarlo segretario, stroncando così quel «logoramento» che i suoi denunciano. Spiega ancora il parlamentare zingarettiano: «Lui aveva aperto alla discussione congressuale, ma loro hanno rilanciato dicendo 'si fa dopo le amministrative'. Ma questo significa che l'obiettivo è un logoramento inaccettabile».

Dunque, «l'assemblea è sovrana, deciderà se eleggere un reggente che porti al congresso appena la situazione sanitaria lo permetterà o se eleggere un vero e proprio nuovo segretario fino al 2023». Il fronte di maggioranza proverà appunto a confermare Zingaretti, ma a questo punto bisognerà attendere per capire davvero se il leader sarà disponibile.

Cuperlo: «Basta caminetti e notabili, rifondare il partito»

«Non ho poltrone da difendere, ho rinunciato a un collegio considerato sicuro e sono da due anni in cassa integrazione come altre decine di dipendenti del Pd. Detto ciò, con altri ho denunciato un correntismo esasperato quando dirlo non era propriamente di moda». Lo dice a 'La Stampa' Gianni Cuperlo, membro della direzione del Pd e presidente della Fondazione Dem.

«Penso - aggiunge - che il Pd abbia bisogno di essere rifondato nel suo modo di discutere, di organizzarsi sui territori, dove spesso è ostaggio di notabilati inamovibili. E anche nel modo in cui seleziona una classe dirigente fuori da logiche di fedeltà e rendite di potere. Ecco perché io non mi vergogno, io voglio ribaltare questa concezione della politica».

Per Cuperlo, nel Pd «il punto non è l'amalgama» ma il fatto che dalla nascita del partito «è cambiato il mondo e adesso la prova è ricollocare quel progetto nella società italiana dei prossimi anni. Il tema è la nostra identità, la lettura che diamo dei conflitti aperti e la capacità di essere un'alternativa credibile alla destra sul terreno dei valori, delle coerenze e anche della qualità di una classe dirigente».

«Io mi auguro che l'assemblea convocata per il 13 e 14 marzo respinga con convinzione le dimissioni di Nicola e spero che, nonostante l'amarezza, lui possa ritornare sulla sua decisione», altrimenti «l'alternativa non potrebbe che essere una transizione verso un congresso appena le condizioni lo consentiranno. Questo non è tempo di caminetti, esiste una questione democratica che investe il Paese con elezioni rinviate per la pandemia. Ma la democrazia non si può sospendere all'infinito e il Pd di quella democrazia ha sempre fatto la sua bandiera».