17 dicembre 2018
Aggiornato 11:01

Ancora «tensioni» sui rifiuti nel governo (che lunedì sbarca a Caserta)

All'inizio della prossima settimana sarà firmato il protocollo per la Terra dei fuochi. Ma Salvini continua a chiedere gli inceneritori, mentre Di Maio è contrario

Il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini mostra la statuetta del ministro del Lavoro dello Sviluppo economico e vicepremier Luigi Di Maio
Il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini mostra la statuetta del ministro del Lavoro dello Sviluppo economico e vicepremier Luigi Di Maio (Angelo Carconi | ANSA)

ROMA – Non si placa la guerriglia polemica fra M5S e Lega: mentre il governo annuncia la firma, in programma lunedì a Caserta con lo schieramento di mezzo governo, di un protocollo per «azioni» a favore della Terra dei fuochi, la giornata scorre sempre segnata dalle bordate reciproche sul tema dei rifiuti, oltre che da rinvii e intoppi nel cammino del ddl anticorruzione in commissione alla Camera.

Polemica sorprendente
«Gli inceneritori sono fondamentali: devono scegliere gli enti locali, sindaci e regione, ma tutti dicono 'da me no', quindi li faremo e senza ceppa», è il primo rilancio di Matteo Salvini, segretario della Lega e vicepremier. «È uno schiaffo forte ai cittadini di questa città e di questa regione venire qui e dire che ci vuole un inceneritore a provincia», la replica non troppo diplomatica di Roberto Fico, presidente della Camera, campano ed esponente storico degli «ortodossi» M5S. «Credo che quella di Salvini sia stata una dichiarazione di pancia: non abbiamo alcun nuovo disastro in essere. Non torneremo indietro alle emergenze del passato», tiene il punto da parte sua il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa. Luigi Di Maio privilegia l'aspetto umano, nel suo commento: «Devo dire che mi ha un po' sorpreso la polemica di oggi perché ieri sera eravamo insieme con i sottosegretari, con Salvini, con il presidente Conte al vertice sul dl fiscale e si rideva e si scherzava in senso positivo, poi è iniziato di nuovo questo dibattito stamattina». Poi torna a chiudere la porta al leader leghista: «Non vedo perché si debbano creare tensioni inutili per una cosa che non essendo nel contratto non si può fare e non si farà».

Gli ostacoli per l'anticorruzione
«Lunedì saremo nella Terra dei fuochi, affronteremo il problema in modo organico e ne avrete di nuove», promette il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sempre impegnato a cercare un punto di equilibrio non facile fra i suoi partner e danti causa gialloverdi. Alla Camera intanto, un acuto rumore di ingranaggi arrugginiti accompagna il cammino del ddl anticorruzione: tema della contesa interna alla maggioranza, che causa rinvii delle sedute in commissione e polemici abbandoni delle sedute da parte dei deputati Pd, è la soglia della trasparenza fissata sui contributi ai partiti. I 5 stelle vorrebbero fissarla ai 500 euro, l'intesa di maggioranza era stata raggiunta sui duemila euro, ma, come spiega il sottosegretario M5S Vittorio Ferraresi, l'accordo raggiunto a palazzo Chigi «non è stato adeguatamente trasmesso e qualcuno nel Movimento ha preso delle iniziative su un punto, quello delle soglie per la tracciabilità delle donazioni ai partiti, che non era in discussione». Così, rinviato lo scabroso punto della tracciabilità ai lavori dell'aula, in commissione si riprende, ma suona sinistra per palazzo Chigi la battuta con la quale il sottosegretario leghista alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ospite di Zapping, risponde a una domanda sull'armonia che regna fra i partner gialloverdi sulla riforma del Coni: «Uno potrebbe osservare: su questa cosa sono d'accordo, mentre su tutto il resto...».