17 giugno 2019
Aggiornato 04:30
Terra dei fuochi

Salvini vuole gli inceneritori, Di Maio si oppone: «Così si aiuta la camorra»

Dissenso tra Lega e M5s sui rifiuti. Il ministro dell'Interno chiede «un termovalorizzatore in ogni provincia». Ma l'altro vicepremier è decisamente contrario

ll ministro dell'Interno Matteo Salvini durante la conferenza stampa nella sede della Prefettura di Napoli
ll ministro dell'Interno Matteo Salvini durante la conferenza stampa nella sede della Prefettura di Napoli ( ANSA )

NAPOLI – Sono i rifiuti il pomo della discordia di oggi fra i due partner della coalizione. Lunedì prossimo è in programma a Caserta la firma di un protocollo sulla terra dei fuochi: un atto simbolicamente molto forte su un tema storicamente caro al Movimento 5 stelle e ad alcuni dei suoi esponenti più in vista. Lo schieramento nella città della Reggia prevede il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, i vicepresidenti Luigi Di Maio e Matteo Salvini, rispettivamente leader del M5S e della Lega, i ministri dell'Ambiente e della Difesa Sergio Costa ed Elisabetta Trenta, entrambi espressione del M5S. Ai vertici del M5S suona perciò come una sfida aperta la dichiarazione di Salvini, in missione oggi in Campania, che chiede «un termovalorizzatore in ogni provincia». Risponde Di Maio prima con un'espressione non elegantissima: «Gli inceneritori non c'entrano una ceppa», poi rincarando la dose: «La camorra – avverte – ha investito sul business degli inceneritori». Camorra, parola pesante fra alleati: «E stavolta non arretriamo», fanno sapere fonti dei 5 stelle, di fronte all'ennesimo capitolo della difficile convivenza fra le due forze di governo.

Differenze tra alleati
«Occorre il coraggio di dire – apre le ostilità Salvini parlando a Napoli con i giornalisti – che serve un termovalorizzatore per ogni provincia perché se produci rifiuti, li devi smaltire. Non dovrei doverli imporre, so che sono decisioni che coinvolgono i sindaci, ma se c'è di mezzo la salute dei bimbi e c'è incoscienza da parte delle istituzioni locali, si può anche imporli. Se si trovano le localizzazioni bene, altrimenti le troviamo noi». Costa lo giudica politicamente «provocatorio» e tecnicamente lo liquida così: «Quando arriva l'inceneritore, o termovalorizzatore, il ciclo dei rifiuti è fallito. Quando si viene in Campania e si parla di terra dei fuochi – rincara la dose Di Maio – si dovrebbero tener presenti la storia e le difficoltà di questo popolo. La terra dei fuochi è un disastro legato ai rifiuti industriali (provenienti da tutta Italia) non a quelli domestici. Quindi gli inceneritori non c'entrano una beneamata ceppa e tra l'altro non sono nel contratto di governo», arma fine del mondo nelle polemiche fra gialli e verdi. Anzi, il M5s ricorda in una nota che il contratto di governo prevede il superamento degli inceneritori.

I punti di vista dei partiti
Parla Stefano Vignaroli, presidente M5s della commissione Ecomafie, e batte ancora sul leit motiv degli interessi della criminalità organizzata. «Come ha ricordato il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra, la camorra si è sempre interessata della gestione rifiuti, inclusa la costruzione d'inceneritori». Anche il presidente della Camera, Roberto Fico, scende in campo e senza mezzi termini chiama in causa il ruolo di Salvini come ministro dell'Interno: «Oggi – avverte – un'emergenza c'è in Campania: quella degli incendi negli impianti ed è lì che il Viminale ha una responsabilità importante che sono certo saprà fronteggiare molto meglio di come ha fatto finora». Quanto alla proposta sui termovalorizzatori, per Fico, campano come Di Maio e come Costa, sono «le peggiori ricette della vecchia politica». «Vogliamo risolvere i problemi, non creare polemiche», si legge in una nota congiunta delle leghiste Pina Castiello e Vannia Gava rispettivamente sottosegretaria per il Sud e all'Ambiente che, dopo aver elencato i dati sulla gestione campana del ciclo rifiuti, accusano: «Mentre per il resto del mondo i rifiuti danno energia, in Campania i rifiuti provocano disastri ambientali ed economici». E con Salvini si schiera Mara Carfagna di Forza Italia, che imputa a Di Maio la volontà di «difendere l'esistente che interessa, guarda caso, le organizzazioni criminali».