20 ottobre 2018
Aggiornato 08:55

I tecnici bocciano i conti del governo. Proprio come accadde a Renzi

L'Ufficio parlamentare di bilancio giudica «eccessivamente ottimistica» la stima di Tria, e il Pd protesta. Ma nel 2014 la stessa situazione riguardò loro
Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso dell'audizione sul Def alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato presso la Sala del Mappamondo a Montecitorio
Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso dell'audizione sul Def alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato presso la Sala del Mappamondo a Montecitorio (Maurizio Brambatti | ANSA)

ROMA – Anche l'Ufficio parlamentare di bilancio si schiera contro la manovra finanziaria. I tecnici non hanno infatti validato la previsione sul Prodotto interno lordo del 2019 contenuta nella nota di aggiornamento del Def, giudicandola «eccessivamente ottimistica – ha detto il presidente Giuseppe Pisauro nel corso di un'audizione al parlamento – sia per il Pil reale (1,5 per cento), sia per quello nominale (più 3,1 per cento nel 2019)». Ma che cosa è davvero questo Upb, secondo il quale i conti del governo Conte non tornano? Si tratta di un ufficio istituito nel 2014 per valutare in modo indipendente le previsioni macroeconomiche degli esecutivi. Già questo aggettivo, «indipendente», solleva non pochi dubbi: visto che, come ha sottolineato la stessa deputata del Movimento 5 stelle, Marialuisa Faro, ben tre suoi componenti sono stati nominati dal governo Renzi, ovvero il presidente Pisauro e i consiglieri Zanardi e Goretti.

Le reazioni dei piddini
La bocciatura delle loro stime programmatiche consentirà alle commissioni Bilancio di Camera e Senato (con il voto di un terzo dei componenti) di riconvocare in audizione il ministro dell'Economia Tria, che potrà a quel punto modificare le stime oppure no, motivando la sua decisione. Nulla di così clamoroso, dunque, sul piano pratico. Su quello politico, invece, il Partito democratico ha colto anche questa occasione per ricominciare con il solito coro di critiche alla politica economica dell'esecutivo. «Non ci siamo. Il Governo a testa bassa contro il mondo, le parole contro i fatti», tuona il parlamentare Stefano Ceccanti. E ancora: «Quando la capogruppo M5s in commissione bilancio, dopo la bocciatura della manovra, ha letto con voce solenne un foglio in cui elencava i nomi dei 3 componenti dell'Ufficio parlamentare del bilancio (con bassezze personali) ho avuto un brivido: sembrava la sentenza di un tribunale del popolo. O peggio», dichiara il capogruppo Pd in commissione Bilancio Luigi Marattin.

Quando succedeva a loro
Da che pulpito viene la predica, verrebbe da dire. Già, perché esiste già un precedente in cui l'Ufficio parlamentare di bilancio non validò il quadro macroeconomico del governo: era il 2014 e a palazzo Chigi c'era Matteo Renzi, quando le sue previsioni di crescita vennero definite troppo ottimistiche. Cosa accadde in quel caso? Semplicemente, l'allora ministro Padoan tornò in parlamento e mantenne la previsione di crescita, pur aumentando le stime del deficit: a quel punto arrivò la validazione. Insomma, per il Partito democratico quando i tecnici bocciano la manovra gialloverde è un disastro, quando bocciano quella del loro governo non succede nulla. Due pesi e due misure: come nel caso del deficit, che M5s e Lega hanno deciso di portare al 2,4%, sentendosi definire «irresponsabili», anche se nel 2017 lo stesso Renzi propose di farlo salire addirittura al 2,9%...