18 novembre 2018
Aggiornato 18:00

Il governo sfida l'Europa: sforare il 3% per risistemare le opere pubbliche

Già nella legge di Bilancio si potrebbe superare il limite imposto dalla Ue. Giorgetti: «Non lo escludo». Ma Bruxelles avverte: «Le regole vanno rispettate»
Il sottosegretario alla Presidenza, Giancarlo Giorgetti, esce dalla prefettura di Genova dopo il Consiglio dei ministri straordinario
Il sottosegretario alla Presidenza, Giancarlo Giorgetti, esce dalla prefettura di Genova dopo il Consiglio dei ministri straordinario (Simone Arveda | ANSA)

ROMA – Sarà il disastro di Genova a far scoppiare la prima guerra aperta tra governo e Unione europea? I piani alti dell'esecutivo lo avevano messo in chiaro fin dai primi giorni dopo il crollo del ponte Morandi: via ad un piano di opere pubbliche, a prescindere da qualsiasi limite di budget. Perfino l'austero ministro dell'Economia, Giovanni Tria, aveva dettato la linea: «Nessuno si dovrà trincerare dietro l’alibi della mancanza di fondi o di vincoli di bilancio». Questa dichiarazione d'intenti si è rapidamente trasformata in un'intenzione concreta: quella di sforare il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil, per portare avanti gli investimenti di manutenzione delle infrastrutture divenuti ormai improrogabili.

Muro contro muro
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ha anticipato che la famigerata soglia imposta dalle regole europee potrebbe essere superata già dalla prossima legge di Bilancio: «Non escludo niente – ha commentato a Sky Tg24 Pomeriggio – Penso che questo fatto nuovo, che ha dato una scossa a tutta la classe politica oltre che all'opinione pubblica, rispetto al fatto che abbiamo un patrimonio infrastrutturale in grave deficit di manutenzione, rende necessario un grande piano di investimento sulle opere pubbliche. Si tratta di spese in conto capitale, che speriamo vengano giudicate dalla Commissione europea in modo diverso rispetto al passato e che si comprenda che il Paese ha bisogno di questa operazione. Sarà una negoziazione difficile che intendiamo fare, perché pensiamo di essere nel giusto». Già: il negoziato con l'Europa per ottenere una deroga alle regole comunitarie si preannuncia serrato. Lo aveva avvertito già qualche giorno fa il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici: «Ci sono regole che devono essere rispettate da tutti. Valuteremo la legge di Bilancio». Il grande piano infrastrutturale del governo, dunque, rischia di essere sonoramente bocciato dalla Ue. Ma il premier Giuseppe Conte non si tira indietro: per ridiscutere dei vincoli, a partire da quello del 3%, «se necessario sarò disponibile a viaggiare tutti i giorni per illustrare» ai leader europei «le varie riforme strutturali e il piano di investimenti che presenteremo e per attestare la nostra lucida e consapevole determinazione». Comunque «andremo per gradi. La prima cosa è far capire all'Europa il significato e la portata delle nostre riforme – ha detto il presidente del Consiglio in un'intervista al Corriere della Sera – Non cerchiamo alibi, lavoriamo con determinazione e convinzione al raggiungimento dei nostri obiettivi politici. Il debito pubblico è sostenibile e in ogni caso si può risanare con gradualità, ponendo attenzione alle ragioni della crescita».

L'invito di Tajani
In questo scontro annunciato tra Roma e Bruxelles si inseriscono anche le parole del presidente del Parlamento europeo, nonché vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, che chiede al governo di agire, invece di parlare. «Andare alla ricerca di un nemico al giorno non ci aiuterà a risolvere i nostri problemi – ha commentato al Corriere della Sera – e tantomeno individuare nell’Europa il capro espiatorio: è in casa nostra che dobbiamo trovare le cause di quello che non ha funzionato e, soprattutto, le soluzioni. Scaricare sull’Europa le responsabilità del disastro di Genova o del ritardo delle nostre Infrastrutture, o prendersela con i mercati 'cattivi' che speculano contro di noi è un errore gravissimo». Il forzista, comunque, è convinto che lo sforamento del 3% sia «non solo giusto, ma possibile. L’Europa non ammette che si sfori per provvedimenti come il reddito di cittadinanza, ma è disponibile a concedere flessibilità per migliorare le infrastrutture. Anzi, sollecita i Paesi che non lo fanno ad agire con decisione. Io stesso, da commissario, autorizzai lavori come la Tav, la Trieste-Chivasso, i lavori al Gra, la stazione Tiburtina. È stata sempre concessa ogni flessibilità possibile, non creiamo capri espiatori».