23 ottobre 2018
Aggiornato 16:00

Renzi dai «piedi per terra», D'Alema contro e Civati che battezza la «meglio gioventù di Formigoni»

Ecco i nomi dei candidati Pd. Renzi "amareggiato" ma convinto del "ricambio necessario". Intanto D'Alema e Civati sparano a zero contro il Pd
Il segretario del Pd Matteo Renzi
Il segretario del Pd Matteo Renzi (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

ROMA - I candidati del Pd? Eccoli: Maria Elena Boschi corre nel collegio uninominale della Camera a Bolzano ed è capolista nel collegio di Cremona-Mantova, di Guidonia-Velletri e in quelli siciliani di Marsala-Bagheria e Messina-Enna. Il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, è rientrato nelle liste: correrà nel collegio uninominale della Camera a Sassuolo, al quale aveva rinunciato Gianni Cuperlo. Il segretario del partito, Matteo Renzi, correrà nel collegio uninominale per il Senato di Toscana 1 (Firenze). In Piemonte, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan è capolista nel collegio plurinominale di Torino, Piemonte 1, per la Camera. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, invece, sarà capolista per il proporzionale nel collegio di Parma-Piacenza-Reggio. Sempre in Emilia-Romagna, il ministro Dario Franceschini è capolista nel collegio 1 (Forlì-Cesena-Rimini) alla Camera ed è candidato nel collegio uninominale di Ferrara. Pierferdinando Casini è in corsa a Bologna nell'uninominale. In Lombardia, i capilista nel plurinominale per la Camera vedono: Barbara Pollastrini (Monza e Seregno), Emanuele Fiano (Milano), Tommaso Nannicini (Milano), Alfredo Bazoli (Brescia), Maurizio Martina (Bergamo), Lorenzo Guerini (Pavia), Maria Elena Boschi (Cremona), Valeria Fedeli (Pavia, Cremona, Mantova). Il condirettore di Repubblica, Tommaso Cerno, è candidato nell'uninominale al SenAto a Milano, nonchè capolista al Senato in Friuli Venezia-Giulia nel plurinominale.

"Amareggiato, ma ricambio necessario"
Matteo Renzi si dice "amareggiato" per chi è rimasto fuori ("Quando vai a chiudere un elenco di persone con meno spazi di prima c'è amarezza"), ma "il ricambio e il rinnovamento è una cosa umana». Rivendica la tempra del Pd, l'immagine seria e decisa il segretario dem ospite di Domenica Live su Canale 5:  "Le nonne, che ne hanno viste di tutti i colori, sanno che in campagna elettorale tutti promettono tutto. E sanno riportarti coi piedi per terra, alla concretezza della realtà, non nel magico mondo delle promesse elettorali. Un bagno nella vita di tutti i giorni, dalle proposte sugli stipendi alla sanità e al sociale: questa sarà la nostra campagna elettorale da oggi al 4 marzo». Difendendo le cose "che abbiamo fatto e rilanciando sui progetti per l'Italia" chiarisce Renzi.

"5 Stelle non pericolosi ma governano male"
Torna anche sui 5 Stelle, spiegando che "su quel passaggio non sono d'accordo con Berlusconi. I Cinque Stelle sono cittadini italiani, moltissimi per bene, anche se pure loro c'hanno quelli con i guai come tutti, ma non penso siano pericolosi. Penso però che dove stanno governando stanno facendo male». Ed elenca le amministrazioni M5s: "A Roma vedo un maiale girare tra i rifiuti. A Torino, abbiamo visto cosa è successo per una partita di calcio. A Livorno vediamo quello che sta succedendo. I Cinque Stelle non vanno etichettati come dei nemici, ma bisogna confrontarsi sul merito dei progetti".

D'Alema: "Pd partito di Renzi"
Gli fa subito eco Massimo D'Alema, candidato di LeU, che da Salice Salentino attacca: "In una notte il partito democratico è stato trasformato nel partito di Renzi. Dobbiamo ridare voce a questa parte dell'Italia che non ha una autentica rappresentanza politica perché chi avrebbe dovuto pensarci ha smesso di farlo, dimenticando, cancellando e sradicando i valori della sinistra e del cattolicesimo democratico e solidale, gli stessi valori che hanno dato origine al Pd".  E' la ragione - ha proseguito D'Alema - per cui abbiamo perso tante città come Roma, Genova, Torino e tante altre. La rinascita autentica del centrosinistra "non può che passare dall'affermazione di Liberi e Uguali, l'unica forza in grado di recuperare non solo i valori ma anche la sua gente, sfiduciata e demoralizzata e che ha smesso di andare a votare".

Civati: "Chi vota Pd sappia che vota Formigoni e vota la sua eredità politica"
Anche il collega Pippo Civati si fa sentire a proposito del "caso Paolo Alli": "E' stato uno dei principali collaboratori di Formigoni nei suoi anni dorati" accusa Civati. "Ora è candidato dal Pd e dalla sua coalizione. È stato forse il miglior dirigente della destra lombarda, il più vicino - sotto il profilo politico e amministrativo - al Celeste. Perché privarsene?". Ma non è il solo esponente della "meglio gioventù" formigoniana - aggiunge il leader di Possibile - a essere nelle liste di Pd e dintorni. Capelli è autore della riforma sanitaria di Maroni. "Siccome doveva candidarsi con Gori in Regione, ma la costola pisapiana si è ribellata, è stato candidato al Parlamento. Pensano, ufficialmente, che gli elettori siano sciocchi». Anche Maurizio Bernardo è stato protagonista della stagione politica della destra al governo della Lombardia, con Formigoni, figura di riferimento di Forza Italia: è candidato a Varese, sempre dal Pd e dalla sua coalizione. Non abbiamo nulla di personale contro di loro - conclude il leader di Possibile - ma tutto di politico: "Chi vota Pd sappia che vota Formigoni e vota la sua eredità politica. Non a caso Gori aveva usato parole gentili, di stima, nei confronti della stagione formigoniana». Una stagione interrotta per via giudiziaria, "dopo decine di episodi, quando si scoperse che c'era un assessore accusato di comprare i voti della mafia». E anche una stagione che fu "fucina politica della destra in tutto il Paese con molti dei suoi protagonisti diventati parlamentari e ministri e molte delle loro scelte politiche sono diventate legge. Con la destra, ovvio, ma anche con il sedicente centrosinistra".

Di Pietro fuori dal Pd al fotofinish
Fuori invece dai giochi Antonio Di Pietro, che spiega di essere stato "supplicato" dal Pd di candidarsi, ma poi, all'ultimo momento, "hanno deciso di escludermi». "Avevo accettato la candidatura, ma mettendo in chiaro una cosa - ha spiegato - non avrei mai votato a favore di nessun inciucio con Berlusconi. Renzi ha preferito perdere un collegio piuttosto che avere tra i piedi qualcuno che potesse dire 'no' all'accordo col centrodestra".