15 ottobre 2019
Aggiornato 13:00
La polemica

«Calenda voleva dividere canone Rai con i privati»

Lo dice il deputato del Partito Democratico, Michele Anzaldi: «Usigrai? Parli su direttori a vita e Rai in ritardo su notizie»

Calenda torna alla carica sul canone Rai: «Dai renziani squallidi attacchi contro di me»
Calenda torna alla carica sul canone Rai: «Dai renziani squallidi attacchi contro di me» ANSA

ROMA - Carlo Calenda era d'accordo con l'idea di attribuire il canone tv anche alle reti private. Lo dice il deputato Pd Michele Anzaldi in una intervista ad Avvenire. «Calenda aveva sposato la linea Minoli, per dividere il canone tra le reti che lavorano».
Anzaldi replica anche al sindacato dei giornalisti Rai: «L'Usigrai dovrebbe spiegarci che pensa quando vede quello spreco di soldi che va da Fazio all'atto di indirizzo non applicato, alla lista di 40 giornalisti che prende oltre 240mila euro l'anno e si lamenta di non lavorare, o di un'azienda dove chiunque fa il direttore, anche per un solo giorno, rimane direttore a vita».

Alla Rai si bruciano i soldi
La privatizzazione, invece, non piace al deputato Pd: «No, perché il sevizio pubblico serve per alcune tematiche che non hanno appeal per lo share pubblicitario. Io dico che la Rai ha un numero di personale spropositato, e con questo numero di giornalisti impensabile arriva sempre dopo Sky o addirittura non arriva. Alla Rai si bruciano i soldi».
Sull'occupazione della Rai da parte dei partiti, il deputato dem aggiunge: «Trovate un caso concreto di un favore al Pd, quando per spiegare una cosa siamo costretti ad andare da Gruber a La7 o da Del Debbio. Cosa ha occupato il Pd: 'Domenica in'?».

Calenda: Accuse renziane squallide
Carlo Calenda non molla la polemica sul canone Rai e, su twitter, definisce «triste e squallido» il comportamento che un suo follower attribuisce alla «truppa renziana», che lo accuserbbe di voler fare il «premier delle larghe intese». Calenda, rispondendo, ribadisce la sua collocazione «con orgoglio nel centrosinistra».
Calenda coglie l'occasione replicando al tweet di Mario Seminario che scrive: «Oggi abbiamo la truppa renziana che accusa Carlo Calenda di voler fare il premier delle larghe intese, difendendo Mediaset». Commenta il ministro: «Film già visto Mario. Lo fanno ogni volta che devio dalla linea ufficiale o esprimo pensiero autonomo. Triste e squallido ma tutto sommato innocuo. Anche perché ho detto con grande chiarezza dove mi colloco politicamente».

Fiero ed orgoglioso di stare nel centrosinistra
In un altro tweet, sempre rispondendo a chi gli chiedeva «dove ti collochi politicamente?», Calenda precisa: «Centro sinistra. Ho fatto parte di tre Governi di centro sinistra e ne sono fiero ed orgoglioso».
Ne nasce un dibattito, Paola Mecali, che si autodefinisce della «truppa renziana», incalza Calenda: «Mi scusi ma lei può esprimere giustamente il suo punto di vista e noi della 'truppa Renziana' non possiamo replicare a quello che dice perché non condiviso? Il termine squallido se lo poteva risparmiare...».
Il ministro risponde anche in questo caso: «Sempre sul merito. Anzi utile e interessante. Meno se diventa un attacco su presunte motivazioni/utilità/ambizioni personali. Cosa che ho sempre cercato di evitare. Però mi rendo conto che la politica è anche questo. Perciò ritengo tutto sommato fenomeno innocuo».
La Mecali ribatte a sua volta: «Io la ritengo una valida persona che sta facendo un ottimo lavoro ma noi populino siamo un po' stanchi di sentire e vedere sempre questo 'scontrarsi' tra di noi...». E Calenda conclude: «E lo capisco Paola. Il modo per evitarlo è lavorare in squadra. Così si valorizzano idee e professionalità. Per esempio sarebbe utile definire insieme il come e perché di un cambiamento di linea sul canone prima di trasferirlo ai giornali».