13 novembre 2019
Aggiornato 19:00
Speculazione

Quando lo Stato specula contro i cittadini: il caso del Comune di Brescia che ha denunciato la CDP

Il Comune di Brescia ha deciso di fare causa per gli elevatissimi tassi di interesse praticati su un mutuo contratto per la realizzazione della metropolitana

BRESCIA - Il Trattato di Maastricht impone un vincolo che svuota il principio della finanza pubblica: i Paesi membri hanno il divieto di ricorrere all’assistenza finanziaria dell’Unione, di altri Paesi membri o delle Banche centrali, obbligando gli Stati a rivolgersi ai mercati per il proprio fabbisogno di finanziamento. Cosa significa? Le banche private sono diventate i prestatori finali di tutte le istituzioni pubbliche che compongono uno Stato. Banche private che ovviamente applicano un tasso di sconto «di mercato». Questa regola, incompresa fin dall’origine nella sua potenza distruttiva, ha di fatto svuotato il potere dello Stato, e in definitiva ha ridotto la democrazia ad un teatro. A questa condizione si deve sommare il costante taglio dei finanziamenti dal centro verso la periferia: la combinazione dei due fattori ha dato come risultato che gli enti locali taglieggiano i cittadini attraverso una pressione fiscale sempre più alta, e vendono a prezzi stracciati il patrimonio pubblico immobiliare e non.

La Bce e il Qe
Questo processo è stato particolarmente brutale fino al 2012, anno in cui Mario Draghi introdusse il Quantitave Easing, ovvero il finanziamento da parte della Bce con cui si procedeva ad acquisti programmati di titoli finanziari negoziati sul mercato. Denari, praticamente infiniti, prestati allo 0%. «I beneficiari – commenta l’economista Marco Bersani – di questa enorme massa di denaro a tassi di interesse vicini allo zero sono state le banche, che, con quei soldi, hanno potuto finanziare gli investimenti pubblici, in particolare degli enti locali, ma a tassi di mercato, realizzando profitti da una mera «partita di giro». L'Italia, nel tentativo di mitigare l'impatto della privatizzazione del sistema bancario degli anni Novanta, ha mantenuto come banca pubblica la Cassa Depositi e Prestiti, controllata in buona parte dal Ministero del Tesoro. La Cassa Depositi e Prestiti, cioè le Poste Italiane, dovrebbe avere il compito di non mettere sotto controllo delle forze finanziarie globali lo Stato, e quindi la democrazia. Ma in Italia è avvenuto l'esatto contrario: la Cassa Depositi e Prestiti ha iniziato speculare contro se stessa, contro lo Stato, esattamente come fanno banche private.

Tassi privati da parte dello Stato?
Il Comune di Brescia ha deciso di fare causa a Cassa Depositi e Prestiti per gli elevatissimi tassi di interesse praticati su un mutuo contratto per la realizzazione della metropolitana. Il Comune di Brescia ha dovuto pagare il 5,69% fino al 2016 e deve pagare, da quest’anno al 2045, il 5,27%. Non può neppure rescindere il contratto, perché, in tal caso, pagherebbe una penale tra i 65 e i 90 milioni. Di fatto, nei prossimi 28 anni, per un mutuo di 124 milioni, il Comune di Brescia pagherà 215 milioni di interessi. Questo processo mette in evidenza un passaggio di mentalità brutale: lo Stato, attraverso la sua banca di sistema - la CDP - deliberatamente saccheggia il cittadino privato. Non si tratta di una novità storica, ovviamente. Ma impone un riflessione su cosa sia stata l'architettura finanziaria italiana prima dell'introduzione dell'euro, e dei parametri di Maastricht.

Com'era prima dell'euro e di Maastricht
Il nostro era un sistema bancario pubblico per molti versi estremo, dato che la Banca d'Italia acquistava i titoli del debito pubblico che rimanevano invenduti sul mercato. Questo processo aveva, tra le altre prerogative, il mantenimento di un tasso di interesse molto basso: e dava così alle varie componenti dello Stato - enti locali in primis - la possibilità di finanziare la costruzione di infrastrutture. Fare investimenti quindi, e creare occupazione. In questo senso è sotto gli occhi di tutti il fallimento del modello post Maastricht sul piano economico, ma non solo. Se l'unica banca pubblica del paese, ancora per poco, specula sui suoi cittadini a essere collassato è il piano morale ed etico. Conclude Bersani: "La situazione del Comune di Brescia non è un caso isolato, ma riguarda la quasi totalità degli enti locali. Cassa Depositi e Prestiti si difende asserendo che i tassi applicati sono diretta conseguenza della normativa e delle condizioni fissate dal Ministero delle Finanze. Da qualsiasi parte la si prenda, è evidente come servano almeno due provvedimenti normativi urgenti: da una parte una legge che socializzi Cassa Depositi e Prestiti, facendo uscire la parte di gestione del risparmio postale (250 miliardi) dal circuito della speculazione finanziaria per destinarlo a finanziare gli investimenti pubblici locali; dall’altra, un provvedimento normativo che fissi tassi di interesse agevolati per gli stessi».