21 settembre 2019
Aggiornato 10:30
Elezioni politche

Il paradosso del Rosatellum che garantisce l'ingovernabilità: in fondo, c'è qualcosa di buono

La nuova legge elettorale imporrà ai partiti larghe coalizioni. Un'assurda medicina contro la dittatura dei tecnocrati di Bruxelles

ROMA - Le legge elettorale scritta dal deputato Rosati, da qui Rosatellum, è legge. Con 214 sì, 61 no e 2 astenuti è stata approvata la legge con cui si andrà a votare, con ogni probabilità, a marzo 2018. Hanno votato sì alla legge i partiti della maggioranza PD e Alternativa-Popolare, oltre a Forza Italia, Lega Nord e ALA-Scelta Civica, il gruppo del senatore Denis Verdini. Hanno votato contro Movimento 5 Stelle, Articolo 1-MDP e Sinistra Italia-Possibile. Grande vincitore sarebbe Denis Verdini, che in queste ore continua a dominare la scena mediatica in virtù di non si sa quale eroismo. I candidati saranno scelti dalle segreterie dei partiti, e quindi viene a mancare una rappresentatività diretta da parte dei cittadini. E’ una lacuna grave, sul piano culturale e politico. In un tempo in cui le forme di rappresentanza politica sono viste come avulse dal sistema reale, imporre una rosa di nomi è quanto di peggio si possa fare. Molto probabilmente si va verso un acuirsi della già grave astensione di massa, che molto probabilmente diventerà la prima forza politica del paese. Sarebbero necessarie forme di elettività democratica interne ai partiti. Vecchia storia, che trova qualche materializzazione nel Partito Democratico, e nel M5s: anche se la vicenda di Marika Cassimattis – eletta da un regolare voto della base, è stata rimossa dal capo politico del M5S Beppe Grillo, la vicenda è ancora aperta in sede giudiziaria – è un macigno politico sulla strada del Movimento.

Cose buone e un paradosso
Per il resto la legge elettorale si può vedere come un passo indispensabile affinché il prossimo Parlamento abbia un minimo di legittimità. Il Rosatellum introduce nel nostro paese un sistema elettorale misto proporzionale-maggioritario. Circa un terzo dei seggi tra Camera e Senato sarà eletto in scontri diretti all’interno di collegi uninominali. I due terzi rimanenti saranno invece eletti con un sistema proporzionale. Quest’ultima composizione si può considerare un buon punto di caduta, perché potrebbe fungere al contraltare al dilagante potere delle organizzazioni sovranazionali. Perché questo? Perché obbliga i soggetti politici a fare coalizioni vaste, rendendo i governi più deboli. Un paradosso? No, e vediamo perché.

Un governo stabile contro Bruxelles
A pochi mesi dalle elezioni la paura di non essere rieletti fa emergere un lato umano, minimamente civile, al governo in carica. Perfino il segretario del Pd, Matteo Renzi, si fa portatore di istanze popolari, vagamente lontane dal settore finanziario che lo ha eletto suo rappresentante. Lo fa in maniera strumentale? Certamente. Ma la presenza di un governo forte altro non fa che agevolare le politiche regressive imposte dai tecnocrati di Bruxelles: un governo stabile, che non vuol dire forte di una vasta rappresentanza popolare, può imporre tagli, tasse, privatizzazioni strategiche, svendite. In tale senso ci troviamo di fronte ad un assurdo paradosso: più una legge elettorale non garantisce la governabilità, e questo è tipico dei sistemi proporzionali, più i governi sono impossibilitati a portare avanti misure anti-popolari. Essere quindi forti della propria debolezza: il sistema Italia è ormai al collasso.