28 settembre 2020
Aggiornato 13:30
Immigrazione e crisi

L'Italia «ha salvato l'onore dell'Europa», dice Juncker: e noi cosa avremo in cambio?

Un grande riconoscimento oppure una marchetta elettorale? Si avvicina la manovra economica. Se l'Italia ha salvato la faccia all'Europa fintamente unita, allora dovrebbero esserci riconosciuti nuovi parametri di bilancio

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ROMA - Il presidente della Commissione Europea, Jean Claude Junker, qualche giorno fa ha abbozzato un discorso di ringraziamento nei confronti dell’Italia che avrebbe «salvato l’onore dell’Europa». Parlava dell’accoglienza che il nostro paese ha riconosciuto a centinaia di migliaia di migranti, aventi diritto e non. Lo ha fatto nei giorni in cui il ministro della difesa Pinotti ha invitato a Roma il generale Haftar, per un incontro ufficiale: vertice che riconoscerà la statura istituzionale all’uomo forte di Tobruk, sdoganandolo dalla pericolosa cornice di signore della guerra e uomo forte amico dei servizi segreti francesi. Un passaggio non scevro di rischi se, come appare evidente in questi giorni, l’uomo che vorrebbe essere il nuovo califfo della Libia è a sua volta sotto scacco da parte delle tribù, armate fino ai denti, che costruiscono materialmente e dal nulla il traffico di uomini che arriva dalla fascia subsahariana. Si tratta, secondo una ricostruzione de «La Stampa», degli uomini di Sabratha, città portuale da cui partono i gommoni carichi di uomini, donne e bambini. I banditi di queste zone sono i collettori finali della tratta di esseri umani, coloro che fanno giungere – come schiavi di tempi che si pensavano superati, né più né meno – dall’Africa la loro merce: che poi spediscono in Europa. Che fanno affari intascando il costo del biglietto da parte dei migranti, ma soprattutto ricattando la scala di potere politico che ruota intorno a questo mercanteggiamento.

Haftar a Roma alzerà la posta
I banditi di Sabratha - non si conoscono nemmeno i loro nomi e nemmeno se siano islamisti radicali oppure solo affaristi - ora alzano la posta in vista del prossimo incontro tra il generale un tempo vicino a Gheddafi e il nostro ministro della difesa italiano. Infatti nelle ultime ore gli sbarchi sono ripresi a ritmo sostenuto. Il messaggio che i banditi stanno dando al loro generale, che sarà ricevuto con tutti gli onori, è chiaro: a Roma devi alzare la posta. Nel gioco di specchi costruito ad arte per confondere la percezione dell’opinione pubblica occidentale, Haftar sarebbe sotto scacco da parte di queste tribù: ormai tutto può essere, ma è decisamente più probabile che i soggetti libici facciano parte di un unico cartello. La situazione diventa ancora più complessa in virtù del fatto che le milizie di Sabratha assicurano la sicurezza all’impianto Eni di Mellita. E’ chiaro sempre più che il lavoro del duo Pinotti (difesa) e Minniti (Interni) sia volto al contenimento di questi soggetti, che possono tenere sotto scacco l’Italia sia dal punto di vista dei flussi migratori, ma soprattutto sugli interessi strategici dell’Eni.

Italia, Europa
In questo contesto l'Europa Unita, a parole più che nei fatti, percepisce queste dinamiche come esclusivamente italiane. E’ il tempo dell’eterno ricatto, un gioco al massacro che vede l’Italia ricevere i complimenti per aver salvato l’onore all’Europa. Parole che dovrebbero rallegrare, ma che valgono poco più di una pacca sulla spalla. E che dovrebbe portare a richieste stringenti sul piano politico ed economico: se l’Italia ha salvato l’onore dell’Europa, allora le regole di bilancio che noi subiamo non possono essere le stesse che valgono per chi non ha fatto nulla, o ha simulato grande impegno.

Manovra economica senza forza
In questi giorni il Governo sta portando a termine il disegno della prossima manovra economica: fondata su dati evidentemente forzati – in termini sociali una "crescita" economica priva di occupazione e consumi interni non può essere spacciata come «ripresa» – essa sta per raggiungere la ragguardevole cifra di diciotto miliardi di euro. Non solo: la sbandierata «uscita dal tunnel» dell’Italia rimane emofiliaca. Il nostro paese «cresce» la metà di quanto fanno le altre nazioni «pesanti» della Ue. A spiegare bene quali caratteristiche avrà la prossima legge di bilancio è stato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia: «Sulla legge di bilancio non abbiamo grandi aspettative, i margini di manovra non sono ampi. Le scelte dovranno essere selettive, individuando dove mettere le risorse e favorendo la crescita per contrastare diseguaglianza e povertà».

Contiamo poco, o nulla...
Se l’Unione Europea è una comunità e non un’organizzazione anarchica, in sede Europea l’Italia dovrebbe strappare un allentamento su tutti i parametri europei di bilancio: per avere maggiore possibilità di effetturare investimenti pubblici diretti, nonché per tagliare la tassazione sul lavoro. Questo per avere maggiori risorse non solo per coprire i costi scaturenti dai processi migratori – con cui salviamo l’onore europeo nel mondo – ma soprattutto per impedire che il costo del lavoro non subisca la concorrenza al ribasso di un esercito di riserva disposto a lavorare in qualsiasi condizione e a qualsiasi prezzo. Condizione unica per una ripresa dei consumi. Guardando l’insieme senza paura, si può bene vedere che ciò che manca è il peso politico dell’Italia in sede europea. L’onore di cui parla Junker, sebben possa inorgoglire un popolo – che al momento appare invece frantumato dalla questione migranti, cosa che mina nel lungo periodo le basi della convivenza e quindi della stessa Repubblica – dovrebbe essere riconosciuto. In caso contrario è solo un marchetta elettorale che costa poco e non vale nulla.