10 agosto 2020
Aggiornato 23:30
Sinistra

Il fascino discreto dell'alta borghesia: Giuliano Pisapia, cioè l'inazione che vive di dibattiti e feste

La nuova sinistra dell'ex sindaco di Milano avanza baldanzosa verso il baratro con un solo obbiettivo: rendere impresentabile tutto ciò che si muove alla sinistra di Matteo Renzi. Come nel capolavoro di Luis Buñuel

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi (s) con l'ex sindaco di Milano e ideatore del progetto di centrosinistra Insieme Giuliano Pisapia durante la Festa dell'Unit?? a Milano, 21 luglio 2017
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi (s) con l'ex sindaco di Milano e ideatore del progetto di centrosinistra Insieme Giuliano Pisapia durante la Festa dell'Unit?? a Milano, 21 luglio 2017 ANSA

MILANO - E’ sempre interessante constatare come la sinistra italiana rimanga sempre ancorata a discussioni da salotto che, almeno in linea teorica, non hanno alcun riferimento con le aspirazioni, e le frustrazioni, di quelle che Gramsci definì «classi subalterne». Oggi, la discussione pubblica che dovrebbe appassionare le masse demolite dalla crisi economica indotta (CEI), dove l'aggettivo è ormai indissolubilmente e doverosamente legato alla nota locuzione - verte su Giuliano Pisapia. Giuliano Pisapia è un moderato dal passato rivoluzionario, perché negli anni Settanta l’ex sindaco di Milano si schierò con i duri della sinistra extra parlamentare, finendo perfino dentro guai ora dimenticati. Ha formato più sacerdoti lui del neoliberismo mondializzatore nella scuola quadri della sinistra extraparlamentare che i Chicago boys del Massachussetts Institute of Technology. Ma, in quegli anni, era già tutto chiaro: almeno a chi aveva l'acume per inquadrare sociologicamente un fenomeno evidente. Infatti oggi, Giuliano Pisapia e il fido Gad Lerner ricordano i bellissimi personaggi che il regista Luis Buñuel, genio, inserì nel capolavoro «Il fascino discreto della borghesia». In una rivisitazione del capolavoro del 1972 ci starebbe bene anche il presidente del consiglio Conte, inteso come titolo nobiliare, Paolo Gentiloni. Anche il Conte Gentiloni, come il Pisapia, fu rivoluzionario di sinistra. Il Conte Gentiloni fu addirittura maoista, manco marxista o, ancor più semplicemente, comunista. Il mondo raccontato nel film di Buñuel è irrazionale, privo di logica; perché le contraddizioni grottesche che vengono raccontate non hanno alcuna spiegazione. Semplicemente, i personaggi sono così: vivono le loro contraddizioni senza batter ciglio, rendendo l’intero panorama umano che compone i salotti – i noti salotti della borghesia di sinistra – surreale.

La realtà e le cose, queste sconosciute
E non può che essere, una potente collusione tra forma e sostanza, la discussione che ruota intorno all’ex sindaco di Milano a mettere in luce la prospettiva politica del gruppo che mette insieme Pisapia, Lerner, D'Alema e Speranza. Il programma di Pisapia, e del sopracitato mondo che gli ruota intorno, ha un unico punto: essere alleato del Partito Democratico di Matteo Renzi, che lui sente come «casa sua». Il rapporto d'amorosi sensi è sincero: cementato sul "Sì" alla riforma costituzionale così apprezzata dagli italiani nello scorso dicembre. In un recente incontro a Milano, il braccio destro di Giuliano Pisapia, con sprezzo del pericolo è riuscito a dire che bisognava votare "Sì" per fermare le destre. Se questa è l'analisi della "nuova" sinistra, beh da Renzi a Berlusconi, a Grillo e Salvini possono dormire paradisiaci sonni.

Il fascino discreto del salotto
Ugo Casiraghi su l’Unità (18 aprile 1973) scrisse questa recensione su «Il fascino discreto della borghesia»: «… Incapace di pensiero, nemmeno sfiorata dal dubbio, improduttiva e parassitaria, assisa sulle proprie voglie animalesche e banali come su un trono di cartapesta, con tutti i suoi pilastri protettivi (il clero, l'esercito, la polizia), conserva ormai se stessa più sulla base dell'inazione che dell'azione. Il suo potere è indissolubilmente legato alla sua impotenza».Nulla di più riconducibile all’inazione di Giuliano Pisapia, che vive prettamente di dibattiti e feste. Parole da scolpire nella pietra. In un certo senso l’ex rivoluzionario sta portando avanti un lavoro encomiabile: continuare, anzi finire una volta per tutte, la distruzione del rapporto con quel popolo reietto che, in linea totalmente teorica, egli vorrebbe rappresentare. E’ facilmente ipotizzabile l’entusiasmo di un ventenne senza lavoro, di un pensionato al minimo, di un precario che sopravvive a furia di lavoretti, di un operaio spremuto sulla catena di montaggio, ecco è facilmente immaginabile l’entusiasmo di tutti costoro per le scelte di Giuliano Pisapia inerenti il suo rapporto con Matteo Renzi e in generale con quello che da ora in poi noi del Diario chiameremo il "Giglio tragico".