18 giugno 2019
Aggiornato 10:00
Centrosinistra

Renzi lancia il treno del Pd: «Fuori chi fa polemiche»

Il segretario del Partito democratico è intervenuto al Forum dei circoli del Pd per recuperare credibilità dopo il crollo dei consensi e ha lanciato la sua nuova iniziativa

Il segretario del Partito democratico è intervenuto al Forum dei circoli del Pd.
Il segretario del Partito democratico è intervenuto al Forum dei circoli del Pd. ( ANSA )

MILANO – Matteo Renzi sfida Pisapia e Bersani. Il segretario del Partito democratico si rivolge agli elettori del suo partito allo scopo di mettere bene in chiaro che per i dissidenti non c'è speranza. Ma soprattutto per recuperare credibilità dopo il crollo dei consensi verso la sua persona. Renzi cerca di spostare l'attenzione sul partito, allontanandola da se stesso. E, durante il suo intervento al Forum dei circoli del Pd a Milano, per schermarsi dalle polemiche crescenti sottolinea che: «questo attacco è un attacco contro il Pd, non contro di me». E aggiunge: «Se tu attacchi il Pd stai attaccando l'unica diga che c'è in Italia contro i populisti. Non sono preoccupato per me, ma io difendo questa comunità di donne e di uomini».

Renzi: Fuori dal Pd c'è il nulla
«Fuori dal Pd non c'è la rivoluzione leninista, ma la Lega e i 5 stelle – prosegue Renzi -. Non c'è la vittoria della sinistra di lotta e di governo. E chi immagina di fare il centrosinistra senza il Pd vince il premio Nobel della fantasia». Il segretario del ammette che due milioni di persone alle primarie del Pd non se li aspettava nessuno. «Io di sicuro non me li aspettavo. Eppure queste primarie cosa hanno detto, che hanno vinto Renzi e Martina? No. Hanno dimostrato che al Pd chi comanda non sono le persone elette, ma i cittadini che hanno votato», sottolinea il segretario.

La guerra alla «nostalgia»
«Io non rispondo ai gabinetti, ai capicorrenti, io rispondo agli elettori. E quando la democrazia parla si risponde ai cittadini, non ai capicorrente», argomenta ancora l'ex premier. Poi ricorda che la nostalgia «non può essere il paradigma della lotta politica» e che bisogna guardare al futuro dentro e fuori il partito. Secondo Renzi tre anni fa l'Italia era in fondo alle graduatorie. L'occupazione aveva il segno meno. I consumi privati ci vedevano agli ultimi posti dei paesi industrializzati. Expo sembrava una sfida impossibile da raggiungere. Investire sulla cultura e i diritti sembrava impossibile. La parola d'ordine in Europa era austerità e fiscal compact.

A settembre parte il treno del Pd
Invece «non io ma noi, insieme, abbiamo preso in mano il Paese» portandolo fuori da tutto questo. «Siete una realtà straordinaria. Potevo coinvolgervi di più in passato. Forse sì. Mea culpa. Ma adesso non avete più l'alibi neanche voi», dice quindi rivolto agli elettori del Pd. Ed è pronto a promettere che «adesso si parte sul serio». E l'annuncio è chiaro: «Chi ha voglia di mettersi in gioco, si metta in cammino, chi ha voglia di polemizzare sappia che non li seguiremo». Quando il 24 settembre chiuderà la Festa dell'Unità di Imola, Matteo Renzi salirà su un treno e per 4-5 mesi girerà tutte le province d'Italia allo scopo di recuperare il consenso perduto. «E il treno avrà una carrozza social e uno spazio per incontri», conclude l'ex premier.