26 giugno 2019
Aggiornato 18:30
Il Pd cerca alleanze

Così con Franceschini il Pd cerca l'alleanza con Berlusconi sulla legge elettorale

Il ministro della Cultura ha rivolto un appello al Cav per spingerlo a 'attribuirsi una funzione storica', quella stessa che il Ppe gli chiede da tempo, per smarcarsi dagli alleati estremisti

Il ministro della Cultura Dario Franceschini e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi
Il ministro della Cultura Dario Franceschini e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi ( ANSA )

ROMA - Franceschini tende la mano al Cavaliere, e il Pd si conferma fido alleato di Forza Italia. Il ministro della Cultura, intervistato dal Corriere e dal Messaggero, ha lanciato esplicitamente un appello a Berlusconi per trovare un accordo sulla legge elettorale. «Vorrei rivolgermi direttamente a Silvio Berlusconi – dice Franceschini al quotidiano di via Solferino – perché il Pd la sua parte l’ha fatta: con le ali estreme ha chiuso»: in futuro guai a parlare di governo con l’area guidata da Fratoianni. Ora tocca a Berlusconi «attribuirsi una funzione storica», quella stessa che da tempo gli chiede il Ppe, di cui fa parte.

Italia unica in Europa
In pratica, secondo il ministro, il Cav ha l’occasione di «allineare» il nostro Paese al resto dell’Europa, dove – sottolinea – Fillon non ha appoggiato la Le Pen al ballottaggio, dove la Merkel non si sogna di governare con Afd, dove la May non vuole avere nulla a che fare con Farage. Insomma, la critica del rappresentante del Governo è chiara: «L’Italia non può essere l’unico Paese in cui una forza moderata di centrodestra sta insieme a populisti ed estremisti. Il Paese sta dentro a una bufera». E siccome Berlusconi «è al bivio, siamo tutti al bivio». Franceschini rincara la dose: «La sua scelta non riguarderà solo lui, avrà ripercussioni sul sistema politico nazionale ed europeo».

Prove da premier per Franceschini?
Non è che il ministro starà pensando a costruirsi oggi una strategia per diventare domani (e neanche tanto domani) premier di un governo di larghe intese? «Ma che c’entra» risponde quasi stizzito. «Se sostengo che Berlusconi ha l’occasione di far cadere l’ultima anomalia rimasta in Europa, se ritengo che abbia il compito di riaggregare l’area del centrodestra moderato che in questi anni si è divisa e si è sparsa un po’ ovunque, è perché penso in una logica di sistema». Franceschini in pratica è convinto che debbano affrontare questo tema, «proiettando i propri ragionamenti oltre l’orizzonte del contingente».

"Resteremo comunque avversari"
L'hic et nunc franceschiniano significa questo: l’Italia dei prossimi vent'anni passa dalle scelte dei prossimi dodici mesi. «Se non si arriva a questa distinzione tra forze responsabili e forze populiste, ci rimetterà il Paese». Il Pd e loro, cioè l’area moderata – tiene però a precisare Franceschini – resteranno avversari, perché avere «un pezzo di percorso condiviso», cioè la scelta condivisa di escludere rapporti con le forze estreme, è un'altra cosa. Saranno sempre avversari, «ma il sistema avrà una minore rigidità».

Premio alla coalizione? E chi lo vuole più...
Ma qui arriva la nuvoletta piena di dubbi: «Il punto – conclude triste il ministro – è che in Italia non siamo preparati». Siccome dovremo «inevitabilmente» ragionare di legge elettorale ci sono modelli che non impongono alleanze innaturali. Perciò «ritengo che il Pd debba impegnarsi per agevolare questo nuovo schema». Addio dunque al premio alla coalizione: «In politica serve realismo: ho smesso di parlarne dopo la scissione nel Pd, perché è improbabile che chi è uscito dal partito solo per avversione a Renzi possa poi stare in una coalizione in cui il candidato premier indicato dal Pd sarà il nuovo segretario, cioè Renzi». Mister B. risponderà alla chiamata?