17 settembre 2019
Aggiornato 12:30
Dopo il referendum

Meloni: «Quel fil rouge che lega Brexit, Trump e sconfitta di Renzi»

Secondo Giorgia Meloni gli italiani sono andati a votare con le idee chiarissime e hanno rottamato il rottamatore. Un comun denominatore, infatti, lega il voto sulla brexit, l'elezioni di Donal Trump negli Stati Uniti e il verdetto del referendum italiano

ROMA – Gli italiani sono andati a votare con le idee chiarissime. Per dire che «non si fanno prendere in giro da un certo modo, vecchissimo, di fare politica». E così, alla fine, sono stati proprio i cittadini del Belpaese a rottamare il rottamatore. Ora il futuro dello Stivale è tutto da (ri)scrivere, ma la presidente di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale, Giorgia Meloni, non ha dubbi. Basta con i governi «di scopo», bisogna tornare subito al voto per eleggere il nuovo Esecutivo. E il fronte sovranista composto da FdI e Lega Nord aspira alla vittoria.

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Meloni: Gli italiani non si fanno prendere in giro
Gli italiani sono andati a votare con le idee chiarissime per dire, prima ancora che non condividono la riforma costituzionale e le politiche di questo governo, che «non si fanno prendere in giro da un certo modo, vecchissimo, di fare politica». Così ha esordito la presidente di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale, Giorgia Meloni, durante l'intervista concessa ad Antonio Rapisarda (anche collaboratore del Diario) per «Il Tempo». Alla fine, con un risultato elettorale inequivocabile, sono stati proprio i cittadini del Bepaese a rottamare il rottamatore. Renzi ha pagato il prezzo dei suoi errori, «dei metodi della politica bugiarda, quella che fa le marchette elettorali» e che il paese ha respinto a una sola voce. Ma il verdetto del referendum italiano è anche «l’equivalente della Brexit, dell’elezione di Trump negli Stati Uniti e anche di quello che accadrà in Francia».

Il fil rouge che lega la Brexit, l'elezione di Trump e il referendum
C'è un comun denominatore nel risultato elettorale di questi tre grandi eventi politici. «Credo che quella ondata di voglia di libertà, di voglia di coraggio, di ripresa della propria sovranità, di consapevolezza del potere che il popolo ha, sia arrivata anche da noi e sarebbe surreale sottovalutarla», ha sottolineato la Meloni. I movimenti sovranisti considerati pericolosi, non a torto, dall'establishment, lo hanno capito e «sono gli unici ad avere il coraggio di dire le cose come stanno: per questo vengono accusati ogni giorno di essere populisti». Non prendere atto del voto popolare sarebbe un grave errore. Ma già si fanno alcuni nomi per un possibile governo tecnico-politico: Padoan, Amato, Grasso. Secondo la presidente di FdI «sarebbe una vergogna».

Le primarie del centrodestra sono imminenti
«Vorrebbe dire proprio non avere un minimo di rispetto per gli italiani e per la loro determinazione», perché non si può rispondere a un’ondata di partecipazione come quella di domenica scorsa con il quarto governo di fila «imposto agli italiani». E la legge elettorale non può essere un alibi per ritardare ancora l'elezione di un governo da parte dei cittadini, perché «si può fare in tre settimane». La Meloni non ha dubbi: bisogna tornare subito al voto. Insieme al fedele alleato leghista, Matteo Salvini, la presidente di FdI sta lavorando alla costruzione di un fronte sovranista che aspira a conquistare Palazzo Chigi. Non prima, però, di aver scelto il leader della coalizione utilizzando lo strumento più democratico per eccellenza: le primarie. La Meloni le ha convocate per il 5 marzo. Salvini ha rilanciato chiedendo di anticiparle a gennaio. Di certo non c'è più tempo da perdere e il centrodestra non può farsi trovare impreparato alla prossima tornata elettorale.