26 giugno 2019
Aggiornato 22:00
Governo Renzi

Il «vorrei ma non posso» di Renzi: sembra assurdo ma non riesco ad andarmene

«Mi piacerebbe staccare per davvero, prendermi un anno sabbatico, magari negli Stati Uniti, ma i miei amici del Pd non me lo permettono»: con queste parole il premier è tornato indietro sulla sua promessa di dimettersi dopo la vittoria del No al referendum costituzionale

ROMA - «Mi piacerebbe staccare per davvero, prendermi un sabbatico, magari un anno negli Stati Uniti, ma i miei amici del Pd non me lo permettono»: con queste parole Matteo Renzi è tornato indietro sulla sua promessa di dimettersi dopo la vittoria del No al referendum costituzionale. Il premier è sì andato a rimettere il mandato nelle mani del presidente della Repubblica, ma Sergio Mattarella ha «congelato» il governo fino all'approvazione della legge di Bilancio, ma non è escluso che voglia attendere anche il pronunciamento della corte Costituzionale sull'attuale legge elettorale. Il presidente del Consiglio quindi resterebbe in sella almeno fino a febbraio.

Renzi: «Non voglio passare per uno che fa i capricci, un bambino viziato»
Renzi ha insistito sul fatto che avrebbe mollato, «non sarei rimasto un minuto di più, ma è un fatto di serietà istituzionale e prima di tutto viene l’Italia» e per non passare «per uno che fa i capricci, un bambino viziato che se ne va con il broncio» ha deciso di rimanere «fino alla legge di Stabilità». In teoria la Finanziaria potrebbe essere licenziata in pochi giorni non dovendo tornare alla Camera senza modifiche, ma Renzi ha «paura» di dover rimanere sulla poltrona a lungo: «Il mio obiettivo è togliermi subito di qui. Sembra assurdo ma non riesco ad andarmene. Di solito i miei predecessori facevano le barricate per restare, io invece voglio togliermi di torno e non ce la faccio».

Il nodo legge di Bilancio
Ciò nonostante il premier sta facendo di tutto per apparire dimissionario: ha cancellato tutti gli appuntamenti istituzionali fingendo di sperare che il Senato non vada ad emendare la Finanziaria, come lui stesso ha ammesso: «Le opposizioni, se vogliono che me ne vada subito, mi devono dare una mano» sulla legge di Bilancio. Se ad esempio Forza Italia insistesse per le modifiche su «bonus, le mance elettorali, i miliardi regalati senza coperture», la manovra dovrebbe tornare alla Camera. Per il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, si andrà alle urne al più presto: «Se dovessi puntare un euro direi che andiamo a votare non in primavera ma a febbraio del 2017».

Berlusconi possibilista
L'ipotesi di un Renzi «congelato» non è piaciuto a Fi che per bocca dei capigruppo Paolo Romani e Renato Brunetta, ha bollato l'idea come una «decisione impraticabile» anche perché è vero che la Finanziaria è da «mettere in sicurezza», ma solo dopo averne eliminato i «piccoli e grandi finanziamenti di mero sapore elettorale che oggi compongono il testo». Il leader, Silvio Berlusconi però ha scritto una nota distensiva: «Spetta al Partito Democratico dare vita ad un nuovo governo con il compito di mettere in sicurezza i conti pubblici con l’approvazione della legge di bilancio e soprattutto di consentire al Parlamento l’approvazione di una nuova legge elettorale basata su criteri che garantiscano la effettiva corrispondenza tra la maggioranza parlamentare e la maggioranza espressa dagli elettori».

Lega, Fdi e M5s: al voto subito
Più duri Lega Nord, Fratelli d'Italia e Movimento 5 stelle che hanno chiesto di andare il più presto alle urne, senza aspettare una nuova legge elettorale. Matteo Salvini ha detto: «Ho sentito Berlusconi. Niente inciuci e subito al voto. Stiamo lavorando a un centrodestra unito».