16 febbraio 2019
Aggiornato 03:30
Fratelli d'Italia

Il faccia a faccia censurato dalla Rai tra Meloni e Verdini

E' andato in onda il confronto fra la leader di Fratelli d'Italia e l'esponente di Ala rispettivamente contro e a favore del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre

ROMA – Come annunciato ieri da Giorgia Meloni è andato in onda durante il Tg2 delle 21 il faccia a faccia fra la leader di Fratelli d'Italia e Denis Verdini, rispettivamente contro e a favore del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre.

Meloni: riforma utile solo per «gli incuici di palazzo»
Prima a parlare l'ex ministra della Gioventù, che ha sostenuto come la riforma servirà solo a rafforzare «gli inciuci di palazzo» perché il Parlamento viene a perdere «legittimità e credibilità», inoltre i senatori «non saranno più scelti dai cittadini perché verranno di fatto nominati dai partiti politici». Inoltre, ha proseguito la deputata, anche alla Camera ci troveremo con le «liste bloccate, l'esatto contrario di quello che c'è bisogno in Italia», perché secondo Meloni c'è la necessità di ridare «sovranità» ai cittadini, di rimettere il «potere nelle loro mani». Una cosa impossibile per questo governo «che nasce con un inciucio di palazzo».

Verdini: «Una riforma attesa da decenni»
Per l'esponente di Ala invece si tratta di una riforma attesa «per decenni», comprensibilmente «contestata», ma «che in effetti restituisce potere ai cittadini» e che affida la fiducia «a una sola Camera, come è in tutto il mondo». Per Verdini quella italiana era una «anomalia nata nel lontano 1947» a cui tutti i governi che si sono susseguiti hanno provato a porre rimedio, fallendo. Cambiando la Costituzione invece, ha proseguito l'ex forzista, l'Italia sarà «al pari delle altre democrazie» che decidono con più forza e più rapidamente.

Meloni: «Avremmo voluto l'elezione diretta del capo del governo»
Alla domanda «aumentano o diminuiscono i poteri del governo» nel caso venisse modificata la Costituzione la fondatrice di Fdi ha chiarito che il problema vero è se c'è un effettivo collegamento fra il governo e la volontà popolare. Per Meloni la «grande riforma che ci si aspettava» era quella di «dare più potere ai cittadini con l'elezione diretta del capo del governo» legando il destino del Parlamento a quello del leader dell'esecutivo, «lo stesso che accade con i sindaci. Renzi ci aveva detto che il modello migliore era quello dei sindaci, ma poi tanto per cambiare non è stato minimamente coerente con sé stesso», ha concluso sul punto.

Verdini: «Dopo la riforma i governi avranno stabilità»
Per il Senatore invece chi sostiene che con il Sì aumenteranno i poteri del governo lo fa in maniera «strumentale», l'unica cosa che aumenterà invece sarà la «stabilità» del governo. «Prova ne è, che negli anni della Repubblica abbiamo fatto 73 governi contro i 24 della Germania e i 20 della Gran Bretagna», ha proseguito Verdini sottolineando che in entrambi i Paesi la fiducia viene data da una sola Camera.

Meloni: «Manca il vincolo di mandato»
Sul Senato delle autonomie previsto dalla riforma, per la leader di Fdi si tratta di una farsa in quanto negli Stati in cui è veramente applicato i «senatori hanno un vincolo di mandato e rispondono, come ad esempio in Germania alla regione o al Land che ce li ha mandati». Tutta altra cosa in Italia ha argomentato Meloni, perché i senatori «risponderanno ai partiti e per questa ragione non riusciranno a rappresentare le autonomie». L'ex ministro ha aggiunto che uno dei veri problemi che questa riforma avrebbe dovuto risolvere è il vincolo di mandato, «perché in Italia non c'è stata assenza di governabilità perché ci sono due Camere. C'è stata perché è consentito ad un parlamentare di farsi eleggere in una metà campo, e poi per interessi molto spesso personali, passare nell'altra metà campo facendo cadere i governi».

Verdini: «Nel nuovo Senato comuni e regioni, le realtà locali»
Di parere opposto il parlamentare di Ala che ha spiegato: «Saranno rappresentate le Regioni e i comuni, e quindi vengono rappresentate le realtà locali». Quanto al vincolo di mandato «è una lunga storia a tutela della libertà individuale» che secondo alcuni è molto importante «soprattutto in presenza di certe leggi elettorali».

Meloni: «Renzi poteva abolire 25 Cnel non comprandosi l'aereo nuovo»
Infine l'abolizione delle Province, che «mi sembrano rimanere lì...le grandi città le aree metropolitane sono di fatto delle province» ha detto Meloni aggiungendo che come per il Senato i «cittadini non conteranno più niente perché decideranno tutto i partiti». Quanto all'effettivo risparmio «quantificato in circa 9 milioni di euro», che si avrà con l'abolizione del Cnel, l'esponente di Fdi ha ricordato che il premier, Matteo Renzi, ha recentemente speso 200 milioni di euro per acquistare un nuovo aereo presidenziale. «Avrebbe potuto abolire 25 Cnel» ha ironizzato la deputata che ha detto di non capire perché si debbano «modificare 47 articoli della Costituzione per risparmiare questi soldi».

Verdini: «Articol oquinto gravissimo errore del centro-sinistra nel 2001»
Per Verdini il risparmio sta «nella modifica dell'articolo quinto che fu un gravissimo errore compiuto dal 2001 dal centro-sinistra», mentre ora si riporta «l'interesse nazionale su tante materie...il turismo, infrastrutture, ambiente». Il senatore ha spiegato che è grazie all'eliminazione di questi conflitti di attribuzione che si avranno maggiori semplificazioni, e non avremo più «le 120 cause che ogni anno vengono discusse dalla Corte costituzionale».