19 novembre 2019
Aggiornato 01:00

Il tentativo di par condicio di Fazio riuscito male: per Renzi i Coldplay, per Salvini gli insulti

Fabio Fazio ha chiamato il leader della Lega come suo ospite, per «riequilibrare» la par condicio di Che tempo che fa su Rai3, dopo aver avuto in studio il premier. Nonostante le intenzioni però il conduttore non ha fatto nulla per fermare le offese da parte del pubblico all'eurodeputato

ROMA – Fabio Fazio ha chiamato Matteo Salvini come suo ospite, per «riequilibrare» la par condicio di Che tempo che fa su Rai3, dopo aver avuto in studio il premier Matteo Renzi preceduto dai Cold Play. Nonostante le intenzioni però il conduttore non ha fatto nulla per fermare gli insulti da parte del pubblico, al leader della Lega Nord.

Gli insulti dal pubblico
Prima di affrontare la questione del referendum costituzionale, il conduttore ha chiesto a Salvini come possa farsi fotografare con Donald Trump, Marie Le Pen, Vladimir Putin e andare in viaggio in Corea del Nord. Il segretario del Carroccio ha spiegato di essere andato nel Paese asiatico «in vacanza a spese mie. C'è chi va in vacanza in Sardegna, io, sarò scemo ho pagato l'aereo, ho pagato l'albergo e sono andato in Corea del Nord». Proprio mentre ha pronunciato queste parole qualcuno nel pubblico ha urlato «Sì, sì» e Fazio ha lasciato fare come se nulla fosse successo.

Meno tasse, più lavoro
Quindi Salvini ha ricordato il suo recente viaggio a Mosca, «dove pagano il 13 per cento di tasse, con la flat tax», mentre negli Usa Trump propone di far pagare il «15 per cento di tasse» e in Italia la pressione fiscale «checché ne dica Renzi e il suo governo di fenomeni» supera il 50 per cento. Tutto questo per dire che «se in Italia ci fosse una pressione fiscale più bassa molte imprese tornerebbero nel Paese e si creerebbero molti posti di lavoro». Sempre in materia fiscale il giornalista ha chiesto quale differenza c'è fra la proposta di Forza Italia di porre un tetto alle tasse del 33 per cento, e quella della Lega Nord. L'eurodeputato ha spiegato: «Noi l'abbiamo studiata numeri alla mano. Quanto proposto 20 anni fa non lo commento. Le so dire per certo che se in Italia la tassazione fosse normale la gente lavorerebbe un po' di più. E in questa manovra economica arrivano ad esempio pessime notizie per le partite Iva che ogni tre mesi dovranno fare lo spesometro, per 500 euro di spesa all'anno».

Riportare la politica «con i piedi per terra»
Fazio è poi tornato su Trump, Putin e Le Pen, chiedendo quale sia il trait d'union fra i tre e il leghista ha replicato: «Parlano di sovranità, più lavoro concreto e meno finanza, più economia reale e meno banche», ricordando la gaffe del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan che alla domanda di Salvini sul costo del latte non ha saputo rispondere. Per il leader della Lega è necessario riportare la politica «con i piedi per terra», ed è questo che i tre leader identitari fondano il loro successo. La discussione è poi passata alle politiche europee, con Salvini che ha ricordato la battaglia del suo partito per uscire dall'euro. «E' una moneta sbagliata, dobbiamo tornare ad avere la nostra sovranità monetaria», a controllare «la nostra economia le nostre banche, i nostri imprenditori, i nostri lavoratori», ha detto il numero uno del Carroccio, perché altrimenti «è tutto precario, alla Job act».

Cambiare la Costituzione, ma in meglio
Quindi si è passati al referendum, con Fazio che ha chiesto: «Perché è meglio il No piuttosto che comunque di un cambiamento che va nella direzione del rinnovamento?» e Salvini ha chiarito: «Perché se si cambia la Carta come vuole fare Renzi, non sarà più possibile tornare indietro». Poi il leghista ha spiegato di non essere contrario a prescindere dal modificare la Costituzione, ma a di volerlo fare «in meglio».

Se vince il No si torna a votare, con qualsiasi legge
Infine Fazio ha domandato quale scenario politico si aprirà, nel caso si affermasse il fronte del No: «Se vince il no - ha detto Salvini - si deve andare a votare il prima possibile. Con un programma serio e convincente possiamo vincere con qualunque sistema elettorale». In quel caso «la parola torna agli italiani e si torna a parlare di lavoro, tasse e sicurezza». Il leader della Lega ha poi aggiunto: «Abbiamo anche già una squadra di potenziali ministri con personalità anche fuori dalla Lega». E se dovesse vincere il sì? «Credo - ha detto Salvini - che nel centrodestra qualcuno andrà alla corte di Renzi perchè da noi si accorre sul carro del vincitore. Ma non penso che vincerà il sì: la Costituzione la cambieremo con il consenso di tutti e senza spaccare il Paese a metà».