19 novembre 2019
Aggiornato 05:30

Le polemiche di Renzi contro l'Ue sono solo parole. E qui ci sono le prove

La polemica contro l'Ue è l'ultimo cavallo di battaglia di Matteo Renzi. Ma che siano solo parole, lo dimostra il fatto che su 148 scrutini, l'Italia non ha mai votato contro o si è astenuta a una proposta Ue

ROMA - La polemica contro l'Unione europea è l'ultimo cavallo di battaglia di Matteo Renzi. Che, con la riserva espressa sul bilancio europeo, afferma di aver voluto inviare un messaggio forte a Bruxelles. E pazienza se quella riserva, per ora, a nulla è servita, visto che il veto lo si potrà opporre solo alla discussione del bilancio pluriennale; Renzi, di questi tempi, con Bruxelles non usa per nulla i toni morbidi e accomodanti di un tempo. Forse perché ha capito che, a dare addosso all'Europa, può guadagnare consensi.

Le polemiche di Renzi
Le polemiche tra Renzi e l'Ue, insomma, da un po' di tempo a queste parti sono all'ordine del giorno. Il premier se l'é presa più volte co l'Europa degli «zero virgola», l'Europa dei «tecnicismi» e della «burocrazia», quell'Europa che tradisce la propria storia, presa da uno «frenetico immobilismo», che abbandona l'Italia ai suoi problemi (in primis terremoto ed emergenza migratoria) e alla quale noi versiamo miliardi e miliardi, per poi essere ripagati con l'indifferenza sull'immigrazione e con le letterine di richiamo sui conti. E la voce grossa, il premier, l'ha fatta soprattutto sulla politica economica, combattendo per qualche punto di flessibilità in più e perché le spese emergenziali legate al sisma e all'immigrazione venissero scorporate dal deficit. 

Juncker: l'Italia attacca la Commissione a torto
Ed è proprio di questi giorni il botta e risposta con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che ha accusato l'Italia di «continuare ad attaccare» l'Ue «a torto», avvisando che «questo non produrrà i risultati previsti». Juncker, in effetti, continua a rivendicare la paternità degli elementi di flessibilità introdotti di recente da Bruxelles nella sua politica economica, sottolineando come l'Italia ne abbia già ampiamente goduto.

Renzi: noi non guardiamo in faccia nessuno
Juncker è stato duro: l'Italia «non può più dire, e se lo si vuole dire lo si può fare ma me ne frego in realtà, che le politiche di austerità sarebbero state continuate da questa Commissione come erano state messe in atto in precedenza». Ma la risposta di Renzi non si è fatta attendere: «Juncker dice che faccio polemica. Noi non facciamo polemica, non guardiamo in faccia nessuno. Perché una cosa è il rispetto delle regole, altro è che queste regole possano andare contro la stabilità delle scuole dei nostri figli. Si può discutere di investimenti per il futuro ma sull'edilizia scolastica non c'è possibilità di bloccarci: noi quei soldi li mettiamo fuori dal patto di stabilità vogliano o meno i funzionari di Bruxelles».

Un dèja-vu
Un dibattito che in realtà suona come un déja-vu, per il semplice fatto che lo è davvero. Non è affatto la prima volta che Juncker e Renzi si trovano a scontrarsi su questo tema. Ma verrebbe da chiedersi se a queste polemiche siano seguiti i fatti. Magari più concreti della riserva (inutile) appena opposta dal governo italiano sul bilancio.

Ma oltre alle parole, i fatti ci sono?
In realtà, il curriculum del Belpaese a Bruxelles è senza macchia, nel vero senso della parola. L'Italia è uno dei pochi Paesi che, negli ultimi due anni, non si è mai opposto o astenuto durante una votazione in Consiglio, l’organismo che, a seconda delle competenze (Finanze, Esteri, Economia, Interni etc), raggruppa i Paesi membri ed è colegislatore nell’iter decisionale europeo.  

Su 148 voti, dall'Italia 148 sì
Secondo i dati raccolti dal centro studi bruxellese VoteWatch Europe, rielaborati dal Partito popolare europeo e pubblicatidi recente dal Sole24Ore, su 148 voti che si sono tenuti nel Consiglio tra il 1 luglio 2014 e il 31 maggio 2016, l’Italia ha votato sì 148 volte su 148. Senza mai opporsi e mai astenersi. Una performance a pari merito solo con Lettonia e Lituania. Nonostante la vulgata, sono invece gli Stati del Nord a dare più filo da torcere a Bruxelles: la Germania ha votato due volte contro un provvedimento e tre volte si è astenuta; l’Olanda ha votato 7 volte contro e 5 volte si è astenuta; l'Austria si è espressa contro 5 volte, e si è astenuta 4 volte; la Gran Bretagna ha nel suo curriculum 12 voti contrari e 12 astensioni.

Una strizzata d'occhio agli euroscettici
E' ovvio: sono dati che vanno contestualizzati. Ma una situazione così netta non può che essere un indicatore di un atteggiamento in netta controtendenza rispetto alle polemiche che, almeno a parole, il premier Renzi non disdegna affatto. Avvalorando il dubbio che la «rivoluzione» del premier italiano sia in realtà una delle sue tante mosse elettorali, stretgicamente concertata subodorando il sentimento euroscettico in crescita tra la popolazione italiana (e non solo).