21 ottobre 2019
Aggiornato 13:00
Roma tra i 38 Paesi contrari a una sacrosanta risoluzione Onu

Italia come Usa vota «no» al disarmo nucleare. Tutte le bugie di Obama e del suo amico Renzi

Italia e Usa sono tra i 38 Paesi che si sono opposti a una risoluzione Onu sul disarmo nucleare, sostenuta da 123 nazioni. Ma la cosa non stupisce affatto, visto il curriculum di Obama (e di Renzi).

ROMA«L'Italia ripudia la guerra»: una delle tante formule custodite dalla nostra Costituzione e alle quali si dà sempre meno ascolto. L'ultimissima dimostrazione arriva direttamente dall'Onu, dove, qualche giorno fa, si è votato su una risoluzione approvata a grande maggioranza nel primo comitato dell’Assemblea generale, che chiede la convocazione nel 2017 di una conferenza delle Nazioni Unite al fine di «negoziare uno strumento legalmente vincolante per proibire le armi nucleari, che porti verso la loro totale eliminazione». Un impegno, verrebbe da pensare, auspicabile e doveroso, specialmente in un'epoca costellata da conflitti e nella quale si sventola un giorno sì e l'altro pure lo spettro di una nuova Guerra fredda. 

Il «no» italiano
Una risoluzione a cui è difficile contrapporsi con argomenti sensati, insomma. Peccato che proprio l'Italia, quell'Italia che ripudia la guerra, abbia opposto ad essa un secco «no». Essendo, ovviamente, in ottima compagnia, visto che il Belpaese si è accodato, come di consueto, agli Stati Uniti e a molti alleati Nato. Che, ad ogni vertice dell'Alleanza, sostengono di voler garantire innanzitutto la sicurezza del globo, ma alle cui parole, evidentemente, non seguono i fatti. 

L'Italia, tra i 38 Stati a opporsi al disarmo nucleare
Un totale di 57 Stati sono stati co-sponsor (cioè primi firmatari) del testo, con in prima linea Austria, Brasile, Irlanda, Messico, Nigeria e Sud Africa ad essersi assunti il compito di redigere concretamente la risoluzione. La quale è infine passata, ma non si può non sottolineare come l'Italia faccia parte di quelle 38 nazioni che, a differenza delle altre 123, si sono opposte al documento. Peraltro tradendo promesse e impegni precedentemente presi dal governo di Roma.  

Quando Renzi ringraziava Obama per il suo impegno nella sicurezza nucleare
Perché solo sei mesi fa, dopo aver partecipato al summit tenutosi a Washington sul tema, il premier Matteo Renzi su Twitter scriveva: «Grazie, presidente Obama. L’Italia proseguirà con grande determinazione l’impegno per la sicurezza nucleare». Peraltro, quel summit era stato presentato da Barack Obama con queste parole: «La proliferazione e l’uso potenziale di armi nucleari costituiscono la maggiore minaccia alla sicurezza globale. Per questo, sette anni fa a Praga, ho preso l’impegno che gli Stati Uniti cessino di diffondere armi nucleari»

Le nuove micidiali bombe B61-12, un progetto a cui l'Italia collabora
Un impegno che, però, Obama non deve aver preso troppo sul serio. Perché intanto la Federazione degli scienziati americani (Fas) ha fornito informazioni sulle B61-12, le nuove micidiali bombe nucleari statunitensi in fase di sviluppo, destinate a sostituire le attuali B61 installate dagli Usa in Italia, Germania, Belgio, Olanda e Turchia. Bombe che avranno capacità anti-bunker, e potranno esplodere in profondità per distruggere i centri di comando e altre strutture sotterranee in un «first strike» nucleare. Quel che è peggio è che, a tale progetto, l'Italia avrebbe offerto la sua collaborazione, visto che  il «Bulletin of Atomic Scientists», il 2 marzo 2016, scriveva: «Alle forze aeree italiane (con aerei Tornado PA-200) sono assegnate missioni di attacco nucleare con armi nucleari Usa, tenute sotto controllo da personale della U.S. Air Force finché il presidente degli Stati uniti non ne autorizzi l’uso».

Non eravamo uno Stato non nucleare?
Il contributo italiano ha peraltro allarmato diversi attivisti, che puntualizzano come il Belpaese, preparandosi a fare uso di quelle micidiali armi pur essendo uno Stato non nucleare, violi il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari, ratificato nel 1975, il quale stabilisce all'articolo 2 che «ciascuno degli Stati militarmente non nucleari si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari, né il controllo su tali armi, direttamente o indirettamente».

Il Premio Nobel Obama si accoda a Bush
Oltretutto, in occasione della Conferenza di Vienna di due anni fa, il Governo italiano aveva promesso ai movimenti antinucleari di operare per il disarmo nucleare svolgendo un «ruolo di mediazione con pazienza e diplomazia». Un impegno mai mantenuto ma anzi bistrattato, pienamente nel solco tracciato dal premio Nobel per la Pace Barack Obama. La cui Amministrazione – è bene sottolinearlo – ha, di fatto, ripreso e sviluppato la linea politico-strategica inaugurata dal precedente inquilino della Casa Bianca. Nel curriculum di George Bush si devono ricordare il ritiro degli Usa dal Trattato Salt, sottoscritto il 26 maggio 1972 con i sovietici con l’obiettivo di limitare le difese anti-missile; ma anche l’introduzione della Strategic Defense Initiative (Sdi), che prevedeva la costituzione in Europa centro-orientale dell’Anti-Ballistic Missile (Abm), il cosiddetto scudo, formato da batterie di armi anti-missile in Polonia e Repubblica Ceca in funzione anti-iraniana e anti-russa.

Il curriculum di Obama
Ma anche il curriculum del suo successore sull’argomento è particolarmente ricco. Da citare, almeno: un programma di robusto ammodernamento delle armi nucleari, con lo stanziamento di oltre 200 miliardi di dollari come «acconto» su una spesa totale calcolata in 355 miliardi di dollari in dieci anni, allo scopo di potenziare le forze nucleari statunitensi con altri 12 sottomarini da attacco; il lancio dalla California, nel 2015, di un missile intercontinentale, che ha colpito con una testata sperimentale un atollo del Pacifico situato a 8.000 km di distanza; la costruzione di un impianto a Kansas City, voluto da Bush, in grado di ospitare test sperimentali che non richiedono esplosioni sotterranee; la costruzione di un nuovo centro a Los Alamos, nel New Mexico, per la produzione di plutonio per le testate nucleari, e quella di un impianto, a Oak Ridge, nel Tennessee, per la produzione di uranio arricchito ad uso militare. Oltre al via libera a cinque nuovi tipi di testate atomiche tra cui le bombe B61-12 di cui si parlava prima.

L'arsenale nucleare Usa in giro per l'Europa
Complessivamente, gli Stati Uniti mantengono 180 bombe atomiche in Europa e Turchia: 70 in Italia (50 ad Aviano e 20 a Ghedi), 50 in Turchia, 60 equamente ripartite tra Germania, Belgio e Olanda. Secondo un recente studio del Monterey Institute, il programma di armamento nucleare firmato Barack Obama verrà a costare circa 1000 miliardi di dollari, culminando come spesa nel periodo 2024-2029.

Nel 2009 vinse il Nobel anche per il suo impegno per il disarmo nucleare
Il paradosso, oltretutto, è che, nel 2009, uno dei punti citati a supporto dell’attribuzione del Premio Nobel per la Pace a Barack Obama dalla Commissione fu appunto il suo impegno per il disarmo nucleare. Obama era reduce dal famoso discorso di Praga in cui promise alla folla festante di prendersi l’impegno di perseguire la sicurezza e di porre le basi per un mondo libero da armi nucleari. Nel 2008, durante la sua campagna, gruppi di attivisti si augurarono che la nuova amministrazione potesse fermare i lavori dell’impianto di Kansas City voluto da Bush, ma l’impianto, con armi da 700 milioni di dollari, sopravvisse alla promessa di Obama.

Quelle promesse disattese, e il ruolo italiano
Il quale, in quel periodo, stava discutendo un trattato con l’omologo russo Dmitri A. Medvedev chiamato eloquentemente «Nuovo inizio», e che avrebbe dovuto impegnare Mosca e Washington a perseguire il disarmo nucleare. Il discorso di Praga si tenne cinque giorni dopo. Sei mesi dopo, a Obama fu assegnato il Nobel. Ma per convincere i Repubblicani al Congresso ad appoggiare l’accordo con la Russia, Obama fece concessioni che avrebbero influenzato l’agenda nucleare americana nei decenni a venire, prevedendo quei già citati 335 miliardi di dollari in 10 anni da spendere in lavori di riqualificazione di impianti nucleari. 335 miliardi divenuti, nel tempo, molti di più. E nel processo di ammodernamento delle forze nucleari Usa è stata coinvolta anche l’Italia: le letali bombe nucleari statunitensi vengono infatti stoccate ad Aviano e Ghedi-Torre, e sono particolarmente adatte ai nuovi caccia Usa F-35 di cui l’Italia è fedele acquirente. Visto che, ovviamente, «ripudia la guerra».