21 novembre 2019
Aggiornato 03:30
Coinvolge un ragazzo su cinque

Cyberbullismo, l'esperto: «Ecco cos'è e cosa si può fare per combatterlo»

I dati che riguardano il fenomeno sono allarmanti. Ne abbiamo parlato con il Dr. Fiumana, che lavora presso l'ambulatorio per la cura delle dipendenze dell'Ospedale Policlinico Gemelli di Roma.

Il cyberbullismo è un fenomeno in crescita.
Il cyberbullismo è un fenomeno in crescita. Shutterstock

ROMA – Il cyberbullismo è un fenomeno in crescita esponenziale. Su un campione di 2000 studenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni, circa il 25 per cento di loro ha dichiarato di esserne stato vittima negli ultimi mesi. Sono dati allarmanti, che riguardano un quarto dei ragazzi di oggi. Per capirne di più ne abbiamo parlato con il Dott. Fiumana, esperto di cyberbullismo, che lavora presso l'ambulatorio per la cura delle dipendenze dell'Ospedale Gemelli di Roma.

Che cos'è esattamente il cyberbullismo?
«Il bullismo viene spesso confuso con altri episodi di violenza fisica o psicologica, ma esiste una differenza importante: il bullismo si contraddistingue per la sua «continuità» nel tempo. Si tratta di una oppressione psicologica o fisica perpetrata nel tempo e realizzata da una persona più potente nei confronti di una più debole. I singoli episodi di violenza non rientrano nel fenomeno che definiamo come bullismo.»

Quali sono le differenze tra il bullismo tradizionale e il cyberbullismo?
«Con il cyberbullismo c'è un senso di anonimato molto più marcato e sviluppato. Inoltre, quando passiamo dal bullismo tradizionale a quello virtuale viene meno lo scontro fisico, la corporeità e questa è una differenza molto importante: comporta che il profilo del «bullo» possa essere molto diverso nel cyberbullismo rispetto al bullismo che conoscevamo prima, perché nel bullismo tradizionale costui è una persona che generalmente ha carisma, è un leader (seppur negativo) che ha una stima di sé molto sviluppata. Generalmente ha prestanza fisica, va bene negli sport, ma va male a scuola. Invece, con la trasposizione dal sé reale al sé virtuale cambiano moltissime cose: su Facebook ognuno di noi pubblica le immagini di un «sé» bello, vincente. Dietro l'Avatar virtuale, cioè il nostro profilo Facebook, si celano persone molto diverse da quelle reali: tra di esse ci sono anche i «bulli virtuali» che, grazie al senso dell'anonimato garantito dai social network, possono colpire senza più la paura di essere colpiti.»

Quanti ragazzi sono vittime di cyberbullismo?
«I dati di cui Le parlo sono riservati ed è molto difficile averli perché sul fenomeno molte ricerche sono ancora in corso. In questo caso si tratta di un rapporto Eurispes del Telefono Azzurro del 2011: il 22% dei ragazzi italiani è stato più volte vittima di provocazioni e prese in giro, il 10% ha subito il danneggiamento di oggetti personali e il 3% è stato picchiato. Solo alcuni di questi numeri però hanno il carattere della ripetitvità e possono essere inquadrati come bullismo, ma c'è anche da dire che questi dati potrebbero essere comunque di gran lunga sottostimati perché è molto difficile per un ragazzo parlarne e si tende a nascondere questi episodi il più possibile.»

Il bullismo tradizionale veniva spesso messo in atto da un «branco», il cyberbullismo invece mi sembra abbia una dimensione più individuale: venendo meno lo scontro fisico, può essere praticato maggiormente da individui solitari?
«In base ai dati odierni non glielo so dire, ma c'è una cosa importante da precisare. Il bullismo ha due attori principali: il bullo e la vittima. Ma c'è un terzo attore, apparentemente invisibile, che riveste però una funzione centrale e fondamentale: il pubblico. Secondo le ricerche più recenti, l'85% degli episodi di bullismo avviene in presenza di uno spettatore, che può svolgere un ruolo attivo o passivo rispetto alla vicenda. Con il cyberbullismo – e qui veniamo a un'altra caratteristica fondamentale di questo fenomeno – gli spettatori sono potenzialmente infiniti. E questo ha gravissime conseguenze sulla vittima.»

Di quali conseguenze stiamo parlando?
«Nel bullismo tradizionale, la vittima può scegliere di sottrarsi allo scontro fisico: per esempio rifiutandosi di andare a scuola o scegliendo di cambiare istituto scolastico. Nel caso del cyberbullismo, invece, la vittima non ha più via di scampo: perché il suo problema continuerà a restare sotto gli occhi del mondo intero. Ecco perché cambia la dimensione del fenomeno stesso: un contenuto che viene caricato e trasmesso su Internet non ci appartiene più e diventa di tutti, per sempre. Per questo è più facile che un ragazzo vittima di cyberbullismo decida di suicidarsi rispetto a una vittima del bullismo tradizionale: perché non ha via d'uscita.»

Che cosa possono fare allora i genitori dei ragazzi che sono vittime di questo terribile fenomeno?
«Innanzitutto bisogna accorgersene in tempo. E' importante prevenire lo sviluppo delle conseguenze più gravi, e questo si può fare prestando attenzione ai segnali che la vittima manda col trascorrere dei giorni. Abbiamo già detto che il bullismo, come il cyberbullismo, è un fenomeno caratterizzato dalla continuità: perciò anche gli effetti sulla vittima emergono e si sviluppano nel tempo. Ci sono dei segnali che possono mettere i genitori sul chi va là: se inizia a non mangiare, a non parlare, se cambia all'improvviso in maniera negativa e significativa, se non vuole vedere gli amici o non vuole più andare a scuola. Questi sono i segnali da prendere in considerazione perché vuol dire che qualcosa non va. In tal caso bisogna rivolgersi alla scuola, ma uno psicoterapeuta o uno psichiatra sono senza dubbio le persone più indicate per aiutare la vittima. Così come pure bisognerebbe prendersi cura del bullo.»

Cioè mi sta dicendo che bisognerebbe «aiutare» anche il bullo?
«Esattamente, perché ci sono molti disturbi psichiatrici che vengono fuori in questo modo durante l'età evolutiva. Il bullo è un ragazzo problematico che andrebbe aiutato a sviluppare empatia nei confronti della sua vittima, e questo darebbe grandi risultati nel suo percorso di sviluppo della personalità. Tante volte la vittima è vittima ancora prima di incontrare il bullo, e i due soggetti hanno profili complementari: la prima ha un problema di bassa autostima, il secondo di aggressività; ma entrambi hanno bisogno di aiuto. Sui due soggetti occorre fare un lavoro opposto e speculare: se da un lato si deve insegnare al bullo a provare empatia, dall'altro occorre insegnare alla vittima ad amarsi di più.»

E' stata approvata in questi giorni la legge della Regione Lazio contro il bullismo, che stanzia circa 600mila euro di finanziamenti per combattere il fenomeno. Secondo Lei sarà utile?
«Penso che sarà molto utile, perché è un fenomeno di massa che riguarda la società nel suo complesso. In tal senso le istituzioni possono fare moltissimo, anche concentrando le risorse sul ruolo del pubblico, che come abbiamo visto svolge una funzione decisiva. Un intervento attivo positivo da parte del pubblico può addirittura dimezzare i fenomeni di bullismo. Se il pubblico non sostiene il cyberbullismo, questo è destinato a fallire e a non avere effetti. Evitare di mettere un «like» a un link che prende in giro qualcuno in maniera pesante può arginare il fenomeno tanto quanto un intervento fisico sul bullo stesso. L'azione collettiva, quella della società stessa, è perciò fondamentale e può essere decisiva per combatterlo.»