21 ottobre 2020
Aggiornato 01:30
Cosa non si fa per un'inquadratura in mondovisione

Renzi ci rovina pure la festa delle ragazze del tennis

Anche stavolta il premier scappa da tutti i suoi fallimenti e le sue figuracce, ma non perde un'occasione di fare passerella sfruttando i successi altrui. Questo weekend ha dato il meglio di sé, disertando tutti gli appuntamenti previsti per volare alla finale degli Us Open. E noi paghiamo

ROMA – Il nostro presidente del Consiglio è come un pedalò: esce solo quando c'è il sole. Mentre infuriavano le bufere, quelle vere dell'alluvione in Liguria, o quelle metaforiche dell'emergenza sbarchi a Lampedusa, del commissariamento del sindaco di Roma, del sanguinario doppio omicidio di Palagonia, del caso marò e così via, Matteo Renzi se ne rimaneva ben protetto al chiuso di Palazzo Chigi. Rispondendo seccamente così a chi lo accusava di scappare: «Io devo risolvere i problemi, non fare passerella». Giusto, anzi sacrosanto. Sabato scorso, però, quando nel cielo di New York, per noi italiani, è uscito fuori un bel sole brillante, quello della storica finale tutta tricolore tra Flavia Pennetta e Roberta Vinci agli Us Open di tennis, miracolosamente il premier ha messo il nasino fuori dal suo ufficio. E ha deciso che fosse venuto il momento di balzare su un aereo di Stato per andare a Flushing Meadows a godersi la finale. Perché farsi ritrarre in diretta televisiva mondiale, seduto sugli spalti al fianco di Michael Douglas, Catherine Zeta Jones, Robert Redford e James Taylor, quando sai già in anticipo che comunque vada potrai festeggiare la vittoria di un'atleta italiana, non si chiama «passerella», no. Anche stavolta, coerente con la sua dichiarazione, stava «risolvendo un problema»: quello della sua immagine pubblica in caduta libera, s'intende.

Paga Pantalone
Il conto che resterà da pagare a noi contribuenti italiani per questo spottone governativo in mondovisione, secondo le stime di Libero, de Il Fatto e de Il Tempo, supererebbe i centomila euro, probabilmente addirittura i 160 mila. Le sedici ore di volo necessarie per andare e tornare dall'America, peraltro, vanno ad aggiungersi al calderone delle oltre seimila utilizzate dal governo Renzi nell'ultimo anno, quasi quanto le settemila dello sprecone Berlusconi, mentre in dodici mesi il governo Letta si era fermato appena a 4900. Come se non bastasse, il bulletto di Firenze si sta facendo costruire anche un nuovo aereo da 300 posti, subito ribattezzato l'«Air Force One italiano» per il suo sfarzo, alla modica cifra di 200 milioni di euro. Ma il problema principale di questo ennesimo spettacolo degradante offerto dal nostro premier non riguarda nemmeno le casse dello Stato, bensì l'atteggiamento di chi di quello stesso Stato dovrebbe reggere le sorti. Invece, al posto di prendere atto dei suoi fallimenti e di tentare di metterci una pezza, è sempre troppo occupato a farsi bello con le vittorie altrui.

Il paccaro
Nelle stesse ore in cui stava volando verso gli Stati Uniti, Renzi avrebbe dovuto partecipare ad altri eventi nel Paese di cui dicono sia presidente. L'anniversario dei 40 anni del primo stabilimento Coca Cola in Italia, e passi. La partecipazione alla festa de Il Giornale, e passi. La prima tappa del suo tour dei «cento teatri», e passi pure questa: avrà preferito l’evento di campagna elettorale più efficace tra i due. Ma soprattutto l'inaugurazione della Fiera del Levante, uno degli appuntamenti annuali più importanti del Sud. Qui avrebbe dovuto raccontare il suo piano strategico per il Mezzogiorno e fare il punto sulle crisi Ilva e Tap («risolvere i problemi», come diceva lui), invece ha tirato un pacco che suona come una sonora pernacchia alla zona d'Italia maggiormente in crisi. Ironia della sorte, ha preferito le due pugliesi che si sfidavano sul campo da tennis alle migliaia di corregionali che attendevano di ascoltarlo (e molti anche di contestarlo) nella loro terra d'origine. «Anche io avrei voluto andare a tifare per le nostre ragazze, ma ho dato la priorità ai miei appuntamenti istituzionali», ha commentato non senza una buona dose di ironia il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che di Renzi rischia di essere uno degli avversari alle prossime primarie per l'elezione del segretario del Pd. L'ultima volta in cui un presidente del Consiglio italiano disertò l'inaugurazione della Fiera del Levante fu nel 2009, quando Silvio Berlusconi era nel bel mezzo dello scandalo D'Addario. Per chi crede alla scaramanzia, non portò molto bene. Pochi mesi dopo, e per quegli stessi scandali, il governo sarebbe caduto. Ora la tenuta dell'esecutivo Renzi dipende dal passaggio al Senato delle riforme costituzionali. Una partita combattuta, dove stavolta però il premier si ritroverà in campo. E tutti noi ad assistere interessati dagli spalti.