17 febbraio 2020
Aggiornato 17:30
La polemica dopo gli scioperi Alitalia e a Pompei

Delrio: I beni comuni vanno protetti dai «sabotatori»

Le proteste sindacali, se non rispettano le regole esistenti per la loro affermazione, rappresentano un «atto di sabotaggio» verso «il bene pubblico». Lo ha sostenuto il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio in una intervista al Corriere della Sera. Speranza (Pd): «Non dare sempre la colpa ai sindacati». Malan (FI): «Se Renzi è serio pronti a riscrivere regole»

ROMA (askanews) - Le proteste sindacali, se non rispettano le regole esistenti per la loro affermazione, rappresentano un «atto di sabotaggio» verso «il bene pubblico». Lo ha sostenuto il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio in una intervista al Corriere della Sera, spiegando che «una cosa é chiedere un contratto collettivo che non venga rinnovato ogni dieci anni senza dover aspettare la Corte costituzionale», un'altra «è timbrare il cartellino e poi non lavorare come il contratto impone. Chi non rispetta le regole - sono state le paroloe di Delrio - non sta protestando ma sta facendo un atto di sabotaggio, di spregio verso il bene pubblico. Con loro si deve essere molto duri, nessuna timidezza».
Delrio ha spiegato che quello che sta succedendo in questi giorni a Roma e a Pompei possono sembrare casi molto diversi fra loro, «ma hanno anche qualcosa che le mette sullo stesso piano, sono beni comuni, appartengono alla collettività. E quindi credo sia giusto far rientrare la fruizione dei beni culturali tra i servizi pubblici essenziali».
In ogni caso Delrio, anche se ha contestato gli scioperi, ha frenato su un possibile intervento diretto del governo sulla materia. «Lo sciopero - ha detto - è un diritto tutelato dalla Costituzione e quindi credo sia meglio evitare un intervento diretto del governo. In Parlamento ci sono già diverse proposte di legge, come quella dei senatori Maurizio Sacconi e Pietro Ichino, ad esempio, e c'è anche una proposta di iniziativa popolare».

Speranza (Pd): Non dare sempre la colpa ai sindacati
«Dobbiamo trovare regole idonee e comportamenti idonei. Quando un lavoratore sciopera c'è sempre da rispettarlo ma questa sua manifestazione deve rispettare il servizio che si rende». Lo ha detto a Sky Tg24 Roberto Speranza, ex capogruppo Pd alla Camera (Pd).
«Non darei - ha aggiunto - sempre la colpa ai sindacati: non è un messaggio giusto voler mettere la testa dei sindacati sotto i piedi, però a loro dobbiamo chiedere di farsi carico del problema: se chiude Pompei e si creano disagi paga il sistema Paese».

Sacconi (Ap): Bene Delrio, facciamo la legge
«Con l'odierna intervista del ministro Delrio e la presentazione di un ddl del Pd, la proposta a mia firma che da tempo giace in Parlamento può, collegata all'altra, essere posta all'ordine del giorno delle Commissioni affari costituzionali e lavoro. Il tema del diritto di sciopero si è ormai posto in termini di vera e propria emergenza per l'economia turistica e per la mobilità dei cittadini. Le stesse organizzazioni sindacali più responsabili meritano regole che impediscano la concorrenza spregiudicata di chi prescinde dall'interesse generale». Lo dichiara Maurizio Sacconi (Ap), presidente della commissione lavoro del Senato.

Malan (FI): Se Renzi è serio pronti a riscrivere regole
«Siamo pronti a lavorare insieme al governo se davvero si vogliono riscrivere le regole sullo sciopero, ma a una condizione: arrivare a un risultato concreto e forte, non vanificato dalle posizioni ideologiche interne al Pd o della Cgil». Lo ha affermato Lucio Malan, senatore di Forza Italia che si è chiesto però se Renzi abbia «valutato questi due elementi prima di lanciarsi nel suo ennesimo spot autocelebrativo. Vorremmo ricordargli - ha aggiunto - come è andata a finire su tutti i provvedimenti che non piacevano a una parte del PD: per usare un eufemismo la montagna ha partorito una miriade di topolini».
Quello che è avvenuto a Pompei e in Alitalia secondo Malan «non ammette giustificazioni o alibi di comodo: quei comportamenti hanno fatto male ai cittadini, ai lavoratori in buona fede e all'immagine dell'Italia. Se quegli episodi non dipendono dalla mancata applicazione delle regole ma da regole inadeguate bisogna cambiarle. Renzi è chiamato all'ennesima prova dei fatti: attendiamo di sapere se vuole fare davvero sul serio».